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Energia

E-cat test davvero indipendente? I dubbi rimangono

Un test svedese svolto sul funzionamento dell’E-Cat sostiene di osservare un output energetico maggiore dell’input,ma contiene imprecisioni e soprattutto non è davvero indipendente, perchè non ha accesso a tutte le informazioni

La vicenda dell’ Energy catalizer, familiarmente noto come E-cat non mi appassiona particolarmente, ma vale la pena prenderla in considerazione come opportunità di spiegare come funziona il metodo scientifico.

Premesso che le credenziali dell’inventore Andrea Rossi sono molto dubbie (1), occorre in primo luogo ricordare il famoso principio di Carl Sagan secondo cui “extraordinary claims need extraordinary evidence”.

La presunta analisi indipendente dell’E-cat  autopubblicata (2) da alcuni scienziati svedesi pochi giorni fa, fallisce proprio in questo. Come ammette uno degli autori in questa intervista, i realizzatori del test non hanno potuto avere pieno accesso all’equipaggiamento, conducendo tutte le misure necessarie. Hanno dovuto fidarsi delle letture di potenza in ingresso fornite da Rossi ed hanno stimato la potenza in uscita tramite una termocamera (irraggiamento) e modelli fluidodinamici (convezione). Il metodo di calcolo della potenza radiante suscita diverse perplessità (3).

Se inoltre fosse vero che l’E-cat produce davvero fusione fredda  di nickel e idrogeno per ottenere rame, gli sperimentatori avrebbero potuto riscontrare la presenza di questo metallo con una banale microanalisi ai raggi X dei prodotti di reazione, cosa che non è stata fatta. L’inventore non ha mai permesso analisi indipendenti di reagenti e prodotti, e non ha mai nemmeno acconsentito a togliere l’alimentazione all’apparecchiatura in presenza di osservatori.

Non è quindi possibile escludere la truffa, cioè un’ulteriore alimentazione elettrica nascosta. Esistono inoltre formidabili ostacoli teorici alla realizzazione della fusione fredda, dal superamento della repulsione elettrica dei nuclei, al fatto che una simile reazione genererebbe raggi gamma pericolosi per gli sperimentatori (il dispositivo non è schermato).

Con ogni probabilità siamo di fronte all’ennesimo imbonitore da fiera, categoria  a cui purtroppo il popolo italico presta sempre un po’ troppa credulità…

(1) Dopo essersi laurato in filosofia nel 1973, un anno dopo Rossi annunciò di avere inventato un metodo per trasformare i rifiuti organici in petrolio fondando la Petroldragon. Fu poi accusato di truffa a e danno ambientale, cavandosela con sei mesi di carcere, nonostante la bonifica del sito della Petroldragon sia costato più di 40 milioni di €. Successivamente sostenne di produrre nergia elettrica dal calore di scarto, ma i suoi dispositivi non risultarono funzionanti.(fonte Wikipedia).

(2) Arxiv non è una rivista scientifica, ma un sito su cui i ricercatori possono autopubblicare i propri risultati senza peer review.

(3) Senza entrare troppo nei dettagli tecnici, gli autori sostengono di avere stimato la potenza dalla relazione di Steffan- Boltzmann P= εσT^4, ipotizzando un’emissività pari a 1. Tale emissività viene anche usata per calibrare le letture di temperatura della fotocamera, per cui è proprio il caso di dire che il gatto si mangia la coda. Nella didascalia della figura 7 si dice che usando una emissività più bassa, il software della fotocamera fornisce temperature più alte, il che è naturale, visto che a parità di potenza radiante rilevata dalla fotocamera, T deve essere più alta se ε è più bassa. Gli autori incorrono però in un incredibile errore quando scrivono che queste temperature più alte darebbero una maggiore densità di energia (dimenticandosi che che le variazioni di ε e T si bilanciano).

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