L’Arabia Saudita “apre” alle donne in bicicletta: ma solo nei parchi e accompagnate

Di apertura relativa (molto, ma molto relativa) si tratta, ma pur sempre una piccola grande rivoluzione è quella segnalata dal quotidiano arabo Al-Yaoum: le donne saudite potranno andare in bicicletta. A deciderlo è, naturalmente, l’autorità religiosa dell’Arabia Saudita che, finora, aveva sempre proibito alle donne saudite di circolare in sella a una bicicletta. La scorsa estate La bicicletta verde, film di Haifaa al-Mansour aveva raccontato questa proibizione con delicatezza e intelligenza raccogliendo applausi (e commozione) al Festival del Cinema di Venezia.

Ora la commissione per la Promozione della virtù e la Prevenzione del vizio “apre” alla circolazione ponendo alcune limitazioni: le donne potranno circolare accompagnate da un parente, ma dovranno farlo solamente in parchi o aree ricreative e, soprattutto, indossando l’abaya, la veste che le copre dalla testa ai piedi.

Le donne sono libere di andare in bici nei parchi, sul lungomare e in altre aree a condizione che indossino abiti modesti e che sia presente un guardiano in caso di cadute o incidenti,

riferisce il quotidiano saudita citando una fonte della commissione Promozione della virtù e la Prevenzione del vizio, la quale sottolinea, in un altro passaggio, di non aver mai proibito alle donne straniere la circolazione in bici.

Come dicevamo in precedenza, l’apertura è decisamente relativa poiché l’attività viene legislativamente circoscritta nell’ambito dell’attività ludica e la bicicletta non può essere utilizzata come mezzo di trasporto. Viene, inoltre, sconsigliata la partecipazione a cortei e a manifestazioni di protesta. Un punto di partenza, dunque, non certo di arrivo. Però qualcosa si muove, forse, anche grazie al primo film girato da una regista in Arabia Saudita.

Via | Cycle

Foto Academy Two

 

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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