Orti urbani: uno studio lancia l’allarme sul rischio inquinamento

Uno studio delle Università di Berlino e di Khmelnitsky invita a valutare il contesto ambientale prima di allestire un orto urbano. In alcun casi le quantità di metalli negli ortaggi “urbani” sono risultate doppie rispetto alle coltivazioni agricole 

Gli orti urbani aumentano a vista d’occhio, in tutte le principali città italiane. Ecoblog si è occupato a più riprese del boom che ha avuto questo fenomeno, specialmente in questi anni di crisi, in cui questa pratica dà la possibilità di conciliare risparmio, salute e tempo libero.

La produzione di alimenti sani e low cost, con una modalità eco-sostenibile sta trovando sempre più seguaci, tanto che a Milano gli orti urbani sono aumentati del 50% in un solo anno. Si tratta di un trend molto apprezzato dalla stessa Fao, specialmente in previsione del 2025, anno in cui 3,5 miliardi di persone abiteranno in zone urbane, rendendo preziosa l’agricoltura di prossimità.

Ma, anche di fronte a questo boom, non mancano gli scettici, coloro che lanciano l’allarme per la prossimità degli orti alle fonti emittenti di inquinamento. Il dipartimento di Ecologia dell’Università tecnica di Berlino e l’Orto Botanico dell’Università nazionale di Khmelnitsky, in Ucraina, hanno collaborato a uno studio sulla concentrazione dei metalli negli ortaggi coltivati in prossimità di arterie viarie ad alto tasso di traffico automobilistico.

È stato compiuto un monitoraggio su diverse varietà di ortaggi, in diverse situazioni (coltivazioni in vaso, a terra, terreni cittadini o da orto) e tenendo conto della prossimità al traffico e della presenza o meno di barriere vegetali o artificiali in grado di stoppare lo smog.

L’esito della ricerca non è stato positivo, nei prodotti coltivati in città le analisi hanno rintracciato concentrazioni di metalli doppie rispetto alle coltivazioni agricole o agli ortaggi che si trovano in vendita nei supermarket. I pomodori sono risultati essere i prodotti più inquinati con livelli di cadmio e nichel da cinque a undici volte superiori a quelli coltivati in campagna. Nelle bietole “cittadine” sono state trovate quantità di zinco addirittura sestuplicate  rispetto alle coltivazioni di campagna.

La principale causa di inquinamento è, naturalmente, il traffico veicolare. Due terzi dei prodotti coltivati a meno di 10 metri dalle strade più trafficate hanno siperato le concentrazioni di metalli ammesse dall’Unione Europea.

Le soluzioni esistono e sono le barriere fisiche rappresentate da edifici o, anche, da siepi o altre masse vegetali che fungono da vera e propria “diga” per lo smog e le polveri sottili.

Prima di mettersi al lavoro su di un orto urbano è dunque opportuno studiare il territorio, valutare la prossimità al traffico veicolare, ma anche questo può non essere sufficiente visto che nei fattori inquinanti ci sono anche le sostanze assorbite dal terreno e nelle falde acquifere. Insomma ben vengano gli orti urbani, ma non a qualunque costo e in qualunque posto.

Via | TuttoGreen

Foto © Getty Images

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