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Rischia di chiudere uno dei bike shop più vecchi del mondo

La Gran Bretagna è percorsa da una vera e propria febbre della ciclabilità, frutto di una concertazione fra il Governo e le amministrazioni locali. I progetti di ciclabilità che riguardano Londra sono faraonici, anche se molto va fatto per quanto riguarda la sicurezza. Eppure uno dei più vecchi bike shop del Paese (e, dunque, del mondo, visto che la bicicletta così come la intendiamo è nata e si è sviluppata fra Francia e Regno Unito) rischia la chiusura dopo ben 173 anni di attività.

Il bike shop si chiama Howes Cycles e ha sede a Cambridge. A dare la notizia sono stati John Howes e la moglie Pat che hanno annunciato al quotidiano Cambridge News che hanno annunciato l’intenzione di chiudere la loro attività.

Visto che nel 1840 le biciclette erano solo prototipi (senza pedali, né sistemi di trasmissione) la bottega al numero 104 di Regent Street aprì come punto riparazione per carrozze e calessi. Soltanto nel 1869, Howes convertì la propria attività in uno dei primi negozi di biciclette dell’epoca. Fra i clienti della bottega, la famiglia Howes ebbe anche Charles Darwin, il fondatore delle teorie evoluzionistiche.

A convincere John Howes a spostare il proprio main business sulle biciclette fu un viaggio compiuto a Parigi nel 1868. L’anno dopo venne avviata la produzione che per quasi un secolo e mezzo è stata tramandata di generazione in generazione fino a oggi. Ma Michael e Pat sono rimasti senza eredi e hanno deciso di chiudere il negozio piuttosto che lasciarlo a qualcuno che non portasse il loro cognome. Possibile che, in un Paese che sta vivendo un vero e proprio boom della ciclabilità, nessuno intervenga per salvare questo patrimonio?

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Via | Cambridge News

Foto © Getty Images

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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