In Italia 615mila maiali in meno e i salumi Dop segnano un -10%

Nell’ultimo lustro, la concorrenza sleale dei mercati esteri ha ridotto di un decimo la produzione dei salumi Dop. Colpa di un sistema che lascia agli allevatori solo il 18,5% dei ricavi

In cinque anni la produzione dei salumi Dop come i prosciutti crudi di Parma e San Daniele, il culatello di Zibello e la coppa piacentina sono diminuiti del 10%. Si mangia e si vende meno? Assolutamente no. A far abbassare le quote di mercato dell’alta gamma dei prosciutti è la concorrenza di falsi salumi italiani di provenienza straniera.

È la Coldiretti a lanciare l’allarme sul futuro di una filiera che rappresenta uno dei settori di punta della produzione agroalimentare nazionale e che dà lavoro a 105mila persone fra allevamento, trasformazione, trasporto e distribuzione.

Soltanto nell’ultimo anno gli allevamenti italiani hanno perso 615mila capi di suini e la chiusura degli allevamenti è stata causata dall’impossibilità di coprire i costi di produzione con i prezzi ribassati a causa della concorrenza di prodotti stranieri di bassa qualità.

A causa della mancanza dell’obbligo di indicare la provenienza sull’etichetta dei prodotti, due prosciutti su tre, in Italia, vengono prodotti con maiali allevati in Olanda, Danimarca, Francia, Germania e Spagna. Il calo dei capi è dovuto anche all’iniquità della ripartizione dei proventi: ogni 100 euro spesi dai consumatori, 48 vanno al distributore commerciale, 22,5 al trasformatore industriale, 11 al macellatore e soltanto 18,5 all’allevatore. Se all’allevatore i maiali vengono pagati 1,4 euro al chilo, il consumatore spende in media 23 euro al chilo per un prosciutto Dop. In Italia sono attualmente allevati 8,7 milioni di maiali (contro i 9,3 del 2012) che sono destinati al 70% alla produzione dei 36 salumi che hanno ottenuto il riconoscimento di prodotto Dop dall’Unione Europea e sui quali ruota un giro d’affari di 20 miliardi di euro.

Via | Coldiretti

Foto © Getty Images

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