Goldman Sachs si ritira dal finanziamento di un megaterminal per il carbone sulla west coast

Secondo la compagnia finanziaria non ci sono più margini di profitto per il carbone che nel breve periodo soffre di crisi da sovraproduzione e nel medio lungo della concorrenza delle rinnovabili e degli effetti dell'efficientamento energetico, oltre che delle regolazioni ambientali.


Goldman Sachs, il più grande predatore finanziario del pianeta, ha deciso di ritirarsi dal finanziamento del megaterminal per il carbone Gateway Pacific sulla west coast USA nello stato di Washington.

Goldman Sachs si sta "chiamando fuori" dal settore minerario del carbone, perchè ritiene che non sia più remunerativo. In una nota pubblicata lo scorso anno fa infatti notare che il rallentamento della crescita della domanda asiatica di carbone sta creando una crisi da sovraproduzione e spingendo i prezzi verso il basso.

Nel medio- lungo periodo il business del carbone sarà messo in crisi da tre fattori:


  • la regolamentazione ambientale

  • la concorrenza delle rinnovabili e del gas

  • l'aumento dell'efficenza energetica.


Non ha quindi senso investire in progetti a lungo termine come una nuova miniera o un nuovo terminal.

La cattiva notizia è però che il terminal si farà comunque, perché  Goldman Sachs ha venduto la sua quota di investimento del 49% al miliardario messicano Fernando Chico Pardo. Quando si parla di Messico e di miliardari, il pensiero corre inevitabilmente al narcotraffico; sembra che Pardo non faccia eccezione, poichè è stato il braccio destro del chiacchierato Carlos Slim e sembra che la sua compagnia aeroportuale ASUR sia coinvolta nel traffico di stupefacenti.

Sono forse i primi segnali che stanno spingendo il business del carbone tra le braccia dell'economia illegale?

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