Ecomafia 2014, il rapporto di Legambiente: business da 15 miliardi di euro all'anno

Legambiente ha presentato oggi il Rapporto Ecomafia 2014sulle attività criminali legate all'Ambiente dove si è registrato un aumento di reati nel ciclo dei rifiuti e contro la fauna, mentre raddoppiano quelli nel settore agroalimentare. Una buona notizia c'è: calano gli incendi dolosi

Legambiente ha presentato oggi il Rapporto Ecomafia 2014sulle attività criminali legate all'Ambiente dove si è registrato un aumento di reati nel ciclo dei rifiuti e contro la fauna, mentre raddoppiano quelli nel settore agroalimentare. Una buona notizia c'è:; calano gli incendi dolosi

Le ecomafie sono un business da 15 miliardi di euro all'anno: questo in sintesi il senso del dossier Ecomafia 2014 presentato oggi da Legambiente. Lo scorso anno nel rapporto Ecomafia 2013 il giro d'affari stimato era di 16,7 miliardi di euro e gestito da 302 clan il che apre uno spiraglio di ottimismo per la lieve flessione registrata. Secondo Legambiente il calo nel volume d'affari è da ricercarsi nella contrazione degli investimenti a rischio, passati da 7,7 a 6 il che lascia pensare che la spending review abbia inciso sulle occasioni di guadagno illegali.

Il 47% dei reati ambientali si è registrato in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia e dove ci sono state 4.072 persone denunciate, 51 arresti e 1339 sequestri. In Lazio invece ci sono stati 2084 reati, 1828 denunce, 507 sequestri e 6 arresti; in Liguria si sono registrati 1.431 reati. La classifica delle province con la maglia nera vede in testa Napoli, seguita da Roma, Salerno, Reggio
Calabria e Bari.

Nel 2013 sono state dunque accertate 29 mila infrazioni ossia 3 all'ora e i clan coinvolti sono stati 321; il settore che ha cumulato maggiori infrazioni è stato l'agroalimentare con 9540 reati ossia più del doppio rispetto al 2012 quando ne furono registrati 4173; il 22% di infrazioni si sono registrate nel settore della fauna, il 15% nei settore dei rifiuti e il 14% nel settore del ciclo del cemento. In ascesa i reati contro la fauna: 8504 ossia +6,6% rispetto al 2012 con 67 arresti, 7894 denunce e 2620 sequestri.

A essere bersaglio delle Ecomafie anche la Green economy oggetto di truffe ai danni delle energie rinnovabili. Infatti la deregulation che vige nel settore ha permesso alla criminalità di approfittare di join-venture con aziende del settore. Altro ambito di interesse lo si trova nella GDO e nei centri commerciali di tutta la Penisola: la criminalità può arrivare a gestire l'intera filiera dalle assunzioni, alle forniture per il riciclo di denaro sporco.
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Una buona notizia però c'è e riguarda gli incendi dolosi che hanno fatto registrare una notevole contrazione: 3.042 del 2013 ossia -63%, con 375 persone denunciate e 7 arresti. Il numero di ettari persa però resta alto.

Ha detto alla presentazione Rossella Muroni Direttrice nazionale di Legambiente:

Ecomafia 2014 evidenzia un nuovo aspetto delle attività degli ecocriminali che si muovono con strategie sempre più sofisticate camuffate di legalità che si espandono verso nuovi settori. Sul fronte della corruzione è necessaria una risposta urgente perché è proprio l'area grigia dei funzionari pubblici corrotti che arricchisce e rende ancora più potente l'ecomafia. Nelle banche straniere transitano soldi accumulati trafficando rifiuti, prodotti alimentari contraffatti e opere d'arte rubate. Diminuisce leggermente il numero dei reati che diventano però più gravi, invasivi e pericolosi. La corruzione, la complicità di quella che abbiamo chiamato 'area grigia' dei funzionari pubblici consenzienti, amplifica il fenomeno che riguarda tutta l'Italia e si allarga all'Europa, danneggiando pesantemente l'economia legale, consumandone spazi e risorse e condizionando profondamente alcuni settori strategici, come quello delle rinnovabili ad esempio, dove le
organizzazioni criminali investono sempre di più approfittando dei prestiti e degli aiuti europei che gli permettono di ripulire i profitti illeciti attraverso attività economiche legali.

Infine il dossier di quest'anno è intitolato alla memoria di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e del sostituto commissario di Polizia Roberto Mancini, scomparso per cancro, malattia sorta a causa del suo lavoro di indagine sui traffici di rifiuti tra Campania e Lazio.

Via | Legambiente

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