Squali a rischio di estinzione: colpa della pesca eccessiva

Lo squalo è una razza a rischio di estinzione: sono circa 100 milioni le vittime della pesca eccessiva che ha spinto scienziati e oceanografi a lanciare un grido d’allarme. Di questo passo, in poche decadi, questi pesci rischierebbero di scomparire, ecco perché i ricercatori hanno scelto di giocare d’anticipo e porre all’attenzione dei media e degli addetti ai lavori questo problema, prima dell’inizio del CITES, la Conferenza sul Commercio delle specie minacciate che, in questi giorni, analizzerà in maniera approfondita le criticità dello squalo longimanus, dello squalo pinna bianca, dello smeriglio e di tre specie di squalo martello.

Gli squali vengono catturati per la preparazione della zuppa di pinne di squalo che nei paesi asiatici è considerata una prelibatezza. Il resto della carcassa viene buttato in mare. La lentezza nella riproduzione rende gli squali estremamente vulnerabili alla pesca eccessiva.

Questa pratica estremamente cruenta denominata finning ha raggiunto i 97 milioni di catture nel corso del 2010, dato di poco inferiore ai 100 milioni del 2000 e secondo una ricerca di alcuni scienziati nord americani la cifra potrebbe oscillare in un range compreso fra i 63 e i 27 milioni di catture. Sempre secondo queste stime gli squali uccisi ogni anno sarebbero fra il 6,4% e il 7,9% della popolazione totale.

Secondo Boris Worm della Dalhousie University di Halifax, gli squali non possono garantire – biologicamente – un ricambio tale da compensare le uccisioni e devono, dunque, essere presi provvedimenti finalizzati alla loro tutela. Anche se l’Unione Europea ha vietato la pratica del finning, mentre la pesca commerciale delle pinne, la carne, l’olio di fegato e la cartilagine continuano a non essere regolamentati.

E mentre il commercio aumenta e la pesca delle pinne diventa un business, i mari si svuotano. Negli ultimi otto anni, nella acque del Mozambico, gli avvistamenti sono diminuiti dell’86%.

Via I Guardian

Foto © Getty Images

 

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