Deforestazione: persi 200 kmq all’anno

Una superficie di foreste grande quasi come l’intera provincia di Trieste è il territorio di foresta che viene consumato ogni anno per alimentare l’industria mineraria e cartaria, la produzione di legna e di olio di palma. Si tratta di una sconfitta per il mondo intero, di una perdita che coinvolge le popolazioni indigene ma che ha ripercussioni globali condizionando (e ostacolando) i processi di contrasto al riscaldamento globale.

Il report Securing Forests, Securing Rights presentato a Lima in concomitanza con la COP20 sui cambiamenti climatici ha confermato come la deforestazione continui a essere strettamente legata all’attività delle industrie estrattiva e agroalimentare. Il Brasile ha già lanciato ben cinque satelliti che hanno il compito di “vegliare” sulle foreste, ma proprio nell’ultimo anno c’è stata una pericolosa recrudescenza della deforestazione in ampie zone della “locomotiva” dell’economia sudamericana.

La deforestazione non è che uno dei tanti lati oscuri delle politiche di sviluppo economico prive di contromisure politiche. Il Brasile è il paradigma di questa logica: a pagare il prezzo della crescita è l’ambiente e la presa di coscienza di ciò che si perde è ancora minoritaria rispetto all’ambizione dei governanti di guadagnare punti di Pil.

E occorre mettere nel conto anche tutti gli effetti collaterali della deforestazione poiché, come sottolinato dal rapporto, “le operazioni commerciali sui terreni boschivi comportano sgomberi, lavoro forzato, arresti arbitrari, stupri, torture e omicidi dei membri della comunità locali”. A proporre le soluzioni è Climate Disclosure Project con Deforestation-free supply chains: From commitments to action che propone di utilizzare materie prime certificate e metodi di tracciabilità dei prodotti e, congiuntamente, di colmare il gap che separa la valutazione dei rischi dalle azioni concrete per contrastarli.

Via | Forest Peoples Programme

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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