Gli scienziati della Penn State University hanno scoperto che una specie di lucertola nativa degli Stati Uniti sud-orientali sta modificando il proprio comportamento e la forma del proprio corpo per rispondere agli attacchi, potenzialmente letali, sferrati dalle formiche di fuoco.
Le formiche di fuoco sono delle voraci formiche sudamericane introdotte accidentalmente dall’uomo negli Stati Uniti durante gli anni ’30. Queste formiche attaccano in massa qualunque cosa disturbi i loro nidi iniettando un veleno neuromuscolare che paralizza e uccide il malcapitato in breve tempo.
E’ stato osservato che 12 formiche sono in grado di uccidere una lucertola in meno di un minuto e grossi gruppi sono in grado di mangiare animali grandi come un vitello.
Uno studio dell’università della Virginia ha correlato la presenza di alte concentrazioni di ozono a livello del suolo con la presenza di specie aliene, scoprendo che alcune specie tipiche dei boschi nordamericani come la quercia rossa e l’acero rosso soffrano molto più di specie invasive come l’ailanto o la paulownia.
Le specie indigene subiscono danni alle foglie, che ne minano la fitness e lasciano ai competitori un vantaggio riproduttivo da sfruttare. Questo fenomeno, visibile specialmente in contesti urbani, porta alla graduale sostituzione della biocenosi a vantaggio delle specie resistenti. In generale si e’ visto come le specie invasive, proprio per la facilità che hanno a colonizzare nuovi territori, sono in grado di rispondere con maggiore velocità ai cambiamenti delle condizioni ambientali. In pratica se l’ozono sale oltre i livelli di tolleranza loro riescono ad andarsene altrove, mentre le specie indigene (se non si trasformano anch’esse in invasive altrove) soccombono.
In Europa si e’ visto che il Prunus serotina, una delle specie che ci stanno invadendo, ha lo stesso tipo di vantaggio sulle specie locali. L’ozono troposferico provoca danni sia diretti (può dare problemi alla pelle e ai polmoni di chi lo respira) sia indiretti (in Pianura Padana il calo di produttività delle coltivazioni esposte all’ozono e’ del 30%).
Via | Urban Habitat
Diverse sono le specie aliene che hanno colonizzato i nostri ambienti: dopo il puntuerolo rosso, lo scoiattolo grigio e tanti altri animali, l’Europa dovrà presto fare i conti con una nuova formica: la Lasius neglectus. Questa specie, originarie dell’Eurasia, ha la possibilità di svilupparsi in ambienti urbani e riescono a sterminare le locali popolazioni di ragni ed insetti.
Non solo, questa specie può superare inverni con temperature che raggiungono i -5°C, quindi potenzialmente potrebbe espandersi dal Giappone fino alla Scozia. Uno studio in parte finanziato dall’Unione Europea tramite la ricerca sugli Studi integrati dell’economia delle società di insetti (INSECTS), ha preso in esame alcune colonie di formiche di 14 città europee.
La specie è stata introdotta in poche occasioni in Europa, tuttavia grazie all’elevato potenziale invasivo sono state in grado di diffondersi. Probabilmente, spiega la dottoressa Sylvia Cremer, si sono già verificate molte altre infestazioni che tuttavia ancora non sono state riscontrate a seguito del periodo di latenza, tipica delle specie invasive.
Via | Cordis
Foto | Hamed Saber
Un nostro lettore (Chube) ci ha mandato una storia di mare, in risposta all’articolo di Silvia sulla gestione delle specie ittiche alloctone.
L’introduzione della vongola filippina Tapes philippinarum nel 1983 ha determinato l’inesorabile declino della specie autoctona Tapes decussatus (Caparozzolo) contribuendo alla distruzione dell’ecosistema lagunare. Il perché di questa scelta ed il segreto del suo successo si riassumono in pochi punti:
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Vengono dall’Asia e stanno minacciando le coccinelle britanniche: sono le Harmonia axyridis, le coccinelle arlecchino. Il nome comune di questa specie si riferisce alla variabilità delle elitre, che possono mostrare molti colori e disegni differenti.
La loro nicchia ecologica si sovrappone parzialmente a quella delle coccinelle indigene: sono predatrici e tra le loro vittime ci sono altre specie di coccinella, uova e bruchi di farfalle. Le coccinelle arlecchino sono arrivate nel Nord America nel 1988 e da allora hanno conquistato il continente.
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Il troppo caldo, gli incendi e un insetto hanno ridotto la produzione di castagne del 30%.
I prezzi sono aumentati, ma Coldiretti addossa la colpa alla filiera. Passando da castagna raccolta nel bosco a caldarrosta venduta per strada i prezzi volano: “a Roma a Fontana di Trevi si raggiungono valori record di 30 euro al chilo (3 euro per sei castagne) rispetto ai circa 5-6 euro al chilo del prodotto fresco al mercato che è comunque da due a tre volte superiore a quello riconosciuto ai produttori.”
Coldiretti lamenta anche la presenza di castagne cinesi. 150 tonnellate sulle 50.000 prodotte dagli italiani rappresentano solo lo 0.3% del mercato, ma il fatto che siano aumentate in un anno del 640% ha fatto suonare un campanello di allarme.