Una sfilata con nove modelle e capi confezionati usando finte pellicce. Questa…
Una bella idea da Napoli: prestare una bicicletta a chi non riesce…
Vegani di tutto il mondo incontriamoci in Versilia: dal 27 aprile al…

Dopo il terremoto di mercoledì scorso, una nuova scossa di 5,4 gradi della scala Richter ha fatto tremare il Nord-Italia oggi intorno alle 15 e 50. L’epicentro a 60 km di profondità è stato localizzato tra Corniglio, Berceto, Monchio delle Corti e Palanzano, Comuni in provincia di Parma, nell’area dell’Appennino tosco-emiliano ma la scossa è stata avvertita anche in Lombardia, Veneto e Liguria, scatenando il panico tra la popolazione e decine di chiamate ai Vigili del Fuoco di Milano e delle altre città coinvolte.
Che sta succedendo e cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi giorni? Secondo l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia che indaga sullo sciame sismico in corso, nei prossimi giorni c’è il rischio di scosse ancora più forti di quella avvertita oggi. Lo ha dichiarato Salvatore Barba dell’INGV spiegando che quello di oggi
è stato un terremoto particolarmente profondo, molto più della media della zona che è di 25-30 chilometri e questo ha sicuramente attutito l’effetto. Ricordiamo che a L’Aquila la profondità fu di appena 7 chilometri.
Via | Il Giornale
La pelliccia è un capo onnipresente ancora oggi in moltissime collezioni moda. Non solo, ma la moda usa anche tantissimi prodotti e materiali di derivazione animale e di cui se ne potrebbe fare a meno. Ecco che Yolaine de la Bigne fondatrice della rivista Neoplanete e Anna Neneman presidente dell’associazione la Chaîne du Coeur hanno organizzato la sfilata Paris sans Fourrure, ossia Parigi senza pelliccia. Nove modelle hanno sfilato per beneficenza ieri durante la giornata di chiusura della Settimana della moda parigina, dove sono state presentate le collezioni PE 2o12. Qui le foto della sfilata.
Cornice dell’evento l’Hôtel Fouquet’s Barrière albergo con tre certificazioni ambientali, e le collezioni presentate erano firmate dagli stilisti VJ Couture, Plich, Karim Bonnet e Franck Sorbier per i marchi Etam, Les Racines du Ciel, C&A e Spirit Hoods. Ci sono pellicce, ovviamente, ma sono finte a dimostrazione che se si vuole trovare un capo etico e rispettoso degli animali è possibile. Per la verità sarebbe meglio rinunciare del tutto alla pelliccia vera o falsa che sia.
Sotto le finte pellicce le modelle hanno indossato magliette con slogan divertenti per dimostrare che la causa animale non è affare che riguardi solo gli animalisti ma tutti coloro che hanno a cuore le sorti del nostro Pianeta.
Via | Neoplanete
Foto | Neoplanete Defile-Paris-sans-Fourrure-Credit-Photo-Anna-Nenneman La-Chaine-du-Coeur-5

Il patrimonio di biodiversità della Terra non smette mai di stupirci ed ogni giorno nel mondo vengono scoperte nuove specie, alcune esistenti in natura da centinaia di anni ma ancora sconosciute all’occhio umano. E poi ci sono specie ibride, anche un po’ raccapriccianti se vogliamo, che creiamo noi in laboratorio per soddisfare i nostri scopi. Animali che possiamo incontrare solo oggi, nel Ventunesimo secolo, frutto di manipolazioni genetiche e della biologia di sintesi.
È il caso di Freckles, la capra che vedete nella foto sopra: a guardarla bene sembra una capra come tutte le altre. Una tenera capretta che sgambetta nel cortile insieme ai suoi fratellini, nulla di strano insomma. Se non fosse che Freckles nelle sue cellule ha anche i geni di un ragno. Dietro questa strana creatura c’è Randy Lewis, docente di genetica alla Utah State University.
Lewis ha una concezione a dir poco utilitaristica degli animali. Gli allevamenti del futuro dovranno fornirci esattamente quello di cui abbiamo bisogno e se per vivere meglio ci servono due caratteristiche appartenenti a specie diverse, non ci resterà che unirle creando una nuova specie. E Lewis vuole le proteine contenute nella seta del ragno.
Continua a leggere: La capra-ragno che produce latte di seta

Vivisezione: ne parlavamo nei giorni scorsi a proposito dell’annuncio dato dal Tg5 della chiusura del laboratorio Green Hill di Montichiari, nel bresciano, purtroppo solo un abbaglio mediatico. Torniamo a parlare di sperimentazione sugli animali a scopi scientifici perché dai dati Eurispes, contenuti nel Rapporto Italia 2012 appena pubblicato, emerge che l’86,3% degli italiani è contrario alla vivisezione.
Quattro italiani su cinque dicono no alle sperimentazioni in virtù dell’amore per gli animali, un sentimento che prevale nella maggioranza degli intervistati, mentre il 12,1% ritiene la vivisezione ammissibile ai fini della ricerca. L’amore per gli animali induce inoltre molti italiani, ben il 42%, ad adottare un cane piuttosto che un gatto.
Inoltre sono tanti a cambiare dieta proprio per evitare sofferenze agli animali, riducendo o eliminando del tutto il consumo di carne. Scrive l’Eurispes:
Le motivazioni indicate dagli intervistati circa la scelta di diventare vegetariani o vegani attiene principalmente all’attenzione per la salute (43,2%), seguita da un forte rispetto per gli animali, contro il loro sfruttamento da parte dell’uomo (29,5%), mentre soltanto il 4,5% adduce come motivazione la tutela e il rispetto dell’ambiente. Impegno, quest’ultimo, sicuramente seguito da una buona fetta della popolazione per altre vie.
Mobilità sostenibile ed acquisti consapevoli in testa. Altro dato emerso dal rapporto è l’avversità degli italiani per la caccia: tre su quattro, esattamente il 76,4% del campione di persone interpellato si è dichiarato contrario.

A quasi un anno dal terremoto e tsunami in Giappone e dall’incidente nucleare di Fukushima Daiichi, la situazione a Fukushima città non è cambiata: le radiazioni ci sono nonostante le rassicurazioni a chiacchiere del governo. E’ in atto da giorni iuna pacifica protesta delle mamme di Fukushima davanti la sede del METI, il ministero per l’Economia a Tokyo. Perché?
Purtroppo le mamme sono preoccupate per le conseguenze che avranno le radiazioni sulla salute e il futuro dei loro figli. Sono a chiedere, perciò al ministro Edano che le centrali nucleari spariscano dal Giappone. Per tutta risposta Edano ha dato l’ultimatum alle donne invitandole a sgomberare. E’ partito un tam tam sulla rete di blog in blog che ha portato a mettere in piedi una petizione con lettera da inviare al politico giapponese e in cui c’è scritto:
Caro Ministro Edano,
Come cittadini interessati, Le chiediamo di annullare l’ordine di allontanare le madri di Fukushima e gli altri manifestanti che pacificamente al di fuori del METI esprimono le loro idee e permettere loro di esprimere le loro speranze per un futuro sicuro e libero dal nucleare per tutti noi.Ogni cittadino dovrebbe avere la libertà di esprimere le proprie opinioni in uno spazio pubblico e La invitiamo a rispettare questo diritto fondamentale, consentendo che continui questa protesta non violenta.
Cordiali saluti,
Se vi va di partecipare potete farlo da qui.
Via | Le Blog de Fukushima
Foto | Fukushima information - Pierre Fetet
Siamo una Repubblica fondata sul petrolio. Nel caso avevate dubbi provate a riguardare la puntata di ieri di Servizio pubblico: in alto il video con la legittima incazzatura dell’operaio sardo indirizzata al Senatore Castelli (Lega) nonché ex ministro ai Trasporti, che per tutta risposta alza e se ne va.
Ma questo è solo uno dei tanti dettagli di questa vicenda. Il petrolio, con il suo costo e la sua necessità, sta strozzando l’Italia. Anzi, posso dire che sembra che il nostro Paese subisca una vera e propria crisi di astinenza da petrolio. Ma che inizia qui da noi perché siamo quelli che ne hanno più bisogno; siamo quelli che usiamo maggiormente trasportare merci su gomma; siamo quelli che lo usiamo maggiormente per produrre energia. Ma l’emergenza arriverà anche altrove: in Francia, Germania, Austria, Svezia. Cosa credete? Anche loro muovono merci su gomma e usano petrolio, un po’ meno di noi ma lo usano.
Ieri da Santoro un distantissimo Enrico Letta (Pd) faceva fatica a capire le ragioni della protesta del Movimento dei Forconi, confondendola più volte con le richieste degli autotrasportatori. I Signori della Terra e del Mare sono stati affamati dai signori del petrolio. E l’Italia che ha deciso di fondare la sua Repubblica sul petrolio e non sul lavoro paga alto il prezzo di questa scelta. Non ci vuole molto a capire che così non va.

Se siete tra le vittime del caro benzina di questi giorni: no problem! A Napoli vi prestano la bicicletta e vi insegnano anche scorciatoie e trucchi per pedalare in sicurezza. Dunque dopo l’appello di DaxPakk e l’annuncio che dopo l’estate ci sarà lapista ciclabile lunga 20 Km, ecco una risposta concreta dalla Ciclofficina Massimo Troisi che sulla loro pagina Fb scrivono:
Sono giorni che provi ad andare a lavorare e c’è più coda alla pompa che a un apple store di Pechino. La scuola non è mai stata così distante e si mormora che il 181 passerà il prossimo solstizio d’estate.
Ti viene da piangere, stanno tutti nervosi e hai anche fretta…
TI PRESTO LA BICI!
in occasione della nuova austerity 2012, la ciclofficina M.Troisi ti presta la bicicletta per un giorno.
Devi muoverti tra giù napoli e il vomero? con la bici puoi andare in funicolare e paghi solo il tuo biglietto.
Devi andare avanti e indietro per il centro? tra ztl e aree pedonali puoi solo divertirti.
Devi raggiungere fuorigrotta venendo da barra? niente di più facile, la brezza marina ti dà anche una spinta.MA SOPRATTUTTO, NON HAI MAI USATO LA BICI IN CITTA’ ED HAI UN PO’ PAURA?
stiamo qui apposta, conosciamo tutti i trucchi e le scorciatoie per farti arrivare in ufficio o a scuola nel modo più divertente, veloce e pratico che esiste.scrivici a ciclofficini@inventati.org per sapere come avere la bici e per lanciare quest’azione di puro amore, unisciti a noi, VENERDI 27 ore 18.30 a Piazza del Gesù: pedalata in libertà. Anche venerdì, se ti serve, scrivici per prenotare il prestito…Per chi intende prenotare la bici in altri giorni è necessario scrivere una mail.
Grazie a Francesco Apperti per la segnalazione su Fb.
Foto | Ciclofficina su Fb

Si apre dal 27 aprile al 1° maggio il Vegan Fest che si terrà in Versilia nella stupenda cornice del Palazzo Mediceo di Seravezza (Lucca). La direzione artistica è affidata a Red Canzian che sta preparando per i cinque giorni un cartellone fatto di concerti, spettacoli teatrali, proiezioni. Ma ci saranno anche corsi di cucina, conferenze, mostre e presentazioni. L’ingresso è gratuito e i costi da sostenere per chi partecipa in qualità di espositore sono bassissimi. Non solo: ma essendo un evento che si fonda sull’etica saranno presenti gratuitamente anche associazioni animaliste e umanitarie.
Dunque ecco che si rende necessaria la collaborazione di volontari:
Se sei Vegetariano, Vegan o comunque attento e sensibile agli aspetti etici ed ecologici che il VeganFest rappresenta, ti invitiamo a dare anche il tuo contributo nel promuovere l’evento.Puoi aiutarci in molti modi, mettendoti a disposizione durante i 5 giorni del VeganFest, ma anche semplicemente distribuendo nella tua città i volantini che possiamo spedirti insieme a delle indicazioni su come svolgere questo compito al meglio. Se vuoi anche tu contribuire al VeganFest, contattaci: volontari@veganfest.it
Via | Promiseland
Quello che vedete a sinistra è un pannello solare termico ottenuto spendendo meno di 5 euro. Dunque non ho provato personalmente a costruirlo ma ho letto questo tutorial in francese (l’originale in inglese è qui) .
Per arrivare a un così basso budget si consiglia di usare materiali da riciclo. Ovviamente per il pezzo principale, la griglia che vedete a sinistra in foto, è da ricercarsi in un vecchio frigorifero. Non smontate quello nuovo! Sostanzialmente si crea un telaio su cui è montata la griglia e il circuito in cui passa l’acqua. Il liquido sarà riscaldato dal sole.
Non so se funziona realmente ma se ho a tiro una griglia del genere provo a costruirlo anche io.
Siamo nel pieno di una nuova guerra tra gli Stati Uniti e l’Iran, semmai non ve ne foste accorti. Ebbene al centro della discordia la questione uranio arricchito. Come prima risposta a questi segnali di tensione gli Usa mettono in acqua 80 delfini addestrati e che hanno il compito di installare transponder acustici in aree marine infestate da mine. Il che li porta a sostenere rischi enormi e tra l’altro nessuno ha mai quantificato gli incidenti di cui sono stati vittime.
Spiega Peter Singer docente di Bioetica all’Università di Princeton che l’uso che fanno gli americano dei delfini è un vero e proprio attacco alla biodoversità:
Gli animali sono consapevoli e capaci di soffrire o godere della loro esistenza, non sono cose che possiamo usare per la nostra convenienza. Anche se appartengono a specie diverse non dobbiamo ignorare i loro interessi. Tutti i soldati americani sono volontari, ma anche i soldati di leva hanno alcuni diritti di base. I delfini sono trattati come soldati ma non hanno diritti e sono usati come schiavi. Il tredicesimo emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti vieta la schiavitù.
Via | Zagreenweb
Foto | Flickr