Europa-Cina, nella guerra dei dazi ci rimettono (anche) i consumatori

Sui nuovi dazi ai pannelli solari si gioca un’importante partita degli equilibri fra Unione Europea e Cina. Una chiusura che rischia di danneggiare, sebbene in ambiti diversi, i rispettivi mercati

Europa e Cina sono nel bel mezzo di una guerra commerciale: da una parte un Continente economicamente agonizzante che gioca in difesa, dall’altra una superpotenza che inizia a scricchiolare e comincia a fare i conti con la disoccupazione dopo un ventennio di sviluppo inarrestabile. Fra questi due mondi, le cui relazioni economico-mercantili sono vecchie di un millennio, i rapporti di forza vengono ricalibrati, ora, con una guerra doganale e daziale che, dietro alle ritorsioni di bassa lega, nasconde radici profonde.

I pannelli solari a buon mercato prodotti dalla Cina non vanno a genio ai petrolieri e, allora, largo ai dazi protezionistici. Fino a qualche giorno fa si parlava di tariffe medie del 47%, una specie di cappio al collo dell’export green, poi il commissario europeo Karel De Gucht si è limitato all’11,8%, prorogando di altri due mesi le trattative con Pechino. Se non si dovesse trovare l’accordo, ad agosto entrerebbero in gioco i dazi più alti che precluderebbero ai prodotti cinesi la via dell’Europa.

La reazione dei cinesi è stata un’immediata indagine sui vini europei, specialmente quelli italiani, poi quella sull’acciaio prodotto nel Vecchio Continente. Una guerra commerciale vera e propria. Anche perché con 50mila gigawatt installati, il Vecchio Continente è un mercato di sbocco dieci volte più grande di quello statunitense, un business che, nel 2012, è stato di 21 miliardi di euro.

“Non vi piacciono i nostri pannelli? Il vostro vino sa di tappo”. Più o meno è questo quello che devono aver pensato ai piani alti dei grattacieli di Shangai. Anche una soluzione negoziale, basata su un sistema di quote, sarà comunque un duro colpo per l’industria cinese dei pannelli che sta già subendo un pesante contraccolpo con una serie di fallimenti a catena. La capacità produttiva globale è, attualmente, doppia rispetto alla capacità di assorbimento del mercato.

A farne le spese saranno anche i consumatori europei: negli ultimi mesi, da quando è stato imposto l’obbligo di registrazione che consente di applicare dazi retroattivi sui loro prodotti, i prezzi hanno ricominciato a salire. Non solo negli States, anche in Europa le lobby petrolifere sanno quali strade percorrere per frenare l’evoluzione verso la green economy. E anche l’industria del solare europea trema: il timore è che collassi un mercato che fornisce lavoro a 175mila persone per un giro d’affari di 18 miliardi di euro.

Intanto il caso dei dazi Ue sui pannelli solari cinesi e l'immediato annuncio della Cina di aprire un'indagine antidumping sul vino europeo sarà uno dei temi al centro del Consiglio Ue commercio che si terrà domani, venerdì 14 giugno, in Lussemburgo.

Via | Ansa

Foto © Getty Images

 

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