Il mare in ebollizione è un documentario realizzato anche dall'ISPRA e che…
La bocca del Vesuvio è teatro di una singolare protesta di 6…
Il piccolo koala dello zoo di Taipei sporge il musetto verso il…
In alto il documentario che immagina lo scenario sul Pianeta con il realizzarsi dei cambiamenti climatici, partendo da dati scientifici. Prosegue così l’impegno dell’ISPRA - Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, nel recupero di documentari realizzati dall’Istituto o a cui vi ha preso parte.
Questa la sinossi:
Nell’ultimo secolo la temperatura globale è aumentata di 0.7°C. Nei prossimi 100 anni, a seconda di quanto gas serra l’uomo immetterà nell’atmosfera, le previsioni ipotizzano un ulteriore riscaldamento, compreso fra 1.1 ed oltre 6°C. L’intera coltre glaciale della Groenlandia potrebbe scomparire ed il livello globale dei mari si innalzerebbe, in conseguenza di ciò, di oltre 6 metri. Si tornerebbe così al paesaggio di 125 mila anni fa. Il film compie un viaggio fra i continenti e gli oceani del pianeta per spiegare i meccanismi del cambio climatico, le conseguenze e le possibili soluzioni.

Anche quest’anno grande successo per la tre giorni “Spiagge e Fondali puliti - Clean up the Med 2012″ organizzata da Legambiente. Il 25-26-27 maggio migliaia di volontari, comuni cittadini e persino bambini, hanno raccolto circa cinquanta tonnellate di rifiuti di ogni genere abbandonati sugli arenili o sui fondali.
Bottiglie, lattine, scatolette, ma anche buste di plastica, carcasse di elettrodomestici, pneumatici e catrame sono stati il bottino di un lungo weekend che ha fatto risplendere le oltre 300 località costiere, dove Legambiente e i suoi circoli hanno organizzato l’annuale pulizia delle spiagge.
Ma non solo. L’iniziativa è stata anche l’occasione per diffondere consapevolezza, informare e sensibilizzare sulla condizione dei nostri mari.
Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente, spiega:
Ognuno di noi può fare la differenza. Spiagge e Fondali Puliti dimostra come attraverso l’impegno di tutti ed assumendo comportamenti più responsabili e rispettosi dell’ambiente si possa difendere e tutelare il paesaggio costiero, un patrimonio unico ed una ricchezza preziosa per il nostro Paese. Anche quest’anno l’adesione alla nostra iniziativa è stata alta e dimostra come la gente voglia fare concretamente qualcosa per il mare e per le coste. Un impegno che inizia prima di tutto non gettando i rifiuti dove capita, ma effettuando sempre la raccolta differenziata.
Da qualche ora un corteo di ex dipendenti della Coop. Vesuvio sta percorrendo a piedi la strada che porta fin dentro la bocca del vulcano. I bus dei turisti sono rallentati. Ma questo è solo l’ultimo atto in ordine di tempo di una singolare vertenza: dal 23 aprile 6 dipendenti senza lavoro della Coop. Vesuvio dimorano nella bocca del vulcano, praticamente all’addiaccio, per protestare contro la perdita di lavoro.
La storia dei 6 dipendenti della Coop. Vesuvio, Natura e Lavoro che dal 23 aprile hanno deciso di dimorare nel cratere è il simbolo di come la tutela ambientale in Italia piuttosto che garantire lavoro lo sottragga. Eppure il Parco del Vesuvio è visitato ogni giorno da centinaia di persone che si inerpicano a 1000 metri di altezza per guardare dritto nella bocca del vulcano. Ci sono decine di sentieri da seguire e c’è da fare manutenzione: il lavoro qui su non manca di certo. La Coop. Vesuvio nasce nel 1996 e conta al suo debutto 187 lavoratori che si occupano di:
manutenzione forestale; risanamento di opere edilizie ed ambientale; recupero biomasse; produzione e commercializzazione flora autoctona; gestione di aree turistiche, parcheggi, punti ristoro, campeggi, agriturismo, centri visita, tourist shop, maneggi; produzione e commercializzazione di gadget e oggettistica per il merchandising; gestione di riserve naturali; attività antincendio; trasporto pubblico.
Continua a leggere: La protesta di 6 lavoratori nella bocca del Vesuvio
Sostituire all’economia globalizzata quella locale per ridurre l’impronta ecologica e tornare a vivere di qualità, a piccoli passi e sorrisi più frequenti. È l’economia della felicità, incentrata sul benessere naturale, sulla tutela della biodiversità, sulla valorizzazione dei sapori locali genuini e sani, magistralmente immortalata da Helena Norberg-Hodge in un docu-film, lo trovate qui, proiettato a Terra Futura.
L’ossessione per la crescita economica ci sta impoverendo. Sottraendoci l’equilibrio, quella dimensione umana, locale e sostenibile e quella ricchezza culturale, alimentare, territoriale che da sola potrebbe sfamarci di emozioni genuine e renderci felici.
Non a caso a Terra Futura abbiamo incrociato e ricambiato molti sorrisi, persone positive che stanno cercando di (ri)costruire non una semplice alternativa sostenibile al degrado ambientale e culturale dilagante ma un percorso condiviso, articolato, che si propone come modello su larga scala per riscrivere l’economia, lo stile di vita, i consumi.
Il mondo saluta il piccolo koala.
Lui è un cucciolo, nato dalla mamma Empress e dal papà Flynn. Si trova nello zoo di Taipei e ha trascorso gli ultimi mesi al sicuro dentro il marsupio della madre.
Ma ecco, oggi, è il grande giorno per fare un piccolo salutino al nuovo mondo che lo aspetta e lo accoglie…

A luglio prende vita a New York l’ambizioso progetto New York City Bike share: 10mila biciclette per il bike sharing dislocate in 600 stazioni tra Manhattan e Brooklyn, con l’opzione di estendersi al Queens, Staten Island e Bronx.
A fronte di una cauzione di 1000 dollari i costi del servizio 24h su 24h e 7 giorni su 7 sono piuttosto contenuti se rapportati ai 2,25 dollari (1,70 euro) prezzo del biglietto di corsa singola della metropolitana o al prezzo medio di 4km in taxi di 12 dollari (9 euro): l’abbonamento annuale costa 95 dollari (72 euro), l’abbonamento settimanale costa 25 dollari (19 euro), 10 dollari la giornata (7 euro). Agli abbonati annuali la bici viene data gratuitamente per i primi 45 minuti mentre per gli abbonamenti settimanali sono previsti 30 minuti gratis. I 60 minuti supplementari costeranno 4 dollari, i 90 minuti 13 dollari e due ore supplementari 25 dollari.
Via | Bioaddict
Rinunciare alla crescita per l’equilibrio puntando sulla bioeconomia ci consentirà di non intaccare le risorse delle generazioni future e di consegnare un mondo più intatto, più sano e meno contaminato ai nostri bambini. E a Terra Futura i bambini avevano di che giocare e sperare in un mondo più pulito, coccolati da un clima allegro e disteso. La Terra è dei piccoli.
Ancor prima che nascano. Non a caso le donne dell’associazione Mamme per la salute e l’ambiente onlus combattono per tutelare il latte materno dai contaminanti ambientali. Abbiamo incrociato le modelle vestite con gli abiti di riciclo creativo realizzati dalle mamme per attirare l’attenzione sull’allattamento naturale.
Nella Terra dei piccoli era stata inoltre predisposta un’area destinata all’allattamento munita di fasciatoio, oltre alle aree gioco ed ai diversi laboratori ludici e didattici destinati a genitori e bambini. Nell’area tessile erano esposti diversi prodotti per la prima infanzia realizzati con materiali atossici ed anallergici per avvolgere i bimbi in tessuti naturali, sicuri e confortevoli.

In alcune culture i coleotteri sono considerati al pari di pesciolini rossi o di tartarughe: animali gadget. In Giappone, come testimonia un meravigliato Danny Choo sul suo blog sono venduti nei supermercati.
All’inizio Choo pensava che nei barattoli in plastica ben sigillati ci fossero insalate da asporto. Invece ha scoperto che ci sono coleotteri rinoceronte o Kabuto Mushi. Della passione per questi insetti ne abbiamo scritto a proposito della storia dello scarabeo Ercole.
In ogni caso il merchandising che contraddistingue questo genere di appassionati è piuttosto consistente: si va dal mangime specifico, fino a piantine e giocherelli per l’amico coleottero. Nei supermercati trova uno spazio dedicato il che pone immediatamente i piccoli acquirenti a richiederne uno.
Foto | Courtesy Danny Choo

Ancora su lavoro e sostenibilità, il leitmotiv dell’edizione 2012 di Terra Futura che si conclude oggi e che abbiamo seguito per voi. Abbiamo ascoltato l’intervento di Elisabetta Balzi, Direzione Generale Ricerca e Innovazione della Commissione Europea, intervenuta in videoconferenza da Bruxelles.
La Balzi ha illustrato le politiche dell’Unione Europea contro la dilagante disoccupazione giovanile, confermando quanto sosteniamo da tempo: bisogna puntare direttamente sui green jobs o ricollocarsi nella Green Economy per uscire dalla crisi occupazionale che ha intaccato molti settori ma non ha scalfito i lavori verdi. Tutt’altro: proprio dalla crisi è nata una nuova linfa, sostenibile e creativa. La bioeconomia, nello specifico, si è rivelata una risposta convincente per lavoratori, investitori ed istituzioni.
Le strategie UE da qui al 2025, nell’ambito del programma di rilancio dell’occupazione Innovating for Sustainable Growth: a Bioeconomy for Europe, puntano non a caso a creare ben 130 mila nuovi posti di lavoro, solo in ricerca ed innovazione, per sviluppare un’economia a basse emissioni, basata su agricoltura e pesca sostenibile, tecnologie rinnovabili, protezione della biodiversità e dell’ambiente.
Non saranno soldi spesi invano. Pensate che dei 4,7 miliardi che l’Unione ha stanziato per dare slancio alla bioeconomia il valore aggiunto generato sarà di 45 miliardi di euro, vale a dire che per ogni euro investito il ritorno sarà di dieci volte superiore.
A Terra Futura nel padiglione Bio Cibo&Cose abbiamo incontrato la Lombardi sas, un’azienda di Lucca che produce detergenti naturali senza fosfati e sbiancanti ottici da oltre sessant’anni, ben prima che andasse di moda il prefisso eco dunque. Possiamo dire che non hanno mai smesso di utilizzare tutti quegli ingredienti atossici usati prima dell’era dei detersivi sintetici aggressivi ed inquinanti. Quegli stessi ingredienti che a volte utilizziamo in casa per pulire in modo naturale e sicuro (aceto, bicarbonato di sodio, pomice), ottimizzati però in una gamma di prodotti che non ha nulla da invidiare ai “mostri del pulito” dell’industria dei detergenti.
Sono di meno, questo sì, perché in realtà per pulire casa non ci serve un prodotto per ogni oggetto e mobile specifico e tante sostanze detergenti si prestano a più impieghi. Per il bucato a mano o in lavatrice c’è l’antica lisciva, a base di sodio carbonato ricavato da giacimenti naturali di salgemma. Pulisce a fondo anche il bucato più unto e le macchie di grasso. Mi aspettavo costasse qualcosina in più di cinque euro, ma questo è il prezzo… modico rispetto ai detersivi tradizionali. Una confezione, mi spiegano dalla Lombardi, ci garantisce 50 lavaggi. Fatevi due conti. Si trova in vendita anche alla Coop con un altro nome e una diversa profumazione, ma i fornitori della lisciva sono sempre loro. In alternativa si può ordinare online raggiungendo un certo quantitativo.
Per pulire gli specchi c’è la pomice naturale di origine vulcanica, utile anche per le piastrelle e per lucidare gli oggetti. Aggiunta al sapone diventa un efficace abrasivo per levare dalle mani lo sporco più ostinato. Poi c’è il classico bicarbonato di sodio che ha mille e uno usi: dal lavaggio della verdura alla preparazione di pediluvi rilassanti; dalla disincrostazione di lavatrice e lavastoviglie alla pulizia del frigorifero.