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Navi d’amianto, i marinai diventano vittime del dovere

Sono le vittime sommerse dell’amianto, i marinai che si sono imbarcati su navi in cui l’amianto era un materiale utilizzato con estrema naturalezza. La Marina Militare inaugura un nuovo corso, le vittime dell’amianto vengono equiparate alle vittime del dovere e c’è una prima lista di 120 casi che potranno avere accesso agli indennizzi e ad altri benefici non economici come l’esenzione sanitaria o l’assistenza psicologica. Di queste 120 persone, 66 sono decedute. Il Consiglio di Stato ha sancito che per avere accesso alle risorse è sufficiente 

che il militare abbia contratto l’infermità in occasione o a seguito dello svolgimento della propria attività di servizio a bordo delle unità navali nei quali era documentabilmente presente amianto.

È solo l’inizio, Enrico Pacioni, capo ufficio stampa dello Stato Maggiore della Marina ha spiegato a Stefania Divertito di Metro che sono 516 le istanze presentate finora: 362 di militari, 154 di civili. I decessi correlati all’amianto sono stati 52 tra i militari e 14 fra i civili.

La Marina sta bonificando le navi sulle quali è stata rilevata la presenza di amianto: 31,5 milioni sono stati spesi per rimuovere l’amianto completamente sul 29% e parzialmente sul 54% delle 148 navi contaminate. L’amianto veniva utilizzato soprattutto nelle coibentazioni.

Qualche settimana fa sono state risarcite le famiglie di un sottoufficiale segnalatore morto nel 1986 (in servizio dal 1941 al 1978) e di un sottufficiale elettricista deceduto nel 2012 (in servizio dal 1950 al 1980) per i cui casi è stata riconosciuta l’inclusione fra le vittime del dovere: 200mila euro agli eredi e 1300 euro di pensione a superstite per vedove e figli.

Via | Metro  

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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