
A Palermo tornano i topi in città. Non che prima non ci fossero, ma di certo i cumuli di rifiuti sparsi per le strade aiutano molto questi sgraditi roditori a trovare cibo e rifugio. Tanto che, come sempre accade quando le città soffrono di questi problemi, è stata presentata una interrogazione in Consiglio Comunale per sapere se l’amministrazione ha intenzione di prendere provvedimenti.
Autore dell’interrogazione, il consigliere del Pd Salvatore Orlando che, oltre ai topi, ha visto in giro anche parecchi scarafaggi:
In città è sempre più preoccupante l’aumento di topi, zanzare e scarafaggi: mi chiedo cosa stia facendo l’amministrazione comunale e se è stato predisposto un piano di derattizzazione e disinfestazione
Sull’origine dei roditori, e degli insetti, Orlando ha ben pochi dubbi:
Non ci vuole molto a collegare l’aumento di topi, scarafaggi e insetti alla sporcizia delle strade e ai cumuli di rifiuti che ormai fanno parte dell’arredo urbano, così come non ci voleva molto a prevedere che con l’arrivo della stagione estiva saremmo andati incontro questa condizione
Come dargli torto, è fin troppo evidente. Come è anche evidente che topi e scarafaggi non piacciono ai palermitani e, men che meno, ai turisti (che, però, erano stati avvertiti!):
Basta fare un giro nel centro storico, dove bar, pub e ristoranti hanno collocato sedie e tavolini sui marciapiedi, per raccogliere lamentele di clienti, specie turisti, per una situazione che evidenzia allarmanti carenze igieniche
Via | Sicilia Informazioni
Foto | Flickr

Il sistema dell’agricoltura americana combatte da anni contro i batteri, primo tra tutti l’Escherichia Coli, mentre coloro che vogliono continuare a produrre prodotti biologici combattono contro le leggi per la sicurezza alimentare che, per tutelare raccolto e coltivazioni, prevedono la distruzione degli ecosistemi.
Là dove vi è un raccolto di vegetali, non vi possono essere nè acqua stagnante, nè vegetazione diversa che potrebbe passare batteri, né vita di alcun tipo. Nel caso in cui anche solo uno scoiattolo passi tra l’insalata, il raccolto di quei filari sarà distrutto.
In America, nella baia di Monterey, riserva marina e paradiso biologico senza pari, stanno per essere applicate strategie di distruzione della natura, in nome della sicurezza alimentare e di cibo proveniente da campi antisettici.
Invisibile ad un pubblico che vede soltanto i benefici della sicurezza alimentare, ettari ed ettari di terreno stanno per essere disinfettati chimicamente, gli stagni coperti e la vegetazione spontanea estirpata. Uccelli, rane, topi e qualsiasi altra forma vivente che possa intaccare i raccolti, e la produttività degli stessi, sarà catturata ed eliminata, perché i batteri possono attaccare i raccolti, perché gli ortaggi devono essere sicuri, non importa quanti pesticidi ci avranno spruzzato o quante Monsanto ci mangino sopra.
Foto | Flickr
I topi stanno letteralmente portando sull’orlo dell’estinzione la popolazione di albatros Tristan. I piccoli roditori sono comunemente noti per la loro presenza ubiquitaria e per la loro straordinaria adattabilità, in questi territori sono tuttavia una specie aliena. Quest’anno i Diomedea dabbenena hanno passato la loro peggiore stagione a causa dei suddetti predatori. Il numero di pulcini è infatti in netto calo, pari ad un quinto rispetto alla media.
Oltre ad uccidere i pulcini vivi, i topi si nutrono anche delle uova portando al rapido declino il numero degli albatros negli ultimi anni. Dalle indagini condotte è risultato che il 13% delle 1764 uova incubate sono divenute pulcini; in totale quindi solo 246 individui potranno divenire adulti, numeri estremamente bassi se confrontati con popolazioni che non risentono di questi attacchi. La situazione è inoltre peggiorata dalla presenza di pescherecci che uccidono gli adulti intrappolandoli nelle palangari.
“Un numero insostenibile viene ucciso a terra ed in mare. Senza ulteriori misure gli albatros di Tristan si estingueranno”, queste le parole di John Croxall del BirdLife international. In pericolo anche altre specie come la Rowettia goughensis un passeriforme dell’isola Gough. Tra le contromisure da adottare la lotta alla specie aliena, oltre ad avere avuto ottimi esiti in altre realtà, sembra essere quella che ripristinerebbe al meglio il naturale equilibrio dell’isola.
Fonte | BirdLife International
Foto | longhorndave
E’ arrivato lo studio che conferma il grande danno che le particelle inquinanti più piccole fanno ai nostri polmoni. Viene dall’Università di Los Angeles (dove di inquinamento se ne intendono) ed è stato appena pubblicato su Circulation Research. Quelle particelle ultrafini, da 0,18 micron, provenienti dai tubi di scappamento delle onnipresenti automobili potrebbero essere una causa primaria della formazione delle placche arteriose, che causano l’infarto.
I ricercatori hanno esposto dei topi per cinque settimane al particolato delle autostrade di Los Angeles, mettendoli a confronto con altri sottoposti ad aria filtrata, nell’ambito di un complesso protocollo di esposizione alle emissioni. I risultati dimostrano che i topi inquinati da PM ultrafino sviluppano il 55% di placche arteriose in più di quelli che hanno respirato aria pulita ed il 25% di quelli esposti al particolato fine, nonostante il breve periodo di esposizione.
Lo studio proverebbe che le particelle ultrafini contribuiscono all’indurimento delle arterie attaccando le qualità protettive del “buon” colesterolo. Rispetto alle particelle di dimensioni maggiori infatti: “il particolato ultrafine può produrre dosi maggiori di composti dannosi”. Il problema della determinazione degli effetti delle particelle più piccole è fondamentale per la messa a punto di una normativa di regolamentazione europea che, attualmente (vedi Art. 13) non le considera in modo specifico.
Via | GreenCar Congress
Foto | Vinzzz’s
» Caratterizzazione delle polveri ultrafini Arpa Emilia-Romagna
» Ambient particulate Pollutants in the ultrafine range promote early atherosclerosis and systemic oxidative stress - Circulation Research
L’idea di questa trappola per topi che non causa dolore al topo e’ del designer spagnolo Roger Arquer.
Le trappole per topi di Arquer sono state studiate per essere realizzate con oggetti di uso comune. Assemblarle e’ facilissimo e i singoli componenti possono poi essere riutilizzati (se non vi schifa troppo l’idea che dentro c’è stato un topo).
La trappola illustrata in figura funziona in questo modo: il topo, attratto dall’esca, entra sotto il bicchiere, rosicchia il grissino e, così facendo, sposta la molla che teneva il bicchiere sollevato e ci finisce sotto. La presenza della molla permette un minimo ricambio d’aria, il topo non rischia quindi di soffocare.
E’ possibile modificare un topo e sopprimere l’istinto di fuga all’odore di un gatto.
Ci sono riusciti due ricercatori (marito e moglie) dell’università di Tokyo.
Pare che i topi da esperimento si avvicinino con inconsueta curiosità a gatti sconosciuti e reagiscano con la fuga solo ai miagolii.
Nell’esperimento e’ stato infatti impedito lo sviluppo di un gruppo delle cellule olfattive, nella parte dorsale dell’epitelio nasale. I topi sono in grado di percepire l’odore del gatto e di imparare ad averne paura, ma non reagiscono spontaneamente ad esso come i topi normali.
I musei contengono un sacco di materiale prezioso, molto attraente dal punto di vista di un topo: tele, carte e cavi. Se considerate che spesso i musei si trovano in edifici storici di una certa eta, pieni di fessure, intercapedini, vecchie parti di legno… ecco, capirete come sia difficile tenere i topi lontani dalle opere d’arte e dai sottoservizi.
A San Pietroburgo, il museo dell’Ermitage ospita una cospicua colonia felina esattamente con lo scopo di tenere sotto controllo la popolazione dei topi. I gatti vengono nutriti (non eccessivamente) e sono liberi di andare praticamente ovunque in loro istinto predatorio li porti.
La lotta biologica funziona da decenni nel museo, mi chiedo solo dove si rifaranno le unghie tutti quei gatti.
Via | TG2

Matteo (a Bruxelles) ha i topi, Eugenio (ad Amsterdam) ha i topi, io (nella vecchia casa di Utrecht) ho avuto i topi in casa.
Nel Benelux (Belgio - Paesi Bassi - Lussemburgo) le case in centro città sono spesso di legno e avere i topi in casa e’ abbastanza comune. Talmente comune che nel reparto casalinghi dei supermercati, tra le spugnette per lavare i piatti e le vaschette di alluminio, si trovano le trappole per i topi.
Come ci siamo accorti di avere i topi in casa?
[Matteo] Quando sono arrivato, ho notato delle strane pasticche colorate in alcuni angoli, mentre in altri c’erano curiosi sacchettini di plastica contenenti un liquido colorato.
[Eugenio] Mi ero allontanato dalla cucina e tornando non ho più trovato il toast che stavo mangiando. No scherzo, ho semplicemente visto il tipo saettare qui e là.
[Lumachina] Fortunello! Noi ne abbiamo trovato uno cotto nel tostapane, uno che nuotava in una bacinella sotto il lavandino che perdeva e uno che guardava la tv con noi, la sera.
Un lettore (Daniele) ci segnala un post apparso ieri su gadgetblog: il mouse fatto con il pelo, le zampe e il musetto di un animale appositamente comprato, ammazzato e scuoiato.
Io la foto non ve la metto. Scusate, ma ho appena fatto colazione e non credo che fare come fanno i giornali (disgustare i lettori con foto truculente in prima pagina) sia un modo onesto di lavorare, se volete le foto, esse sono ad un click da qui. Vi segnalo la notizia perché esemplifica perfettamente la considerazione che alcune persone hanno degli animali: oggetti, giocattoli, gadget da usare anche per esperimenti futili.
Non ho nulla in contrario alla tassidermia, quando ha scopo didattico e viene fatta su animali morti di morte naturale. Credo anche che mettere la mano su un topo morto e usarlo come mouse, alla lunga, ti riempia di peli. Riguardo all’estetica della cosa… ecco… a me fa abbastanza schifo.
I colleghi di Outdoor ci segnalano questo filmato con “giovinastri” intenti a far fare un po’ di sport ai loro topi. Qualcuno suggeriva addirittura di citare per maltrattamenti gli autori del filmato.
Premetto che i topi sanno nuotare (questa loro capacità e’ usata nei test di stress) e che un pochino di movimento all’aperto, fuori dalla gabbia, potrebbe anche far loro del bene. Noto anche che i loro padroncini erano nelle vicinanze (sia per filmare che per lanciare la tavola con il topo sopra), pronti ad intervenire.
Lascio a voi il dibattito su cosa sia lecito e cosa no quando si gioca con un animale domestico. Mi chiedo chi possa essere quel genio del marketing che riesce a vendere e ad aerografare tavole da surf per topi. Sarebbe anche interessante sapere quali spiagge consentano l’ingresso agli animali (topi in particolare) e se ci siano in vendita anche guinzagli per portare a passeggio un topo.