Cambiamenti climatici: Obama s’impegna a contrastare il surriscaldamento globale


La prima campagna elettorale, quattro anni fa, promise l’ingresso degli Stati Uniti nell’era della Green Economy. Fu bellissimo crederci. Ma un presidente degli Stati Uniti non è soltanto uno degli uomini più potenti del pianeta: è il vincitore di una campagna elettorale finanziata con il denaro delle lobby più potenti del pianeta. Per capire come mai anche Barack Obama non possa portare a termine i punti cardine della sua campagna elettorale è sufficiente una formula anglosassone sempreverde:  follow the money. La green economy c’è, certo, cresce bene, sicuramente. Ma il mondo e l’economia continuano a reggersi sul petrolio. Anche nella potente America sono le compagnie petrolifere a dettare tempi e modi del progresso.

Ieri, nel suo discorso inaugurale, Obama ha ricordato come la risposta alla minaccia del cambiamento climatico sia una delle priorità della sua seconda legislatura. Il presidente si è rivolto in maniera critica ai repubblicani, da sempre sostenitori delle tesi negazioniste su surriscaldamento globale e cambiamenti climatici, affermando che “alcuni possono ancora negare la sentenza schiacciante della scienza, ma nessuno può evitare l'impatto devastante”.  L’America ha provato sulla propria pelle gli effetti devastanti di un clima i cui fenomeni sono sempre più estremi: Katrina e Sandy hanno smesso di essere nomi comuni di persona e sono diventati un monito al progresso incontrollato.

Ora bisogna capire quanto margine di operatività avrà Obama in un Paese in cui chiunque sieda nella “stanza dei bottoni” deve comunque rendere conto a gruppi di pressione siano essi le lobby della guerra, del petrolio o delle assicurazioni sanitarie. A Obama i buoni propositi, comunque, non mancano di certo:

Non possiamo cedere ad altre nazioni la tecnologia che può potenzialmente creare nuovi posti di lavoro e nuove industrie. Questo è il modo in cui manterremo la nostra vitalità economica e il nostro tesoro nazionale: i nostri boschi e i corsi d'acqua, le nostre terre coltivate e le cime innevate. È così che preserveremo il nostro pianeta, consegnato alle nostre cure da Dio.

Un finale biblico per un discorso in cui la green economy non è soltanto una politica ecologica ma una pianificazione di redistribuzione economica del reddito. Ben consapevole di come “il percorso verso l'energia sostenibile sarà lungo e talvolta difficile”, Obama sa anche che toccherà al suo Paese dettare i tempi delle scelte future per quanto riguarda uno sviluppo sostenibile. Quattro anni sono molti, ma il mondo non ha mai girato così in fretta.

 

Foto © Getty Images

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