Brutte notizie per gli abruzzesi: nei pressi di Ortona potrebbe presto sorgere un deposito di Pet Coke e, di conseguenza, potrebbero transitare 75.000 tonnellate di questo pericolosissimo scarto del petrolio (anche se il governo italiano, i barba alle direttive europee, lo considera un combustibile e non un rifiuto speciale).
L’azienda che vorrebbe costruire il deposito ha chiesto l’esonero dalla procedura di Via e ora spetta alla Regione dare il suo parere in merito.
Non sapete cosa sia il Pet Coke? Un esponente di Legambiente una volta lo definì “quel che resta dalla lavorazione del maiale petrolio”. Il Wwf Abruzzo, che si prepara a dar battaglia, ne da questa definizione:
Il Pet-Coke è l’ultimo prodotto delle attività di trasformazione del petrolio, tanto da guadagnarsi il nome di “feccia del petrolio”. Contiene una miscela di sostanze estremamente pericolose, come idrocarburi policiclici aromatici (IPA), metalli pesanti(vanadio, nichelio), alto contenuto di zolfo (anche oltre il 7%) e cloro. Le sostanze contenute nel pet-coke oltre ad una tossicità intrinseca sono indicate anche come cancerogene (come il benzopirene) e/o mutagene. La prima proprietà provoca tumori di vario genere, la seconda modificazioni genetiche, tra cui malformazioni nei nascituri
Volete sapere cosa pensa chi vive e lavora vicino al Pet Coke? Chiedetelo agli abitanti di Gela, in Sicilia, dove il Pet Coke viene bruciato all’interno della centrale termoelettrica del polo petrolchimico. Guardate qui…
Via | Wwf Abruzzo
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In estrema sintesi: olive oil contro oil e basta. Il “territorio” da una parte, l’”industria” dall’altra. In mezzo il trucco: il lavoro. Nei giorni scorsi Confindustria Abruzzo ha lanciato una campagna stampa per informare i cittadini sulle ragioni per dire sì alle trivellazioni nella regione. Una sorta di manifesto contenente tutti i motivi per i quali gli abruzzesi dovrebbero essere ben contenti di avere l’industria del petrolio e del gas in casa.
Ora è arrivata anche la controcampagna di stampa, messa in atto dalle associazioni ambientaliste per difende le ragioni degli abruzzesi contro quelle dei petrolieri. Un altro manifesto carico di buoni motivi per chiedere che la stessa industria del petrolio faccia le valige. Iniziamo dalle ragioni del petrolio:
In 75 anni di attività in Abruzzo mai nessun incidente ambientale. NEl 1935, ad Alanno, è stato scoperto il primo giacimento petrolifero italiano: da allora la grande professionalità dei tecnici e il rispetto delle norme di sicurezza hanno permesso di generare sviluppo, nel pieno rispetto dell’ambiente. La presenza di idrocarburi ha consentito la nascita e lo sviluppo dell’industria abruzzese. Di fatto dal 1935 la Regione dei Parchi ha costruito una pacifica e prolifica co-esistenza tra natura e idrocarburi
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Not in my back yard, e manco in quello del mio vicino. Il Wwf abruzzese non vede di buon occhio il progetto di produrre energia idroelettrica in Montenegro e portarla poi in Italia tramite l’elettrodotto Tivat-Villanova. Secondo la sezione regionale dell’associazione ambientalista, infatti, l’energia elettrica prodotta dall’altro lato dell’Adriatico avrebbe un impatto devastante sull’ambiente montenegrino.
Il progetto in questione prevede la costruzione di quattro dighe sul fiume Moraca, che alimenta il lago di Scutari, un’area troppo preziosa e delicata per reggere all’impatto delle centrali idroelettriche:
Il lago di Scutari, il più grande dei Balcani, è una zona umida di importanza mondiale ai sensi della Convenzione di Ramsar. Una delle caratteristiche principali di questo lago è la variabilità stagionale del livello dell’acqua condizionato in parte da quello del suo principale affluente, il fiume Moraca. È questa variazione nei livelli delle acque del lago che determina la formazione di estesi saliceti, canneti e vaste aree di vegetazione galleggiante dove trovano ospitalità circa 1.900 specie di piante, 54 specie di molluschi di acqua dolce, 16 di anfibi, 28 di rettili, 57 di mammiferi e 281 di uccelli, tra cui il Pellicano Dalmata, simbolo del lago. L’intera zona è formata da fiumi e canyon inseriti nella rete Smeraldo, una selezione di siti nei paesi confinanti con i Paesi dell’Unione Europea ritenuti indispensabili per la protezione della Rete Natura 2000
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Una quindicina di consiglieri regionali abruzzesi hanno presentato una richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio regionale dell’Abruzzo. Unico argomento all’ordine del giorno: le perforazioni petrolifere nella regione, in terra e in mare.
La richiesta segue quella, identica, avanzata dalla rete di associazioni Emergenza Ambiente Abruzzo, assai preoccupata per le dimensioni che sta assumendo il business del petrolio nella regione. In una lettera inviata dalla rete di associazioni (che include anche Legambiente e WWF) si legge:
Circa la metà del territorio abruzzese, oltre 5.300 kmq, è interessata da attività inerenti la ricerca, l’estrazione e lo stoccaggio di idrocarburi: 221 sono i comuni coinvolti ed oltre 1 milione i cittadini residenti interessati. Ancora più preoccupante risulta essere la situazione a mare: oltre 6.300 sono i kmq distribuiti lungo l’intera area costiera
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Cosa farne di tutti i rifiuti e le macerie de L’Aquila dopo il terremoto? Dell’emergenza macerie vi avevamo già parlato a novembre, ma sembra che da allora la situazione non sia cambiata: gli aquilani sono scesi in piazza per protestare contro le macerie, abbandonate ad ingombrare là dove si dovrebbe ricostruire. Sono scesi a gridare il proprio sdegno contro quasi 4,5 milioni di tonnellate di rifiuti tutti insieme in corteo, da piazza Palazzo a piazza Duomo.
La simbolica manifestazione, ribattezzata Rivolta delle Carriole, è stata organizzata per chiedere lo sgombero del centro della città dalle macerie del terremoto del 6 aprile 2009: un corteo ha sfilato con le carriole piene di detriti e macerie, l’altro con le carriole piene di materiali di recupero, utili alla ricostruzione.
Secondo Legambiente se si spostasse solo 1/3 delle macerie si potrebbe iniziare a lavorare su quasi 10.000 edifici danneggiati dal sisma. Per permettere lo smaltimento delle macerie, oggi considerate come rifiuti urbani e destinate allo smaltimento in Abruzzo, i rifiuti dovrebbero essere trattati preventivamente in modo da poter uscire dalla regione per essere smaltiti.
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Sembra proprio che i conflitti di competenza tra Stato e Regioni in fatto di energia non debbano terminare mai: dopo la decisione presa dal Governo di impugnare di fronte la Corte Costituzionale le leggi anti-nucleare di Puglia, Campania e Basilicata, ora arriva quella di impugnare anche la legge regionale abruzzese che bloccava le attività del Centro Oli di Ortona. Non è, tra l’altro, la prima volta che accade perché la stessa legge era già stata impugnata in precedenza esattamente un anno fa.
In pratica il Governatore abruzzese Giovanni Chiodi non ha fatto altro che bloccare fino al 31 dicembre 2010 tutte le attività di ricerca ed estrazione di petrolio e gas naturale nei parchi e nelle aree protette, cioè buona parte di quelle che contengono i pozzi e i giacimenti di gas e petrolio.
Il Governo, da parte sua, come aveva impugnato la legge che bloccava le estrazioni fino al 31 dicembre 2009, ha impugnato anche questa proroga di un anno. Riproponendo anche la stessa tesi, cioè quella che le attività industriali relative al settore idrocarburi sono da inquadrare nel settore della produzione di fonti di energia, che è materia regolata dal diritto comunitario e statale, non regionale.
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Abruzzo. Provincia dell’Aquila. 6 Aprile 2009. Ore 3:32. La terra trema. Per molti è condannata a non essere più la stessa, questa terra, ricca di storia, di sogni, di falchi che popolano il nostro immaginario e che vogliono continuare a volare su questi castelli, forse ruderi, ma vivi, come la gente che ancora è rimasta che e vuole continuare ad esserci .
Ora, molti aquilani sono ancora senza una casa, oppure un tetto sì, ce l’hanno, ma distante dal paese di origine, anche di qualche km, in una villetta a schiera che non parla più la lingua di questi boschi condannando alcuni tra i centri urbani i più belli del mondo, all’oblio. Ma non a Pescomaggiore, piccolo centro a 15 km dall’Aquila, e soprattutto, non oggi! EVA - l’Eco Villaggio Autocostruito infatti, è l’esempio più straordinario della vita che ricomincia e lo fa partendo proprio dall’ecologia, dal rispetto del territorio… e a prezzi straordinariamente bassi! Il tutto grazie alla cooperazione di alcuni tra gli abitanti di questo magnifico posto che, rimasti senza casa, hanno deciso di rimboccarsi le maniche ricostruendo, da soli, ciò che non li soddisfaceva.
Qui, dunque, si ricomincia sul serio con l’allegria e la bellezza delle cose fatte insieme ascoltando quelli che per qualcuno sono i consigli degli spiriti della natura e per altri i precetti dell’eco-edilizia. L’unico problema? Occorrono fondi: meno di 150 mila euro per ben 7 abitazioni. Pochi, eppure troppi per chi ha perso davvero ogni cosa. Per dare una mano o semplicemente vedere come procedono i lavori basta cliccare qui.
Pasolini diceva che per sanare le piaghe della società occorreva tornare al bello e alla natura. Oggi più che mai questa affermazione risulta vera. Perché l’appartenenza ad un territorio é qualcosa che non si può far rubare neppure dalla terra stessa. E’ qualcosa che ti scava dentro e forgia te stesso, ogni giorno.
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Dopo l’Abruzzo, e il Mugello, anche le Marche sono state scosse dal terremoto, il più forte che si sia registrato nella zona negli ultimi 10 anni. Stamattina, all’alba, si è verificato un terremoto di magnitudo 4,6 Richter, con epicentro nella zona di Macerata. Tanta paura tra i cittadini, corsi in strada, ma nessun danno.
Il terremoto si è verificato ad una profondità di circa 38 km, profondità superiore alla media dei terremoti appenninici, che di solito si verificano a 15 km dalla crosta terrestre. La scossa è stata percepita nelle province di Macerata ed Ancona, ed i comuni più vicini all’epicentro sono stati Recanati, Montecassiano, Montefano, Appignano, Osimo, Santa Maria Nuova.
La scossa è stata un evento isolato, perché in seguito non se ne sono verificate altre, né ci sono state scosse di assestamento. Secondo l’Istituto Nazionale di geofisica e vulcanologia, il terremoto, avvenuto a tale profondità, è il più forte degli ultimi 10 anni nelle Marche, ed è dovuto alla flessione della placca adriatica sotto l’appennino.
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La città di Pescara è malata di inquinamento acustico, secondo i dati rilasciati da una ricerca dell’Agenzia regionale per la Tutela dell’ambiente, sulla base dei quali il WWF Abruzzo ha chiesto chiarimenti alle autorità competenti.
Dal dossier emergono notevoli criticità per quanto riguarda i livelli di rumore della città di Pescara, soprattutto per alcuni siti particolarmente sensibili, quali il Liceo Classico di via Firenze, il Conservatorio, l’Università, l’Ospedale Civile. In tutti questi siti i livelli di inquinamento acustico superano abbondantemente i limiti imposti dalle norme.
I dati superano anche i limiti di inquinamento suggeriti dall’OMS per le ore notturne, mettendo a rischio le ore di riposo degli abitanti, con conseguenze sulla salute e sul sistema cognitivo.
I numeri del 2009 confermano i dati sull’elevato livello di inquinamento acustico già registrati nel 2004, senza che nessuno, in questi 5 anni, abbia preso decisioni in materia di sicurezza e prevenzione. Per questo il WWF Abruzzo ha chiesto al sindaco di Pescara di provvedimenti per la regolamentazione del traffico, come l’aumento di piste ciclabili, la creazione di corsie preferenziali per i mezzi pubblici, progetti di car sharing, perchè è proprio il traffico cittadino che crea la situazione di rumore di cui è malata Pescara.
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Questa storia inizia il 10 novembre scorso. Devil è un rottweiler di 11 anni di proprietà del titolare di un colorificio che abita in una villa a Sambuceto - è una frazione di San Giovanni Teatino, in provincia di Chieti. Ogni tanto, un dipendente della ditta, Gabriele Ferri, di 61 anni, lavora nella villa come giardiniere, ed il cane lo conosce.
Quella mattina Gabriele Ferri viene trovato morto. Sulla sua testa e sul suo volto ci sono delle ferite, ed il cane è accanto a lui. Lo accusano di aver ucciso l’uomo. Devil fino ad allora non aveva mai dato segni di aggressività, e dopo la tragedia si è lasciato riportare nel box da un estraneo, ma il suo destino sembra segnato.
Dopo l’ordinanza del sindaco, e una volta ottenuto il consenso dei padroni, il servizio di veterinaria dell’ASL di Chieti avrebbe già soppresso il cane se nel frattempo non fosse intervenuta la LAV.
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