Mammut in mostra a Yokohama: chi pensa alla clonazione e chi al business

In mostra alle porte di Tokyo, il mammut vissuto 39mila anni ha subito alcuni prelievi da un’équipe sudcoreana che starebbe pensando alla possibilità di una clonazione 

Si chiama Yuka il mammut di 39mila anni fa scoperto tre anni fa grazie allo scioglimento del permafrost siberiano e ora esposto al pubblico al centro esposizioni Pacifico di Yokohama, alle porte di Tokyo, nell’ambito di una mostra che annovera 100 esemplari di specie estinte.  Il pezzo è unico al mondo e viene conservato all’interno di un contenitore a temperatura costante e adagiata sul fianco.

Al momento del decesso Yuka doveva avere un’età compresa fra i 6 e gli 11 anni e, molto probabilmente, la morte deve essere sopraggiunta in seguito a una caduta da un crepaccio:

In genere sono state rinvenute ossa e altri pezzi, ma in questo caso è la prima volta che è stato trovato un mammut completo, in ottimo stato di conservazione. Una grande scoperta scientifica,

ha spiegato il paleontologo Akira Ono, professore della Meiji University che ha curato l’iniziativa.

Qualcuno ora avrebbe proposto la clonazione, ricreare attraverso l’ingegneria genetica un cucciolo di mammut da far scorrazzare in qualche parco naturale in stile Jurassic Park.  Yuka aveva ancora peli, tessuto muscolare e sangue, rimasti ibernati sotto il ghiaccio. Ora i campioni sono stati inviati in Corea del Sud dove gli scienziati affermano di volerli utilizzare per clonare il mammut anche se la proposta viene considerata molto controversa. Lo scioglimento dei ghiacciai sta rivelando molte carcasse di mammut, ma oltre agli scienziati sulle tracce degli elefanti preistorici si stanno mettendo persino i cacciatori di zanne, pronti a rivendere l’avorio di mammut a scopo di lucro.

Via | Ansa

Foto © Getty Images

 

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