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Il Lago d’Aral ha smesso di ritirarsi: raggiunto l’equilibrio fra affluenza delle acque ed evaporazione

Il Lago d’Aral ha smesso di ritirarsi, a dare la notizia il professor Pyotr Zavyalov dell’Istituto di Oceanologia dell’Accademia Russa delle Scienze. In mezzo secolo le acque del lago della Russia asiatica hanno perso il 90% della portata e la superficie si è ridotta del 75% passando da 68mila kmq a 17mila kmq.

Attualmente il mare è vicino a una situazione di equilibrio perché la sua superficie si è ridotta a tal punto che l’evaporazione è diminuita a tal punto che l’apporto dei fiumi superficiali e sotterranei è sufficiente a compensarla,

ha spiegato Zavyalov durante un recente panel. Diviso tra l’Uzbekistan e il Kazakhistan occidentale il lago d’Aral ha iniziato la propria contrazione nel 1960 a causa di una massiccia deviazione dei due principali fiumi di alimentazione finalizzata all’uso agricolo. La canalizzazione che ha portato a quello che Al Gore ha definito “il più grande disastro ambientale mai compiuto dall’uomo” faceva parte del progetto sovietico di irrigazione di vaste aree dell’asia Centrale a fini agricoli, soprattutto per la coltivazione del cotone.

Nella parte centrale del mare – che si trova in Kazakhistan – ed è conosciuta come il Piccolo Aral, gli abitanti di alcuni piccoli villaggi di pescatori stanno tornando nel territorio che avevano abbandonato alcuni decenni fa.

Le due parti del lago a sud sono piene di acqua salata: il risultato dell’essicazione ha fatto sì che ampie aree di terreni coltivabili di Uzbekistan, Kazakistan e Turkmenistan siano ora coperte di sali tossici. In alcuni luoghi il suolo è fortemente inquinato e questo causa problemi come cancro, tubercolosi e anemia.

Via | TM News

Foto © Getty Images

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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