Sudafrica, quanto vale il business dei safari

Chasse, main basse sur la savane di Olivia Mokiejewski racconta gli imprenditori sudafricani che fanno affari con i safari per i cacciatori occidentali

Quanto vale il business dei safari? Come funziona il mercato della caccia in Sudafrica? A illuminare il pubblico di Cinemambiente è Chasse, main basse sur la savane, documentario di Olivia Mokiejewski in concorso nella sezione One Hour.

In Sudafrica la caccia ai leoni e ad altre specie selvatiche è legale al 100%. Il documentario incomincia con un cacciatore che dopo avere abbattuto un leone descrive l’emozione provata nell’averlo fatto con un solo proiettile. L’abbattimento gli è costato 15mila euro, così come se ne spendono 12mila euro per un leopardo e 8mila per un bufalo. In alcuni safari la caccia può far guadagnare alle guide fino a 70mila euro.

Le cifre del business dei safari stanno lievitando anno dopo anno: nel solo Sudafrica il giro d’affari ha ormai raggiunto i 100 milioni di euro l’anno. I territori selvatici vengono privatizzati e gli animali da far abbattere vengono acquistati all’asta, con prezzi che aumentano in maniera inversamente proporzionale al numero di capi di una determinata specie.

Per far fronte alla crescente domanda del turismo della caccia, gli animali selvatici vengono allevati in cattività: non solo zebre, impala e antilopi, ma anche i leoni e persino le tigri (il cui allevamento è vietato essendo una specie a rischio di estinzione).

Il 70% della fauna selvatica del Sudafrica vive ormai in proprietà private, questo per soddisfare i circa 10mila stranieri che ogni anno arrivano per uccidere e far imbalsamare i loro trofei di caccia. Nel documentario Olivia Mokiejewski incontra un’azienda di tassidermisti che imbalsama fino a 6000 capi all’anno.

In Sudafrica il 90% dei cacciatori è americano e il documentario si sposta dall’Africa al Texas dove sono ormai 5000 i ranch che allevano animali selvatici africani per soddisfare l’istinto killer dei cacciatori di uno Stato dove ci sono 30 milioni di armi da fuoco per 27 milioni di abitanti.

Negli allevamenti i leoni vengono stipati come all’interno di un canile, senza alcun rispetto del loro bisogno di avere uno spazio di almeno un ettaro pro capite. Gli animali vengono addomesticati e perdono qualsiasi timore nei confronti dell’uomo, non fuggono e si muovono a distanza ravvicinata rendendo più semplice e sicura l’attività dei cacciatori. Inoltre, molte volte, gli animali vengono drogati per consentire ai cacciatori un’uccisione ancora più agevole.

Il business è in costante crescita e molti allevatori hanno deciso di abbandonare l’allevamento tradizionale per dedicarsi a quello degli animali selvatici. Una contraddizione in termini, certo, ma di mezzo ci sono sempre più soldi e il business continuerà a crescere, così come gli allevamenti di leoni e di altre specie selvatiche.

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