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Chernobyl 30 anni dopo: linci, lupi e orsi nell’area del disastro

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Il prossimo 26 aprile ricorrerà il trentesimo anniversario del peggior disastro nucleare, quello della centrale di Chernobyl, della storia e se ben 158 persone vivono attualmente nel perimetro di esclusione decretato dalle autorità, la zona che circonda i resti della vecchia centrale è diventata una “spontanea” riserva per gli animali selvaggi.

La zona è così altamente radioattiva da ostacolare la presenza umana, ma non quella animale e così la natura si è ripresa i suoi spazi.

È Denis Vichenski, ingegnere a capo della zona di esclusione, a raccontare quale sia la situazione faunistica a tre decenni dall’incidente:

“Più di 130mila persone sono state allontanate in un breve periodo di tempo, in un esodo di massa. Questo ha provocato un vuoto che la natura ha riempito. Gli animali non devono avere più a che fare con le pressioni legate alle attività umane”.

Nel 1990 sono stati reintrodotti alcuni esemplari di cavalli selvaggi che oggi sono un centinaio: orsi, lupi, linci e volpi sono tornati in questa regione che li ha visti sparire dopo l’antropizzazione di Chernobyl. Uno dei ritorni più sorprendenti è quello della lince che è sparita in molte zone dell’Europa e che qui, come racconta la zoologa Marina Chvyria, si riproduce e sta aumentando. E oltre alla fauna, anche la flora ha fatto altrettanto riprendendosi molti spazi a ridosso dei palazzi abbandonati.

Via | Askanews

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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