Due giorni di tregua e torna a fare freddo: da stasera è…
Le presidenziali Usa vedono l'avanzamento di candidati scettici dei cambiamenti climatici. E'…
Una notizia passata in sordina: rinviati a giudizio 10 dirigenti Enel per…

Un paio di giorni di tregua dal gelo e ecco che tra poche ore, tra stanotte e domani mattina, la temperatura tornerà a calare vertiginosamente. Leggo in ogni dove, sul web natutalmente, che sulla nostra Penisola si presenterà il Blizard. Ho cercato di capire cosa fosse non avendolo mai sentito nominare: dunque è una tempesta di neve piuttosto intensa. La descrive così Meteoweb:
La precipitazione nevosa più violenta possibile, ancor peggio delle tempeste di ghiaccio. Si tratta di una forte bufera di neve con venti superiori ai 56km/h, temperature abbondantemente sotto lo zero (almeno sotto i -5°C al suolo) e precipitazione nevosa intensa. Durante i blizzard, la neve non cade al suolo in modo verticale ma molto spesso è spostata dal vento, e gli accumuli risultano prettamente eolici, con zone completamente spoglie di neve e, altrove, cumuli di diverse decine di centimetri.
E’ atteso sulla pianura Padana dove si è manifestato l’ultima volta il 13 dicembre 2001. Dunque prima arriverà il Burian, ossia il vento gelido che abbiamo conosciuto nei giorni scorsi, l’antipasto diciamo così a cui seguirà il piatto forte della bufera di neve: si parte da Trieste per scendere gradualmente su tutta la Penisola. Il maltempo è previsto fino al 15 febbraio e ciò a causa di una goccia fredda di origine Siberiana che si è presentata a casa nostra nel 1929, 1956 e 1985. Qui trovate le previsioni per i prossimi giorni: evitate di uscire di case se non è strettamente necessario e aspettiamo che passi la bufera.

Le presidenziali negli Usa oltre a essere uno show pazzesco (se avete voglia di seguirle leggete qui) sono anche un po’ la cartina di tornasole di quel che sarà il dipanarsi della prossima politica mondiale. Ecopolitology ha redatto la lista dell’ecopensiero dei candidati e tra questi c’è ovviamente anche quello del futuro presidente Usa. Non credo davvero che Barack Obama abbia molte chances di essere rieletto. Prendiamo il Rick Santorum-pensiero, candidato appena uscito vincente alla primarie in Colorado, Minnesota e Missouri che in proposito dice:
Credo che la Terra così come si riscaldi, così si raffreddi. Credo che la storia dell’uomo responsabile dei cambiamenti climatici sia assurda se si considerano tutti gli altri fattori: El Niño, La Niña, le macchie solari, il vapore acqueo…
Sul blog francese bioaddict (mai francesi sono sempre un po’ avvelenati con gli americani) leggo che negli Stati Uniti il 2011 ha visto temperature e fenomeni meteorologici estremi. Traduzione: gli Usa sono con la Cina tra i paesi che emettono il maggior quantitativo di Co2, che non hanno aderito al Protocollo di Kyoto e che non intendono diminuire il consumo pro capite di elettricità e di risorse naturali, sopratutto cibo. Bene, la siccità ha riguardato lo scorso anno il 56% del territorio americano e sono state numerose le inondazioni e i tornado. Il Paese ha subito 14 catastrofi naturali che hanno causato danni per milioni di dollari. La comunità scientifica internazionale capitanata dall’IPCC è unanime sul giudizio: i fenomeni climatici estremi saranno destinati a aumentare.
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Lo sfruttamento eccessivo degli stock ittici di tonno sta conducendo ad un rapido declino tutte le specie ed in tutto il mondo. A rivelarlo è una recente ricerca pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), a firma di María José Juan-Jordá dell’Universidade da Coruña, in Spagna.
Da anni ci si interroga sull’impatto della pesca sulle diverse specie di tonno. Questa si può pescare, quest’altra no, qui sì, qui no, in questo mese è ok, in quest’altro no, con questa tecnica sì, con quest’altra meglio evitare. Ma secondo gli autori il dibattito non ha ragione di esistere, dal momento che le popolazioni di tonno sono quasi tutte in calo e quasi tutte in pericolo. La maggior parte degli stock è stato infatti sfruttato fino ai limiti del sostenibile.
Le popolazioni di tonno hanno subito, a causa della pesca, una riduzione del 60% in media in tutto il mondo negli ultimi cinquant’anni. Certo ci sono specie più colpite di altre, come il tonno rosso dell’Atlantico, che è diminuito dell’80% ma le altre, ecco, non è che se la passino poi tanto meglio con un calo del 60%.
Anche lo sgombro, più piccolo e con ciclo di vita più breve, è in rapido e vertiginoso declino. Spiegano gli autori che la pesca, ai ritmi attuali, rappresenta una minaccia per tutte le specie, indipendentemente dalle loro dimensioni, e di conseguenza mette in pericolo anche le economie costiere fondate sulla pesca e gli equilibri ecosistemici.
Via | Plataforma SINC
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Il diretto contatto con la natura e gli animali potenzia il nostro sistema immunitario, a patto di crescere in campagna e non di trasferirci dopo gli -anta, quando ormai le nostre difese si sono già costituite in un ambiente asettico. Lo rivela un recente studio condotto dai ricercatori della University of Bristol’s School of Veterinary Sciences, pubblicato sulla rivista Pediatric Allergy and Immunology.
La ricerca è stata condotta sui maiali, dal momento che hanno un sistema immunitario molto simile al nostro. I maialini sono stati divisi in due gruppi, porcellini allevati con latte artificiale ed in un ambiente asettico, molto simile alle case colme di disinfettanti in cui vivono oggi i bimbi, e porcellini cresciuti con la mamma in fattoria, senza l’ossessione per il granello di polvere insomma e per il più bianco che più bianco non si può.
Sorpresa, ma neanche tanto, i porcellini cresciuti in fattoria avevano il livello di linfociti T alle stelle. Tradotto, il loro sistema immunitario era più resistente ad allergie, infiammazioni, asma, eczema. Malattie che stanno rendendo la vita un inferno ai nostri bambini oggi. Riflettiamo.
Via | University of Bristol
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Proprio ieri scrivero delle mie immense perplessità circa l’assurda scelta (gestita dal ministero per lo Sviluppo) di riaprire le centrali a olio combustibile, causa presunta emergenza forniture gas dalla Russia per il freddo di questi ultimi giorni. Per ora sono in funzione quelle di Piombino, Livorno e Montalto di Castro, mentre a giorni sarà riaperta quella di Porto Tolle, che come ricorderete fu chiusa causa eccessivo inquinamento. Ebbene ecco che la puntuale Stefania Divertito mi segnala la seguente:
Sarà il processo dell’anno, tra Rovigo e Ferrara, perchè dovrà valutare se la centrale elettrica di Porto Tolle, inquinando l’aria del Delta del Po, abbia potuto far ammalare di più bambini, vecchi e la gente che ci vive. Il giudice per l’udienza preliminare di Rovigo, Alessandra Testoni, ha rinviato a giudizio per il prossimo 24 settembre, davanti al giudice monocratico di Adria, dieci persontra i massimi dirigenti e tecnici dell’Enel a livello nazionale e locale che gestivano e facevano funzionare, appunto, la centrale di Porto Tolle.
I dieci funzionari ENEL rinviati a giudizio con vari gradi di responsabilità per omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro sono: Renzo Busatto e Carlo Zanatta, ex direttori della centrale; Fulvio Conti attuale Ad, Franco Tatò dal 1996 al 2002 nello stesso ruolo e Paolo Scaroni idem fino al 2005; gli ex presidenti di Enel Produzione, Alfredo Inesi, Antonino Craparotta, Giuseppe Antonio Potestio e Sandro Fontecedro e Leonardo Arrighi, che diede il via con le sue firme al progetto di conversione per Enel Produzione.
Continua a leggere: Porto Tolle, rinviati a giudizio 10 dirigenti ENEL: perché riaprire la centrale?
Il Manifesto salva ciclisti diffuso da associazioni e blog italiani è stato mutuato dal The Times che ha lanciato una massiccia campagna in difesa dell’incolumità dei ciclisti sulle strade. La testata inglese ha deciso di sostenere l’incolumità dei ciclisti dopo che la sua cronista Mary Bowers lo scorso novembre mentre era in bicicletta è stata investita da un camion ed è ancora in terapia intensiva.
L’Italia, secondo i dati ANIA, è al terzo posto in Europa per mortalità di ciclisti e prima di noi solo Germania e Polonia.
Gli otto punti che aiuterebbero i ciclisti a correre meno rischi sulle strade sono:
All’iniziativa hanno aderito, per ora, 38 associazioni, blog e gruppi che si occupano di ciclisti e biciclette. Personalmente credo che sia un’ingenuità chiedere il sostegno alle testate. Punterei più su una diffusione dal basso promuovendo ove necessario iniziative legislative popolari.

La decisione di riavviare le centrali a olio combustibile (inquinantissime!) arriva dal Comitato per il monitoraggio e l’emergenza gas del ministero dello Sviluppo che come riporta il comunicato stampa emesso ieri, per far fronte al picco di consumi, 460milioni di metri cubi:
in considerazione dell’eccezionale ondata di freddo, del connesso picco storico nei consumi di gas e del livello ridotto di forniture dalla Russia si è dunque stabilito di avviare la messa in esercizio di centrali elettriche ad olio combustibile, che consentiranno di contenere i consumi di gas a uso termoelettrico.
Insomma, le centrali di Piombino, 1.280 megawatt e Livorno sono state già attivate mentre apriranno Porto Tolle ( qui il perché fu chiusa come ricorda Stefania Divertito) e Montalto di Castro da circa 1300 megawatt ognuna, fino al 16 febbraio e tutto in nome dell’emergenza freddo o panico da consumi, non si è capito. Giusto per avere un’idea della posizione da “piccola fiammiferaia” dell’Italia, (scelta, eh! non imposta), vi consiglio di leggere il bel post di Matteo Zola su EastJournal. In ogni caso proprio stamane Ilsole24ore pubblica un articolo oggi in cui ENI asmentisce di fatto l’emergenza ravvisata dal Ministero per lo Sviluppo e cavalcata da Enel:
Possiamo tranquillamente rassicurare tutti. Oggi (ieri per chi legge, ndr) – ha spiegato Gianni Di Giovanni, direttore della comunicazione di Eni ai microfoni di Sky Tg24 – abbiamo registrato un incremento del gas che ci arriva dalla Russia, anche perché le condizioni meteo lì stanno migliorando». Se tutto va avanti così, ha quindi precisato Di Giovanni, «abbiamo scorte per altri 20 giorni, ma ci auguriamo che da qui a 20 giorni il freddo sarà ovviamente diminuito. Siamo confidenti che tutto andrà per il meglio».
Perciò le centrali a olio combustibile che inquinano dannatamente potrebbero farci risparmiare 20milioni di metri cubi di gas al giorno; ENEL ci guadagna, ENI pure e noi ci siamo riscaldati. Certo pagheremo bollette salatissime e avremo inquinamento in più, semmai ve ne fosse stato bisogno. Eppoi, perché scegliere di dipendere così tanto dalla Russia piuttosto che puntare sul gasdotto Nabucco? La Turchia non ci piace?
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Come comunicano le piante? Hanno cercato di scoprirlo o meglio di immortalare le piante parlanti i ricercatori della Exeter University. Studi ed osservazioni che hanno portato alla luce un linguaggio complesso ed affascinante, molto più elaborato di quanto ci si aspetti da dei vegetali.
Ad esempio, si è scoperto e visto per la prima volta come le piante parlano tra loro per avvisarsi del pericolo imminente. Lo fanno rilasciando degli speciali gas che vengono captati ed interpretati come un segnale di pericolo dalle piante vicine. I ricercatori, coordinati dal professor Nick Smirnoff, sono riusciti a filmare per la prima volta la comunicazione tra due piante. Le loro scoperte sono al centro di una nuova serie di documentari, in onda sulla BBC, How to Grow a Planet.
La pianta usata negli esperimenti è la Arabidopsis. La pianta ha risposto alle altre piante vicine che erano rimaste ferite. Le piante ferite rilasciano delle sostanze chimiche, probabilmente per innescare una reazione di difesa dell’organismo. Un meccanismo già noto. I ricercatori però solo ora sono riusciti a captare, tramite una microcamera ultrasensibile ai fotoni, questo dialogo.
Via | Exeter University
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Le coccinelle native della Gran Bretagna e degli altri Paesi europei (Adalia bipunctata) sono in rapido declino a causa della diffusione di una specie invasiva, la coccinella arlecchino, Harmonia axyridis, di origine asiatica. A lanciare l’allarme, confermando i timori sollevati dai biologi negli anni scorsi, è un recente studio pubblicato sulla rivista Diversity and Distributions, a cura di un’équipe internazionale coordinata da Helen Roy del Centre for Ecology and Hydrology di Wallingford, nell’Oxfordshire.
Sette delle otto specie autoctone britanniche sono in declino ed anche in Belgio ed in Svizzera si nota un fenomeno simile. Pensate che la coccinella arlecchino era stata importata per contenere altri parassiti, in un programma di lotta biologica, e ora è diventata una specie invasiva. La diffusione della coccinella arlecchino provoca un impatto devastante sulla resilienza degli ecosistemi, minando gli equilibri naturali e generando un deficit ecologico.
Le Adalia bipunctata sono diminuite del 44% nel Regno Unito e del 30% in Belgio nei cinque anni successivi all’arrivo della coccinella arlecchino, nel 2004. La coccinella Arlecchino condivide l’habitat con le specie autoctone, entrambe vivono sugli alberi decidui ma dal momento che la arlecchino è più grande ha la meglio sulle bipunctata e riesce a sottrarre più cibo (larve).

Io non so che senso abbia rispolverare il piagnisteo sul nucleare: un referendum popolare abrogativo ne ha sancito l’uscita lo scorso giugno. Ma Antonio Tajani vicepresidente della Commissione europea e responsabile per la politica industriale, sembra non farsene una ragione e con la gran cassa de Il Sole24ore sempre probo a questo genere di informazione ci dice:
Sul problema dell’approvvigionamento del gas all’Italia bisogna dire la verità senza fare dell’allarmismo, ma mi sembra che ora sulla scelta del nucleare una riflessione vada fatta. L’incidente alla centrale di Chernobyl fu la fine del comunismo e il disastro alla centrale atomica di Fukushima in Giappone è stato più un problema legato allo tsunami.
Debora Billi su Petrolio ci informa che il flusso di gas dalla Russia, secondo quanto riferisce Gazprom sarebbe tornato normale. In sostanza qual’è il problema? Che con questo freddo sono aumentati i consumi di gas. Noi, attraverso ENI ci riforniamo dalla Russia e da Gazprom, figli di Putin in quanto a politica economica, e che qualche giorno fa avevano annunciato con il solito giochetto del tira e molla, che avrebbero tagliato le forniture del 10%. Alché la marmellata mediatica del mainstream si è gettata sulla notizia senza neanche degnarsi di capire cosa stesse succedendo e se ci sarebbero state reali conseguenze.
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