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Bali, le spiagge del paradiso sommerse dai rifiuti

C’era una volta il paradiso. A Bali, una delle mete turistiche più ambite del mondo, le spiagge erano da sogno: sabbia finissima, vegetazione lussureggiante e acqua calda.

Kuta, la spiaggia più famosa dell’isola è invasa dalla spazzatura: la plastica ricopre vaste porzioni della spiaggia e contenitori di detersivi e lattine di birra troneggiano. Nonostante l’immondizia i bagnati continuano a frequentarla, come mostrano le immagini del video.

I portali turistici che invitano a vistare l’isola, però, offrono tutt’altra immagine (vedasi la foto) dello stato dell’isola: spiagge incontaminate e paesaggi da cartolina. Ai turisti viene “venduta” l’immagine della Bali del passato.

Non soltanto Kuta si trova in queste condizioni: in molte spiagge l’eccessiva presenza di detriti plastici e vegetali in acqua rende impossibili le attività natatorie e di immersione. Il governo balinese sostiene che la spazzatura provenga dalla vicina Giava, ma buona parte della responsabilità sembra ricadere su un cambiamento delle abitudini dei balinesi che prima utilizzavano le biodegradabili foglie di banano per mangiare in spiaggia, ora i piatti di plastica che restano come una pesante eredità sulle riviere, nella memoria dei turisti e nei loro passaparola una volta tornati a casa.

L’amministrazione locale sta sottovalutando il problema inquinamento, anzi ha ampliato il proprio aeroporto per accogliere ancora più turisti. Ma un maggior numero di turisti a Kuta Beach e nelle spiagge ugualmente inquinate rischia di essere un boomerang per un’isola che vive soprattutto dell’immagine che viene restituita dai viaggiatori che la scelgono per le loro vacanze.

Via | Perth Now

Foto © Getty Images

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Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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