This picture taken on August 9, 2015 shows anti-nuclear protesters holding a rally against the restart of a nuclear reactor in front of the Kyushu Electric Power Sendai nuclear power plant in Satsumasendai, Kagoshima prefecture, on Japan's southern island of Kyushu. Japan is set to restart a mothballed nuclear reactor for the first time in two years on August 11, 2015, the operator said, as anti-atomic sentiment still runs high following the 2011 Fukushima crisis. JAPAN OUT AFP PHOTO / JIJI PRESS (Photo credit should read JIJI PRESS/AFP/Getty Images)
Il Giappone del leader nazionalista Shinzo Abe non fa marcia indietro sull’energia atomica. Dopo il drammatico incidente di quattro anni fa, domani (alle 10.30 ora locale, 3.30 ora italiana) l’unità n.1 della centrale di Sendai, sull’isola sud occidentale di Kyushu, sarà riattivata. Ad annunciarlo è stata la Kyushu Electric Power, società di distribuzione energetica del Sol Levante. Secondo la compagnia, nella giornata di oggi, sono stati effettuate le verifiche in programma, tra cui quella sulle barre di combustibile.
“Il riavvio delle centrali nucleari confermate come sicure è importante nella nostra politica energetica”, ha dichiarato il premier nipponico, che sembra non curarsi delle proteste degli attivisti ambientalisti che si susseguono in queste ore, sia nella capitale sia a Fukushima. Tra i vari gruppi che stanno manifestando anche quello di gruppo Sealds (Students Emergency Action for Liberal Democracy), il quale si oppone al nucleare e al riarmo.
In questo modo, Tokyo cerca di scoraggiare anche quei cittadini che, nell’aprile scorso, hanno vinto il ricorso legale per fermare la riapertura di due reattori della centrale nucleare di Takahama. Il Tribunale di Fukui, infatti, ha sentenziato che i reattori non rispettavano le norme sismiche, e gli ambientalisti hanno esultato per la decisione.
A settembre dello scorso anno, l’impianto di Sendai è stato il primo a soddisfare i requisiti sulla sicurezza introdotti nel 2013; requisti che il governo definisce oggi tra “i più severi al mondo“. Tuttavia, i sondaggi dicono che la maggioranza dei giapponesi non si fida ed è contraria alla riapertura delle centrali. Inoltre, lo smantellamento procede a rilento. La paura di procurarsi danni alla salute e di essere additati come hibakusha (termine con cui dai tempi di Hiroshima vengono definiti in maniera spregiativa gli individui esposti alle radiazioni) ha fatto calare drasticamente il numero dei lavoratori per la messa in sicurezza.
Infine, come già segnalato su Ecoblog, evidenziamo che il prossimo 5 settembre l’ordine di evacuzione di molte città verrà definitivamente revocato. Eppure gli attivisti di Greenpeace, misurando il tasso di radioattività sul terreno, rilevano che per loro i rischi restano ancora alti.
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