Il 55% degli italiani mangia cibo scaduto

Consumers peruse the fridge shelves at a supermarket on August 18, 2015 in Coutances, northwestern France. AFP PHOTO/CHARLY TRIBALLEAU        (Photo credit should read CHARLY TRIBALLEAU/AFP/Getty Images)

Più della metà degli italiani, esattamente il 55%, mangia alimenti confezionati oltre il limite indicato dalle etichette. A dirlo è un’analisi compiuta da Coldiretti sulla base dei dati Eurobarometro del settembre 2015, dai quali emerge che meno di un terzo (32%) li butta via, l’11% decide in base al tipo di alimento e il 2% non risponde.

Secondo Coldiretti molti italiani hanno problemi nell’interpretare correttamente le etichette e, in modo particolare, la differenza fra “da consumarsi preferibilmente entro il…” e “da consumarsi entro”. Quest’ultima dicitura è sia la data dopo la quale il prodotto non può più essere messo in commercio, sia quella in cui l’alimento non deve più essere consumato perché si potrebbe incorrere in problemi di salute.

Questa dicitura si applica a prodotti preconfezionati rapidamente deperibili come il latte fresco (7 giorni) e le uova (28 giorni) e vale indicativamente per tutti i prodotti con una durabilità limitata ai 30 giorni.

Il Termine Minimo di Conservazione – “da consumarsi preferibilmente entro”- indica, invece, la data fino alla quale il prodotto alimentare conserva le sue proprietà organolettiche e nutrizionali e può essere consumato anche dopo la data di scadenza, ovviamente senza andare troppo in là nel tempo.

In ogni caso è buona norma controllare sempre – specialmente per le conserve e per gli alimenti sottovuoto – l’integrità delle confezioni. Al di là delle date di scadenza, infatti, durante il trasporto alcune confezioni come i barattoli possono ammaccarsi perdendo il vuoto: quando si apre la confezione è dunque consigliato fare attenzione che facciano il classico clac dovuto al vuoto d’aria.

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