Emissioni in atmosfera, il Parlamento europeo boccia la proposta di revisione dell’Eu Ets

Doveva essere la novità dalla quale far partire la rivoluzione, ma i timori sono stati troppi e l’hanno spuntata: il voto del Parlamento Europeo ha bocciato, lo scorso 16 aprile, la proposta della Commissione Europea di rinviare la vendita all’asta di parte (900 milioni) delle quote destinate a garantire il mercato europeo del carbonio: l’Eu Ets è quel sistema grazie al quale le industrie continentali possono acquistare quote di Co2 con le quali compensare le emissioni eccessive e, se non raggiungono in pieno indennizzo, possono commerciare le eccedenze.

La crisi economica ha però stravolto i piani iniziali del sistema Ets: si è verificato un eccesso di offerta di quote e, di conseguenza, un calo dei prezzi ed un conseguente innalzamento delle emissioni in Europa.

La proposta, della quale vi avevamo parlato lo scorso febbraio, riguardava la sospensione dell’asta di altre 900 milioni di quote nel terzo periodo di scambio del sistema Ets (quote relative al periodo 2013-2015), ma in aula hanno vinto i dubbi e non se ne è fatto nulla.

Molti delusi, parecchi ancora dubbiosi, i parlamentari europei sembra non abbiano compreso appieno (almeno non tutti) la portata del mercato Ets, e dal punto di vista della tutela ambientale e di quello economico-industriale; non sono inoltre mancate le polemiche:

Hanno prevalso gli interessi a corto raggio del mondo di quell’industria, non tutta per fortuna, che non vuole cambiare e che non ha alcun interesse a tutelare l’ambiente. Grazie alla sponda offerta loro dagli eurodeputati più conservatori, questi interessi oggi hanno purtroppo prevalso. Purtroppo è stato approvato un emendamento soppressivo che ha riscosso 334 voti favorevoli contro 315 contrari che ha portato così per soli 19 voti di differenza all’affossamento del backloading.

Ha dichiarato dopo il voto l’eurodeputato Andrea Zanoni. E’ evidente che affidarsi al mercato non è sufficiente, anzi può essere controproducente, a contenere le emissioni di Co2: in tal senso l’Eu Ets non è propriamente lo strumento adatto, o quantomeno non lo è più, allo scopo.

Secondo molti eurodeputati l’Ets, ad oggi, non è riuscito nemmeno ad incentivare la promozione di investimenti nelle fonti energetiche rinnovabili e, obiettivamente, gli unici a trarre benefici dal sistema Ets attuale sono le grandi industrie, che usufruiscono dei permessi e delle quote per continuare ad inquinare (e non ammodernare gli impianti, il caso Ilva è emblematico) facendo però pagare il conto alla collettività.

Le linee di pensiero sono essenzialmente tre: respingere in toto l’idea del sistema Ets, interpretarlo come importante ma da riformare o accettarlo così com’è. Ciò che ha fatto l’Europarlamento è scegliere la terza opzione, forse la meno “responsabile”, cosa che Phil Hogan, ministro dell’Ambiente della verde Irlanda, ha commentato così:

una battuta d’arresto deplorevole per la progressiva transizione dell’Europa verso un’economia competitiva low carbon.

Come spesso accade in questi casi, i commenti dei parlamentari europei post-voto si dicono tutti contrari all’espressione dell’Europarlamento, ma la proposta di sospendere l’asta Ets è stata comunque bocciata: “rigore è quando arbitro fischia” diceva un allenatore di calcio.

Via | European Parliament
Foto | European Parliament

A.S.

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