Demain, strategie per ripensare il futuro

Il documentario di Cyril Dion e Mélanie Laurent ha aperto la diciannovesima edizione di Cinemambiente

Demain di Cyril Dion e Mélanie Laurent ha aperto ieri sera la diciannovesima edizione di Cinemambiente in un Massimo 1 sold out. Gaetano Capizzi e Francesco Giai Via, rispettivamente direttore e responsabile della programmazione del festival torinese, non potevano scegliere un documentario migliore per la serata d’apertura perché Demain è un film che non si limita a mostrare i pericoli di uno sviluppo infinito ma traccia strade alternative, superando, come lo stesso Dion ricorda, la dicotomia crescita-decrescita, per un nuovo modello economico-sociale mutuato dalle leggi di natura.

Abbiamo incontrato Cyril Dion (che è anche portavoce e co-fondatore del Mouvement Colibris) qualche ora prima dell’anteprima italiana del suo film e gli abbiamo chiesto quale sia stata l’idea alla base di un film che abbraccia molte discipline e spazia fra temi solo apparentemente distanti per spiegare quanto questi siano in realtà molto vicini fra loro:

“La nostra idea era proporre un’altra idea del futuro, dimostrare che tutto è interdipendente e che è necessario passare da una società piramidale, nella quale vi è un’organizzazione gerarchica, a una società ispirata alla natura, agli ecosistemi nei quali tutte le cellule sono connesse. Se vogliamo che un sistema funzioni dobbiamo superare il concetto di monocoltura. E, attenzione, perché non sto parlando solo di monocoltura agricola. Girando per le strade di Torino ho ritrovato i marchi che si incontrano in tutte le città europee. Monocoltura significa standardizzazione dell’economia, del commercio, ma anche dell’educazione e dell’insegnamento”.

Anche se a un primo approccio la posizione di Dion potrebbe essere assimilabile a quella decrescitista, il regista specifica come la dicotomia fra crescita e decrescita debba essere superata perché comunque legata a un vecchio concetto di economia sviluppista:

“Bisogna uscire dal dibattito fra crescita e decrescita per reinventare un nuovo modello. Il potere cerca di concentrare le risorse, l’alternativa è ripensare l’economia valorizzando le imprese locali, le economie locali e circolari, permettendo che gli oggetti vengano costantemente riciclati”.

Dion pone l’accento sulle monete alternative e sulle valute locali che consentono di liberarsi dalla sottomissione alla finanza e alle logiche del debito e dell’interesse. Inoltre, è vitale ripartire le ricchezze in maniera più equa (ri)dando il giusto ruolo al lavoro.

Relativamente alla COP21, Dion è convinto che l’accordo sia più che altro “simbolico”, importante certo, per l’impegno preso dalle nazioni aderenti, ma ancora molto lontano – a causa dell’eccessiva burocrazia – dall’avere reali effetti sulla vita delle persone e sulla salvaguardia dell’ambiente.

Il documentario Demain di Dion e Laurent è suddiviso in cinque capitoli che propongono altrettanti modelli alternativi nei campi agricolo, energetico, economico, educativo e politico.

Nella prima parte del film, dedicata all’agricoltura, viene mostrato come a Detroit, città socialmente desertificata dal crollo dell’industria automobilistica, siano sorte ben 1600 fattorie urbane nelle quali i cittadini coltivano e consumano i propri ortaggi. È una piccola ma importantissima rivoluzione per un Paese nel quale il cibo percorre in media 2400 km per arrivare dal produttore alla tavola del consumatore.

Nel capitolo sull’energia vengono mostrati gli esempi virtuosi di Malmö, Reykjavik, Copenaghen e dell’isola della Reunion dove si lavora per arrivare all’ambizioso traguardo di una copertura al 100% delle energie rinnovabili. La capitale danese è, come sempre, il modello per le città del futuro: il 67% degli abitanti di Copenaghen si muove senza utilizzare mezzi privati e il 26% utilizza la bicicletta.

La quarta parte affronta il tema delle valute alternative, illustrando esempi che funzionano come quello di Totnes dove si stampano banconote da 21 (!) sterline. Nel capitolo sull’istruzione Demain si sposta in Finlandia dove l’insegnamento viene considerato come una ricchezza nazionale: “Qui non perdiamo tempo a valutare, ma ci concentriamo sull’insegnare”. Speriamo che qualcuno del nostro Ministero dell’Istruzione prenda spunto…

L’ultimo capitolo è dedicato alla politica. È l’ultimo tassello da risanare e fra gli intervistati c’è David Van Reybrouck che propone un modello a sorteggio come alternativa alle elezioni, portando esempi concreti di come questo sistema funzioni.

Il documentario si muove fra Europa, Stati Uniti, India e Africa. Anche nell’incontro con la stampa, Dion sottolinea come in alcuni Paesi si stia veramente cambiando verso: in Cina, per esempio, sono attivi parchi eolici che pareggiano l’energia che verrebbe prodotta da 38 centrali nucleari. Contestualmente, però, la Cina sta praticando il land grabbing in Africa, dove i terreni vengono strappati all’agricoltura familiare per sfamare gli abitanti della più popolosa nazione del mondo.

“Per eliminare povertà e conflitti non c’è altra soluzione che l’autonomia alimentare e della produzione. Ciò non significa chiudersi, significa generare cellule sane, fra loro interdipendenti e in grado di interagire in modo equilibrato”,

ha detto Dion che, anticipando la visione del film, ne ha ribaditi gli obiettivi agli spettatori di Cinemambiente:

“In passato ci siamo innamorati di un racconto, quello proveniente da Hollywood e dagli Stati Uniti, che ci ha fatto pensare che saremmo stati felici consumando e producendo all’infinito. Questa narrazione ha trasformato il nostro mondo. Ecco, quando abbiamo deciso di girare Demain, abbiamo pensato a come fare per far innamorare le persone di un altro modello. E, per questo, abbiamo fatto un film pieno di speranza, con persone alle quali spero gli spettatori vogliano assomigliare”.

Missione compiuta Cyril.

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