Amianto, stop al deposito di San Felice sul Panaro

La maxi-operazione Aemilia della Dda di Bologna che negli scorsi giorni ha portato all’arresto di 117 persone ha coinvolto anche l’azienda che avrebbe dovuto occuparsi dell’intombamento dell’amianto

È stato sospeso il progetto di un deposito permanente di rifiuti contaminati che avrebbe dovuto sorgere a San Felice sul Panaro e la cui costruzione era stata affidata alla ditta di Bruna Braga, moglie dell’imprenditore Augusto Bianchini, dallo scorso 28 gennaio in carcere con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

La maxi-operazione Aemilia della Dda di Bologna ha portato all’arresto di 117 persone e a 46 provvedimenti emessi dalle procure di Catanzaro e Brescia che hanno costretto la Conferenza dei Servizi della provincia di Modena a bloccare il progetto che prevedeva l’intombamento della montagna di rifiuti in amianto che si trova attualmente nel terreno di proprietà della Bianchini Costruzioni.

Il progetto del deposito permanente di “rifiuti inerti contaminati da cemento-amianto” era stato presentato dalla Dueaenne sas di Bruna Braga, moglie di Bianchini. Questa società era stata creata quando la Bianchini Costruzioni si era trovata in difficoltà a causa dell’avvio delle indagini delle Procure di Modena e Reggio Emilia sull’amianto. Oltre a Braga si trova agli arresti domiciliari anche il figlio Alessandro Bianchini.

Augusto Bianchini è accusato di avere collaborato con Michele Bolognino, secondo la Dda uno dei promotori della penetrazione della ‘ndrangheta cutrese nelle aree di Parma e Reggio Emilia, nel periodo della ricostruzione post terremoto.

Nell’ambito della maxi-indagine Aemilia sono emersi anche illeciti ambientali, come l’interramento illegale di rifiuti di amianto. L’amianto che si trova nella proprietà di Bianchini Costruzioni e che sarebbe dovuto finire nel deposito permanente di futura costruzione preoccupa i cittadini di San Felice che vorrebbero che fosse portato in una discarica autorizzata. La sospensione inquieta gli abitanti che si trovano a un chilometro dal luogo dove l’amianto è stoccato e abbandonato, in contravvenzione a tutte le norme che entrano in gioco per rifiuti di questo tipo.

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Via | Il Fatto Quotidiano

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