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Balene, 251 vittime nell’ultima “pesca scientifica” del Giappone in Antartide

Il Giappone ha rivelato ieri, martedì 8 aprile, di avere ucciso 251 balene nell’annuale campagna di “pesca scientifica” che la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja (con 12 voti a favore e 4 contrari) ha vietato una settimana fa, sostenendo che nell’attività messa in atto dalle navi nipponiche nell’Oceano Pacifico del Sud non vi è nulla di scientifico. Con la revoca dei permessi al Programma di caccia Jarpa II, questi 251 esemplari di balena dovrebbero essere le ultime vittime delle cacce giapponesi in Antartico.

Il dato è stato reso noto dall’Agenzia giapponese della pesca e mette in luce come siano stati uccisi ben 103 esemplari in più rispetto alla precedente stagione, ma si tratta di un numero nettamente inferiore a quello che era l’obiettivo di 935 balene fissato per il periodo dal 3 gennaio al 13 marzo. Dallo scorso 3 aprile il Giappone ha annunciato, in seguito all’istanza giudiziaria dell’Onu, che rinuncerà alla prossima campagna di caccia alla balena nell’Antartico, ma l’Agenzia giapponese per la pesca ha fatto sapere che proseguirà il programma di ricerca sulle balene.

La Corte dell’Aja ha dato ragione all’Australia che aveva portato il Giappone davanti alla Corte nel 2010, sostenendo che la violazione, da parte delle navi nipponiche, di una moratoria della Commissione baleniera internazionale (CBI), datata 1986 e che autorizzava la caccia alla balena solamente a fini scientifici. La Corte Internazionale dell’Aja ha provato che il Giappone copriva attività commerciali dietro un finto programma scientifico. Da qui la decisione di bloccare le cacce e la strage di balene conclusasi con le 251 vittime dell’ultima estate australe.

Via | Le Monde

Foto © Getty Images

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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