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Il futuro della mobilità: intervista a Massimo Nordio

Abbiamo chiesto a Massimo Nordio, Amministratore Delegato di Volkswagen Group Italia, come sta cambiando il mondo dell’auto in chiave ecologica…

Il futuro della mobilità: intervista a Massimo Nordio

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Il mondo delle auto è sempre più interessato alle tematiche connesse all’ecologia. Sicuramente è stato il primo settore ad essere coinvolto da questa rivoluzione. E’stato messo in discussione, ma è stato anche il più rapido e il più reattivo di tutti i settori merceologici a proporre in maniera tangibile soluzioni reali per il futuro. Ne parliamo con Massimo Nordio, Amministratore Delegato di Volkswagen Group Italia.

Massimo, quanto e come sta cambiando il mondo dell’auto in chiave ecologica, cosa c’era prima, cosa aspettarsi adesso…

Il mondo dell’auto e del trasporto su gomma in generale sta cambiando moltissimo. Dal punto di vista dell’impatto ambientale, i mezzi di trasporto che utilizzano carburanti fossili hanno avuto e hanno tutt’ora una reale incidenza, ma nonostante questo abbiamo visto come al giorno d’oggi sia sempre più marginale rispetto ad altre fonti di emissioni nocive o clima alteranti. In Europa abbiamo due realtà, da un lato le ferree regole relative alle emissioni, dall’altra una grande spinta alla ricerca e allo sviluppo messa in campo dalle case automobilistiche per realizzare il prima possibile un veicolo che abbia un impatto locale di emissioni pari allo zero se non zero, come nel caso delle auto elettriche al 100%.

Il futuro ecologico dell’auto sarà in gran parte elettrico. Un futuro più o meno vicino che si svilupperà nell’arco di circa 10 anni. Durante questo percorso di avvicinamento a questo cambiamento assisteremo ad un vero mondo di mezzo. Quali sono le differenze tra un’auto di oggi, una Euro 6 del 2016, un’auto di qualche anno fa e quali sono le motorizzazioni benzina, diesel, metano e ibrido che oggi possiamo trovare sul mercato.

Il punto d’arrivo sarà la trazione elettrica, anche attraverso l’uso di celle combustibili ad idrogeno. Penso che ci vorranno più di dieci anni per arrivare a quel traguardo con il 100% delle auto in Italia dotate di queste caratteristiche. Dal punto di vista dell’impatto oggi disponiamo di un mosaico di tecnologie tutte basate su motori a combustione interna, escludendo i motori puramente elettrici, motori benzina, diesel, ibridi e alimentati a metano o gas liquido. Per quanto riguarda le emissioni rilasciate in loco, cioè nel punto in cui il mezzo viene impiegato, sia le emissioni clima alteranti che quelle nocive di queste tecnologie sono praticamente più o meno allo stesso livello. Lo diciamo noi come costruttori, ma più autorevolmente lo dice il CNR con un’analisi molto accurata presentata a Verona durante la conferenza stampa dell’UNRAE lo scorso maggio.

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Motorizzazioni abbastanza simili. Possiamo dire che il “nemico” è tutto quello prodotto e venduto prima del 2008, Euro 3, Euro 2, Euro 0, oltre ad altre fonti non imputabili alle autovetture?

Sì, a partire dal 1999 la crescita per l’attenzione e il miglioramento relativo alle emissioni delle auto è stato esponenziale. Pensiamo al particolato, l’elemento nocivo misurato nelle nostre città e unico parametro utilizzato dalle autorità locali per stabilire i divieti alla circolazione o meno. Già a partire dal 2008, quando il filtro anti particolato è diventato di serie su tutte le vetture, su quel tipo di auto ne ha quasi azzerato la presenza. Oggi non dobbiamo premiare o punire una tecnologia l’una a scapito dell’altra, ma trattare il parco automobili circolante che in alcuni casi è vecchissimo. Il recente annuncio del Sindaco di Milano che dal 2019 non potranno più entrare in centro i diesel Euro 0 Euro 1 Euro 2 Euro 3 è riferito a motori diesel che hanno più di quattordici anni e oltre. Quelle automobili sono quelle che devono essere gradualmente sostituite. Oggi, a nostro avviso, è importante intervenire sulle tecnologie superate, obsolete.

Auto e mezzi su gomma in generale dominano le nostre città. Oggi abbiamo auto nuove con basse emissioni e auto vecchie altamente inquinanti. Cosa misurano le famose colonnine presenti nelle città, troppo numerose le auto inquinanti, poi? Trasporto pubblico, riscaldamento?

Le colonnine registrano esclusivamente il particolato. In particolare, mi riferisco sempre ai dati del CNR resi pubblici alla conferenza stampa dell’UNRAE, l’automobile è responsabile per una percentuale molto contenuta, circa il 10% di tutto il particolato prodotto. Molto di più viene emesso dal consumo dei pneumatici sul manto stradale o dall’usura dei dischi dei freni e della frizione e, in misura maggiore, dalle polveri che naturalmente si depositano sul fondo stradale nel corso del tempo. Già oggi l’impatto ambientale dei veicoli moderni in termini di particolato con i motori prodotti con tecnologia odierna è bassissimo se non pari allo zero.

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Quindi gran parte del particolato è imputabile alle auto pre 2008?

Sì, la differenza di particolato emesso dallo scarico di un’auto senza filtro rispetto ad una con filtro è enorme. Su queste auto bisogna intervenire, auto vecchie ad alto impatto ambientale dal punto di vista del particolato.

Avete prospettato un futuro elettrico. A partire dal 2025 il 25% della produzione mondiale Volkswagen sarà totalmente elettrico. Come avete affrontato il tema dell’approvvigionamento delle materie prime e delle terre rare necessarie per le batterie in grandi volumi o lo smaltimento delle stesse?

Questa è una delle ragioni per cui trasformare in soli dieci anni il 100% del parco circolante italiano in elettrico è irrealistica. Bisognerà arrivarci per gradi, ci saranno batterie sempre più potenti che avranno bisogno di sempre meno minerali per poterle realizzare a costi inferiori e che permetteranno di arrivare ad un costo d’acquisto identico a quello delle auto tradizionali. Una serie di trasformazioni che hanno bisogno di un lungo arco di tempo per stabilizzarsi su questi nuovi parametri. E’ chiaro però che tutti gli attori della mobilità, da chi utilizza le auto, a chi le costruisce fino a chi amministra la mobilità nelle nostre città o, in generale sul territorio, dovrà sedersi ad un tavolo per dare vita ad una nuova politica incentrata sulla mobilità sostenibile.

Ultimo accenno alle colonnine per la ricarica elettrica. Assistiamo già ad una serie di problemi, possiamo pensare che le colonnine siano sufficienti per tutti?

Ma, io faccio questo ragionamento… Se l’auto elettrica arriverà ad avere un’autonomia identica e stessi tempi di rifornimento rispetto ad un’auto a benzina, i punti di rifornimento dovrebbero essere gli stessi. Le colonnine sono oggi un vero incubo per gli automobilisti, ma questo è dovuto proprio alla bassa autonomia delle auto elettriche già circolanti e ai lunghi tempi di ricarica. Quando le prestazioni delle auto a benzina e quelle delle auto elettriche si equivarranno questo problema, a mio avviso, non esisterà più.

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