Neanche due settimane fa un gruppo di scienziati, manager e politici simpatizzanti del centro-sinistra avevano scritto all’onorevole Bersani per chiedergli di favorire il ritorno italiano al nucleare. Tra i firmatari c’erano anche nomi famosi, come Umberto Veronesi e Margherita Hack.
Ora, invece, Bersani riceve una seconda lettera, dai toni opposti: non si deve tornare al nucleare e si devono aumentare gli investimenti nelle rinnovabili.
Questa volta il mittente è “Energia per il futuro“, un “gruppo di docenti e ricercatori di Università e Centri di ricerca, pienamente convinti che non sia più il tempo in cui gli scienziati possono chiudersi nelle loro torri d’avorio per dilettarsi con loro ricerche, senza curarsi dei problemi della società in cui operano e di quelli dell’intero pianeta”.
Non è la prima lettera anti-nucleare che questo gruppo di studiosi invia ai rappresentanti politici italiani: durante l’ultima campagna elettorale per le regionali 2010, infatti, ne avevano mandata un’altra ai candidati delle varie regioni. In entrambi i casi, i mittenti erano 24.
Continua a leggere: Nucleare: nuova lettera a Bersani, ma questa volta per dire no

Il verde è il colore della natura, dell’ambiente, è il colore che si usa per definire un comportamento ecologico, è il colore della sostenibilità, ma molti dei pigmenti usati per produrre il colore verde non sono esattamente eco friendly, né del tutto sicuri per quanto riguarda la salute.
Secondo Michael Braungart, chimico e co-autore del volume di design Cradle-to-Cradle, il processo di produzione del colore verde è ancora molto problematico, così come lo smaltimento degli oggetti di plastica e della carta colorati di verde. Braungart ha sottolineato l’ironia della tossicità del colore scelto per definire i comportamenti sostenibili in un’intervista al New York Times:
“Il colore verde non potrà mai essere verde, a causa del modo in cui viene creato. E’ impossibile colorare di verde la plastica, o stampare con inchiostro verde su carta senza contaminare.“
Cosa aspettiamo quindi a cambiare colore per indicare ecologia e sostenibilità: quale colore proporreste al posto del tossico verde per un comportamento verde?
via | Inhabitat
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Cosa farne di tutti i rifiuti e le macerie de L’Aquila dopo il terremoto? Dell’emergenza macerie vi avevamo già parlato a novembre, ma sembra che da allora la situazione non sia cambiata: gli aquilani sono scesi in piazza per protestare contro le macerie, abbandonate ad ingombrare là dove si dovrebbe ricostruire. Sono scesi a gridare il proprio sdegno contro quasi 4,5 milioni di tonnellate di rifiuti tutti insieme in corteo, da piazza Palazzo a piazza Duomo.
La simbolica manifestazione, ribattezzata Rivolta delle Carriole, è stata organizzata per chiedere lo sgombero del centro della città dalle macerie del terremoto del 6 aprile 2009: un corteo ha sfilato con le carriole piene di detriti e macerie, l’altro con le carriole piene di materiali di recupero, utili alla ricostruzione.
Secondo Legambiente se si spostasse solo 1/3 delle macerie si potrebbe iniziare a lavorare su quasi 10.000 edifici danneggiati dal sisma. Per permettere lo smaltimento delle macerie, oggi considerate come rifiuti urbani e destinate allo smaltimento in Abruzzo, i rifiuti dovrebbero essere trattati preventivamente in modo da poter uscire dalla regione per essere smaltiti.
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Comincia oggi a Barcellona il Mobile World Congress, il congresso internazionale dedicato alla telefonia mobile e alle nuove tecnologie. Per questa edizione, la fiera ha intrapreso una serie di iniziative verdi.
La prima è stata la decisione di eliminare completamente la carta dalla sala del Centro Media, preferendo una soluzione di comunicazione virtuale basata su tecnologie online per lo scambio di informazioni e materiali stampa. Per quanto riguarda tutti i materiali promozionali, le stampe sono avvenute in loco e su carta riciclata. Il Congresso invita, inoltre, tutti i visitatori della fiera a scaricare la guida in formato digitale e a eseguire la raccolta differenziata per portare il proprio contributo nella riduzione delle emissioni dell’evento e collaborare con l’ente fiera per lo smaltimento dei rifuti.
Tutti i tappeti usati per gli allestimenti delle corsie della fiera saranno riciclati e trasformati in pannelli per l’isolamento acustico alla fine dell’evento, con una riduzione pari a 20 tonnellate di rifiuti da smaltire. In più, il Congresso s’impegna a presentare e promuovere tutte le soluzioni innovative e a basso impatto nel campo della telefonia mobile.
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Sono stati recentemente pubblicati i risultati di un particolare studio intitolato “I Comuni italiani 2009″, portato avanti dalla Fondazione Anci Ricerche. Lo studio, particolarmente curioso, mette in evidenza fra le altre cose, quali amministrazioni comunali d’Italia abbiano le maggiori spese per quel che riguarda l’ambiente e il territorio.
I parametri monitorati per conoscere il capitolo di spesa ambientale e territoriale sono le seguenti: urbanistica, gestione del territorio, edilizia residenziale pubblica, servizio idrico integrato e smaltimento dei rifiuti. Dallo studio emerge che queste rappresentano una voce significativa dei bilanci comunali, tant’è che la loro somma è circa 1/5 annuo (valore medio fra i comuni italiani) di tutte le spese delle amministrazioni locali.
I dati, per certi versi sorprendenti, eleggono Cagliari, con 427,2 euro di spesa pro capite, come la città metropolitana (fra le prime 15 d’Italia) con la più alta spesa per l’ambiente e il territorio. A seguirla, appena dopo e con una spesa di poco inferiore, Napoli (424,2 euro) e via via più staccate seguono Bari (343,4), Torino (314,5), Palermo (288), Milano (287,6), Catania (284,7). Sotto la media nazionale dei 233,2 euro, invece, le città di Firenze (101,2) e Genova (112,6).

Fra i tavoli di discussione al Festival delle Città Impresa uno sarà dedicato al tema delle energie alternative e dello smaltimento dei rifiuti. Guido Bertolaso, un tempo a capo del Dipartimento della Protezione Civile, oggi in forza al Governo Berlusconi (sottosegratariato alla Presidenza del Consiglio), presiederà un incontro intitolato: “L’affare rifiuti. Da problema a occasione di sviluppo di nuove tecnologie”, nel pomeriggio del 3 aprile (a partire dalle 15.30). Nel corso delle varie iniziative del Festival, sarà presente anche il Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia, ma questo di Bertolaso sarà certamente l’intervento che riguarderà più da vicino i temi dell’ambiente e della sensibilità ecologica dell’attuale maggioranza.
Sarà proprio Rovereto a fare da coscienza ecologica un po’ a tutto il Festival, ospitando tutte le discussioni e le tavole rotonde sui temi ambientali, come “Sfida verde per salvare il pianeta”, presentato da Paolo Mazzalai, presidente Trentino Sviluppo (2 aprile), fino a “Come sarebbe il mondo senza petrolio”, con l’intervento di Colin Campbell, fondatore dell’Association for the Study of Peak Oil and Gas.
Il Festival delle Città Impresa è organizzato dalla rivista Nordesteuropa.it e dal Corriere della Sera, con il sostegno di UniCredit Group e Telecom Italia, e dal 2 al 5 aprile metterà in rete Rovereto (TN), Schio (VI), Unione Camposampierese (PD), Montebelluna-Asolo (TV) e Maniago (PN) cinque città-aree «di periferia» del Nordest.
Ecco la seconda parte del video Story of Stuff, che abbiamo presentato ieri.
Dopo una introduzione sul ciclo dei consumi e su cosa significhi in realtà “estrarre materie prime” per la produzione (ovvero “svaligiare” le riserve di madre natura), e una occhiata alla produzione che consuma energia e produce sostanze chimiche molte delle quali tossiche (come prodotti o derivati o residui), si passa alla distribuzione e al consumo dei prodotti.
Il trucco è produrre in fretta, produrre tanta roba, tenere i prezzi bassi, e fare in modo che le persone comprino continuamente. Il tutto esternalizzando molti dei costi, ambientali (il saccheggio delle risorse) e sociali (i salari bassi per i lavoratori). Qualcun altro paga sulla propria pelle questi costi. Il tutto per poi buttare via il 99% delle cose prodotte nel giro di sei mesi. A questi ritmi come la nostra Terra potrà sostenerci ancora a lungo?
Via | Story of Stuff
Dall’inizio del 2008 è in vigore la legge per la raccolta e differenziazione dei rifiuti elettronici con l’obiettivo, previsto dalle norme europee, di arrivare ai 4 kg per abitante. Già in passato Ecoblog trattò quest’argomento. A tal proposito è utile analizzare il punto della situazione attraverso l’esperienza che, nel corso di questi ultimi otto mesi, ha portato avanti il consorzio EcoR’it che si sta occupando della gestione delle attività di trasporto, trattamento, riciclo, recupero e smaltimento dei RAEE professionali e domestici.
La situazione nel nostro paese non è fra le più positive. Attualmente infatti, secondo alcune stime presentate in un workshop a Milano dal Consorzio stesso, in Italia si producono e si vendono circa 800 mila tonnellate di apparecchiature elettriche ed elettroniche all’anno, pari ad una media di 14 kg per abitante. Solo però 1,5 kg di questo rifiuto, ovvero circa il 5% di questa quantità pro capite, viene riciclato.
Continua a leggere: Rifiuti elettronici: via alla raccolta differenziata
Qualche anno fa venne bandito un concorso che metteva in palio 25 milioni di dollari rivolto a chi avesse trovato il modo per estrarre i gas serra dall’atmosfera. Ecoblog riportò la notizia di questa stravagante idea lanciata da Sir Richard Branson, capo del gruppo Virgin, compagnia di voli low cost.
A distanza di qualche anno quella che sembrava una vera e propria utopia potrebbe però trasformarsi in una importantissima realtà. All’Università di Calgary in Canada infatti è stata messa a punto una tecnologia capace di aspirare anidride carbonica dall’aria. Il nome di questa rivoluzionaria macchina è “CO2 Tower” (Torre dell’anidride carbonica) e si tratta di una torre grande con in alto un cilindro d’acciaio. La macchina in questione è un prototipo sperimentale, tuttavia già funzionante.
Il principio di funzionamento della macchina si basa su un processo chimico-termodinamico. L’aria aspirata viene posta a contatto con una pioggia di particelle di idrossido di sodio (NaOH) che provocano la separazione della CO2 presente, la quale può essere raccolta e stoccata nella forma più opportuna per il suo smaltimento.
Continua a leggere: La torre che aspira CO2 sui tetti delle case
I batteri potrebbero aiutarci nello smaltimento quotidiano delle tonnellate di rifiuti plastici che produciamo ogni giorno.
Un gruppo di scienziati irlandesi ha infatti scoperto che la plastica PET (quella per intendenderci con cui vengono fatte gran parte delle bottiglie che beviamo ogni giorno) se riscaldata a 450 gradi centigradi in assenza di ossigeno si divide in una parte solida, una liquida e una gassosa.
Le frazioni liquida e gassosa finiscono per ora solo in un termovalorizzatore (ovvero in un inceneritore), mentre la parte solida (la metà circa del rifiuto iniziale), rappresentata dall’acido tereftalico, una volta attaccata dai batteri viene decomposta in PHA, una plastica biodegrabile, già utilizzata in applicazioni mediche (ad esempio per costruire tubi in supporto alle arterie), che finora era stata poco sfruttata perché mancava un metodo per produrla in grandi quantità.