Maiali morti in Cina, il bilancio sale 13.000 suini

E' salito drammaticamente il numero di maiali ritrovati morti in Cina, nelle acque del fiume che bagna la città di Shangai: all'ultima conta sarebbero oltre 13.000.

9.500 suini sono infatti stati ritrovati nelle acque del fiume Huangpu mentre altri 3.600 in quelle del Jiaxing.

13.000 maiali, uno scandalo che nemmeno le rigidissime autorità cinesi riescono a marginalizzare: dai rilievi effettuati sugli animal infatti sarebbe stato rinvenuto un virus della categoria circovirus suino, innocuo per l'uomo ma letale per l'animale; una versione ufficiale questa, data dal Ministero delle Politiche Agricole cinese.

Si è tuttavia aperta ugualmente una vera e propria psicosi da contagio: il timore infatti è che il virus abbia potuto infettare anche la fauna ittica del fiume Huangpu, così come si teme possano essere state immesse sul mercato prodotti di carne suina contagiati.

Non ultimo il problema dell'acqua potabile, che a Shangai (una città di 23milioni di abitanti) viene fornita per un quinto proprio dal fiume Huangpu: in assenza di garanzie ufficiali infatti, la popolazione non ha la minima idea di come comportarsi.

Il maiale rappresenta il 64% della carne prodotta in Cina nel 2012, un prodotto che arriva sempre più ad una fascia alta della popolazione: flettere negativamente un mercato del genere sarebbe un problema per l'economia cinese; le autorità hanno accusato gli agricoltori della zona dello Zhejiang, accusandoli di essere la fonte del problema, i primi che avrebbero gettato nel fiume il ceppo di suini affetti dal virus e che lo scorrere naturale delle acque avrebbe poi portato il problema a valle.

Le immagini di questo video, piuttosto impressionati, sono emblematiche: e l'inesorabile aggiornarsi del pallottoliere non fa che aumentare i sospetti che ci sia dell'altro: è interessante in tal senso la battaglia tra il governo, che grazie alla propaganda del Quotidiano del Popolo cerca di dare garanzie sui controlli dei prodotti già in commercio, e la popolazione, che grazie ai social network sta alzando un polverone mediatico che a molti già ricorda il clamoroso scandalo alimentare del 2008.

Via | The Japan Times
Foto | Afp

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