Delfini morti, rallenta la strage nel Tirreno

Il Ministero dell'Ambiente conferma che la morìa di delfini nel Tirreno rallenta: frena bruscamente la strage di cetacei e si rafforza l'ipotesi del morbillo.

Secondo l'ultimo comunicato emesso dal Ministero dell'Ambiente la strage di cetacei nei mari italiani, perlopiù delfini, giovani esemplari della specie stenella striata, ha subito ultimamente un forte rallentamento (come mostra anche il grafico in copertina): l'auspicio è che si avvii a conclusione il lavoro delle complesse ricerche degli scienziati della Rete nazionale spiaggiamenti mammiferi marini.

La notizia è contenuta ufficialmente nell'ultimo rapporto elaborato dalla Banca dati spiaggiamenti:

il tasso di mortalità appare bruscamente calato e mantenendosi questo trend potrebbe esaurirsi a breve.

Secondo il Ministero dell'ambiente questo tipo di andamento è già stato descritto in precedenti episodi anomali di mortalità descritti negli ultimi anni, come quello da morbillo accaduto nei mari spagnoli tra il 2006 e il 2008: se non nei numeri dunque, il bilancio 2013 conta 101 esemplari trovati morti sulle coste tirreniche, il trend di mortalità parrebbe simile in episodi analoghi.

Questa similitudine rafforza l'ipotesi del morbillovirus del delfino come causa madre della strage: riscontrato nel 30-40% dei corpi analizzati, queste percentuali sono comparabili con quanto avvenuto in Spagna nelle precedenti epizoozie da morbillo.

L'epidemia di questi mesi avrebbe interessato perlopiù stenelle striate giovani, con età inferiore ai 15-20 anni, ovverosia esemplari nati a posteriori della grande morìa precedente, quella del 1990-92: il fatto che siano stati colpiti solo gli esemplari più giovani, secondo i ricercatori, avvalora l'ipotesi del morbillo, non fosse altro perchè gli esemplari più anziani hanno, dopo i fatti dei primi anni '90, gli anticorpi necessari per affrontare il virus.

Nel comunicato del Ministero si conclude sostenendo:

I cetacei erano fortemente indeboliti dal virus del morbillo e le loro difese immunitarie erano ridotte. Ciò avrebbe aperto la strada all’azione di infezioni e altre malattie (come photobacterium damselae e virus dell’herpes), responsabili effettivi della morte degli animali.

Già tre giorni fa però il Ministero sosteneva, come anche Ecoblog in precedenza, che si potesse trattare di una serie di concause: in quasi tutti gli animali analizzati non sono state trovate tracce di cibo nello stomaco. Le stenelle si cibano prevalentemente di specie soggette a attività di pesca intensiva, e potrebbero aver faticato a nutrirsi e morire di inedia.

Via | Ministero dell'Ambiente

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