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Fukushima, Greenpeace effettua una ricerca sulle acque radioattive

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A cinque anni dalla tragedia giapponese di Fukushima Daiichi, il più catastrofico incidente nucleare dopo Chernobyl, non sono ancora chiare le dimensioni del disastro ambientale che l’incidente nel reattore nucleare della centrale Tepco ha causato.

Nel tentativo di raffreddare i reattori infatti fu la stessa Tepco a gettare acqua nei reattori, procudenco oltre 1,4 milioni di tonnellate di acqua radioattiva, cosa che scongiurò la fissione e un disastro molto più grande. Tuttavia questa opzione ha provocato una contaminazione che non ha interessato solo le acque del Pacifico, dove resterà per almeno 300 anni, ma ha coinvolto anche il terreno, le foreste e le montagne della zona. Fukushima deve fronteggiare una gigantesca crisi legata alle acque radioattive sversate nell’oceano e i cui veleni finiscono per concentrarsi nella catena alimentare.

Per questo motivo Greenpeace Japan ha deciso di avviare un’indagine sui livelli di radioattività delle acque del Pacifico:

“Nell’oceano si trovano aree di sofferenza e dobbiamo identificare queste zone con precisione. […] È un’informazione fondamentale per i pescatori perché esistono altre zone dove pescare è sicuro. Per questo dobbiamo mappare quelle a rischio”

ha spiegato Jan Vande Putte, ricercatore di Greenpeace.

A.S.

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