Brasile, l’Onu conferma: i fanghi di Mariana sono tossici

I proprietari delle dighe crollate sono stati smentiti

I detriti tossici provocati dal crollo delle dighe di Mariana hanno raggiunto l’Oceano Atlantico. A tre settimane dall’incidente non ci sono più dubbi: il Brasile è di fronte al più grave disastro ambientale della sua storia. Lo sversamento dei fanghi e dei detriti tossici nelle acque del Rio Doce hanno provocato la morte di 17 persone e di migliaia di pesci.

Nel dibattito sulle responsabilità relativamente all’incidente è intervenuta anche l’Onu. Secondo l’Alto Commissariato, il fango rilasciato dopo la rottura della diga contiene metalli e altre sostanze chimiche tossiche. Questa tossicità avrebbe causato la morte di migliaia di pesci nel Rio Doce, fiume che collega lo stato del Minas Gerais, dove è avvenuto l’incidente, con Espirito Santo, lo sbocco sulla costa atlantica.

La Samarco ha sempre sostenuto il contrario e cioè che i test effettuati prima e dopo la frana sono la prova che il fango rilasciato, in gran parte composto da acqua, ossido di ferro e silicio, non comporta pericolo per la salute umana e non contiene sostanze contaminanti. Secondo Samarco, i detriti “nell’acqua non cambieranno composizione chimica e si comporteranno come normale terra in un bacino idrico”. La moria dei pesci sarebbe, quindi, dovuta al soffocamento causato dal volume di sedimento sottile e non da elementi tossici.

I 60 milioni di metri cubi di detriti (il contenuto di 25mila piscine olimpioniche) ha tolto l’acqua potabile a 250mila persone. Un’emergenza alla quale Samarco ha dovuto far fronte fornendo 100 milioni di litri di acqua potabile e minerale alla popolazione. Per l’Onu si tratta di una misura insufficiente.

Via | Il Fatto Quotidiano

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail