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The Unbelievers, la ragione e la scienza a difesa dell’ateismo

The Unbelievers di Gus Holwerda è il documentario che più rappresenta l’estensione dei settori delle scienze umane ai quali guarda ormai Cinemambiente. Qui l’ambiente tout court non è nemmeno sfiorato, quel che interessa ai due assoluti protagonisti è il dibattito fra scienza e religione, ragione e fede. I due protagonisti sono il biologo evoluzionista Richard Dawkins e il fisico Lawrence Krauss, atei convinti, divulgatori globali del pensiero ateista attraverso libri, interventi televisivi e spettacoli teatrali sempre sold out.

All’oscurantismo e alla superstizione della religione, Dawkins e Krauss contrappongono le illuminazioni e le verità provate della scienza, alla genesi biblica oppongono la selezione darwiniana, alla morale “scritta su un libro di tremila anni fa” quella costruita sui parametri della società contemporanea. La faziosità è intrinseca al loro ruolo di demolitori, “rottamatori” – come, forse, si direbbe da noi – di una cultura, non solo religiosa, costruita sul Vecchio Testamento. Dawkins e Krauss devono essere faziosi in quanto rappresentati di quella che è una minoranza, almeno per quanto riguarda la vita pubblica. Perché sia l’uno che l’altro sono convinti che negli Stati Uniti la religione sia soprattutto un gruppo di pressione che consente al potere una maggiore coesione interna, una lobby che perpetua la pratica millenaria di favorire la superstizione per assoggettare più facilmente le masse.

Argomentazioni sacrosante che si concludono con le immagini della manifestazione del 24 marzo 2012 a Washington, il più grande happening ateista mai organizzato, con ben 30mila persone poco distanti dal Congresso e dalla Casa Bianca che sono fra le principali roccaforti dei valori cristiani, più che altro per spirito auto-conservativo: secondo Dawkins e Krauss sia Clinton che Obama sono atei ma non hanno potuto dichiararlo perché non sarebbero stati eletti.

Nel film – prodotto dallo stesso Krauss – compaiono autorevoli intellettuali come Woody Allen, Werner Herzog, Stephen Hawking, Ian McEwan e Cormac McCarthy, tutti allineati su posizioni vicine a quelle dei due protagonisti. Ecco forse il punto debole di questo documentario sta proprio nel non lasciare spazio all’altra parte, nel voler calcare la mano sulla ridicolizzazione della religione come fece qualche anno fa, in maniera molto più volgare, il documentario Religiolus di Larry Charles.

Dawkins e Krauss contestano la religione utilizzando gli stessi strumenti comunicativi dei tanti tele-predicatori che affollano l’etere statunitense. Un conto è porsi in maniera critica nei confronti delle religione e difendere la propria posizione deterministica, un altro è difendere i valori nati nell’Illuminismo senza ammettere alcun tipo di dialogo. A mancare in The Unbelievers è soprattutto il riconoscimento di una convivenza fra idee differenti. Dawkins e Krauss seppelliscono Voltaire. Battersi per difendere la possibilità che ci sia qualcuno che non la pensi come loro è un’opzione non contemplata in questo doc a senso unico. Se non è integralismo questo, cosa lo è?

Via | Cinemambiente | JJC Films

 

 

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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