Shell abbandona le trivellazioni nell’Artico: c’è poco petrolio

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Shell ha annunciato l’intenzione di voler abbandonare l’Artico dove stava compiendo sondaggi alla ricerca di idrocarburi. Il motivo? Nessuna crisi di coscienza, ma solamente la constatazione che nella zona non vi sono petrolio e gas in quantità sufficiente a legittimare le perforazioni.

Negli scorsi mesi Greenpeace aveva condotto un’aspra battaglia per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sui pericoli della strategia “artica” del colosso petrolifero. Dopo l’annuncio, Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International, ha parlato di “un'enorme vittoria per milioni di persone che si sono opposte ai piani di Shell” e di “un disastro per le altre compagnie petrolifere che hanno interessi in quella regione”, in modo particolare per Shell che “ha scommesso pesantemente sulle trivellazioni nell'Artico e oggi ha rimediato una sonora sconfitta, sia in termini di costi che di reputazione pubblica”, tornando “a casa a mani vuote”.

Dopo il dietrofront e a poche settimane dalla COP21 di Parigi, Greenpeace vuole approfittare delle nuove condizioni favorevoli venutesi a creare e chiedere a Barack Obama di cancellare ogni altro progetto di trivellazione nell’area, rendendo l’Artico una zona off limits.

Greenpeace ha fatto sapere che questo risultato, per certi versi inatteso, non è un traguardo, ma un punto di partenza per difendere un territorio che fa gola a molte nazioni, oltre agli Stati Uniti, anche la Russia e la Danimarca (sotto cui ricadono i giacimenti della Groenlandia). Quindi le battaglie per la difesa dell’Artico continueranno “con maggiore passione e con più forza. Chiediamo l'istituzione di un santuario nelle acque internazionali attorno al Polo Nord, e dopo le notizie di oggi speriamo che questo nostro obiettivo sia più vicino” ha poi concluso Naidoo.

Via | Ansa

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