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Studio europeo conferma: nel 2020 le tecnologie CCS saranno competitive

pubblicato da Simone Muscas

CO2Sarà che l’idea non mi è mai parsa particolarmente entusiasmante o sarà semplicemente per il fatto che fra gli esperti del settore aleggia da sempre un certo pessimismo sulla questione, fatto sta che continuo a restare fortemente scettico sull’effettiva fattibilità della competitività delle tecnologie per la cattura e lo stoccaggio della CO2, la cosiddetta CCS (Carbon Capture and Storage).

Eppure, nonostante tutto, ho letto nei giorni scorsi di uno studio realizzato dagli esperti della Zero Emissions Platform (ZEP), la piattaforma di ricerca europea che punta a realizzare centrali elettriche a combustibili fossili con zero emissioni, secondo il quale la tecnologia CCS, fra meno di dieci anni, si rivelerà competitiva in termini di costi praticamente con quasi tutte le fonti di energia ad emissioni praticamente nulle (fotovoltaico, eolico e nucleare). Lo sviluppo della CCS, dice inoltre lo studio, avrà un impatto socio-economico importante in Europa in termini di creazione di nuovi posti di lavoro e di potenziamento dell’industria.

Le tecnologie CCS, si evince, permetteranno quindi di assicurare dopo il 2020 il 20% dei tagli richiesti delle emissioni di CO2 dall’UE per contenere l’aumento della temperatura terrestre. Senza l’introduzione della CCS, viene infine specificato nello studio, i costi per poter ottenere un analogo risultato sarebbero superiori di circa 70 punti percentuali. Se i risultati della ricerca si dimostreranno veritieri la tecnologia, ora sperimentale su scala mondiale, dovrebbe quindi diffondersi in maniera molto rapida.

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Canada: al via il progetto per un impianto di cattura e sequestro di CO2 più grande al mondo

pubblicato da Simone Muscas

Emissioni CO2Più volte su Ecoblog abbiamo parlato della tecnica di cattura e sequestro della CO2 (CCS, Carbon Capture and Storage) e sull’argomento sono stati numerosi i lettori che hanno espresso i loro (leciti) dubbi sulla tecnologia. Nel mondo infatti sono presenti ancora pochi impianti dotati di questo sistema (spesso soltanto in via sperimentale), tuttavia in ottica futura c’è qualcuno che vede questa possibilità come la vera via d’uscita per un utilizzo del carbone come fonte di energia a basso impatto ambientale.

In riferimento a ciò vorrei segnalarvi un progetto canadese per il quale il governo della provincia indipendente del Saskatchewan ha dato l’ok nei giorni scorsi. Tale progetto prevede un investimento di circa 840 milioni di euro per realizzare un impianto CCS da applicare ad una delle 6 unità a carbone della centrale di Boundary Dam, presso Esteven. L’unità interessata è in corso di ammodernamento ed rientrerà in servizio con una potenza di 110 MW. L’impianto di cattura e sequestro consentirà l’abbattimento di circa un milione di tonnellate di CO2 all’anno, equivalenti più o meno alle emissioni prodotte da 250.000 autoveicoli.

Si tratta del maggiore progetto di CCS applicato ad una centrale a carbone attualmente in fase di realizzazione al mondo. L’anidride carbonica catturata verrà stoccata in pozzi petroliferi in via di esaurimento. L’entrata in servizio dell’impianto è prevista per la fine del 2014. Assisteremo nei prossimi anni al proliferare di queste tecnologie?

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Enel inaugura il Carbon Capture and Storage a Brindisi

pubblicato da alessandra

L’ Enel ha inaugurato ieri a Brindisi il primo impianto pilota a tecnologia CCS (carbon capture and storage) nel nostro paese. L’innovazione, attiva a partire dal 2012, dovrebbe permettere la cattura e il successivo confinamento della Co2 prodotta dalla centrale a carbone Federico II per la produzione di energia elettrica entro formazioni geologiche (tra cui giacimenti esauriti di gas, rocce porose o cavità acquifere saline) consentendo un drastico ridimensionamento della sua concentrazione nell’atmosfera.

Tra numerose polemiche che infiammano la comunità scientifica internazionale e la necessità di ridurre la concentrazione di sostanze inquinanti nell’aria, l’Enel è riuscita ad avvantaggiarsi dei cospicui finanziamenti dell’UE (100 milioni di euro) previsti nello “European Energy Programme for Recovery” garantendosi, in questo modo, anche la copertura per l’estensione del progetto all’impianto a carbone di Porto Tolle, in provincia di Rovigo. Altri 7 progetti dimostrativi di questo tipo saranno presto portati avanti nel territorio dell’Unione.

Secondo le stime Enel, l’impianto CCS di Brindisi potrà essere in grado di trattare 10 mila metri cubi l’ora di fumi provenienti dalla centrale a carbone, separando circa 2,5 tonnellate l’ora di CO2, per un tetto massimale calcolato intorno alle 8mila tonnellate annue quanto, cioè, sarebbero in grado di assorbire 800mila alberi. Successivamnete, poi, la CO2 trattata sarà trasferita al sito Eni/Stogit di Cortemaggiore (Piacenza), dove si provvederà a immagazzinarla nel sottosuolo…

Via | Youtube

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Catturare l'anidride carbonica con una spugna di tecno-cristalli?

pubblicato da Peppe Croce

Dal blog di Sorgenia, azienda che produce energia elettrica da fonte rinnovabile e non, apprendo la curiosa notizia di un recente studio sul Carbon Capture and Storage (CCS), cioè sulle tecnologie in grado di estrarre l’anidride carbonica dai camini delle centrali termoelettriche alimentate da carbone o altri combustibili fossili.

Si tratta di una sorta di spugna fatta di cristalli creati in laboratorio che avrebbero la capacità di catturare una serie di gas, CO2 compresa. Tali gas, in seguito, possono essere rilasciati (si sciacqua la spugna?) e riutilizzati in altri processi industriali. A guidare questo esperimento è stata Deanna D’alessandro, ricercatrice all’università di Sydney, che così descrive il processo:

I cristalli sono composti da fasci di atomi metallici carichi legati tra loro da gruppi di base carbonica. Le strutture molecolari sono simili a quelle delle conchiglie e di microscopiche piante marine dette diatomee. Per questo il nuovo materiale può sostenere l’ambiente umido e caldissimo dei condotti di emissione di una centrale a carbone. Ciò significa che potrebbe essere usato per catturare in maniera reversibile, e poi liberare, la CO2.

Per questa idea la D’Alessandro ha già vinto un premio: i 20.000 dollari del L’Oréal Australia For Women in Science Fellowship che, come dice il nome stesso, è un concorso per donne scienziato sponsorizzato da L’Oreal, la famosa azienda di cosmetici.

In attesa di avere ulteriori riscontri da eminenti chimici e fisici che certamente potranno confermare o smentire le ipotesi della ricercatrice, per precauzione (come sempre accade quando si parla di CCS, concetto nel quale credo assai poco), inserirei la notizia della spugna anti CO2 nella categoria greenwashing.

Via | Efficienza e Sostenibilità
Video | YouTube

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La democrazia dell'energia? Per Enel sarà già nel 2030, ma con nucleare e CCS

pubblicato da Peppe Croce

La democrazia dell'energia? Per Enel sarà già nel 2030Nei giorni scorsi si è tenuto a Pisa, presso l’auditorium del Cnr, un ciclo di incontri sul futuro dell’energia. Tra i partecipanti anche Enel, presente con il Responsabile del filone Energie Rinnovabili e Generazione distribuita della Ricerca Enel di Pisa, Gianluca Gigliucci, che ha tenuto il seminario “L’uomo e l’ambiente: nuove tecnologie per nuove energie”.

La visione di Enel è a dir poco ottimistica: entro il 2030 avremo la democrazia mondiale dell’energia, in cui tutti avranno a disposizione l’energia di cui hanno bisogno per il proprio sviluppo, per di più a prezzi ragionevoli e con un abbattimento delle emissioni di CO2 rispetto agli attuali standard. Ma, ovviamente, questo risultato va perseguito tramite una attenta strategia che Enel così sintetizza:

Per raggiungere questo obiettivo – che a livello di numeri significherebbe stabilizzarsi su una quantità di emissioni pari a 450 parti per milione ed un incremento della temperatura media terrestre non superiore a 2°C – occorre lavorare sull’utilizzo delle fonti rinnovabili, sull’efficienza energetica, sull’evoluzione delle tecnologie CCS per la separazione della CO2 dagli altri gas di scarico delle centrali alimentate da combustibili fossili, ma soprattutto sulla diversificazione del mix energetico

Del CCS, e di tutti i dubbi che suscita sia nel mondo scientifico che tra le associazioni ambientaliste, abbiamo già parlato spesso su Ecoblog. Ci limitiamo solo a ricordare che si tratta di una tecnologia che, di fatto, ancora non esiste se non allo stato sperimentale e in piccolissima scala: in genere pochi megawatt per ogni centrale termoelettrica vengono “trattati” con questi impianti sperimentali e, di solito, si tratta di centrali a carbone.

Per quanto riguarda il mix energetico, invece, Enel non fa esplicito riferimento al nucleare ma, essendo l’atomo uno dei business su cui l’azienda ha puntato maggiormente per il futuro prossimo insieme al CCS, è assai facile intuire che Enel non ne voglia affatto fare a meno.

Via | Enel

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Porto Tolle: firmato l'accordo per la conversione a carbone. Decine di milioni di euro in royalties per gli enti locali

pubblicato da Peppe Croce

Enel e Regione Veneto hanno firmato l'accordo per la conversione a carbone di Porto TolleEnel e Regione Veneto hanno trovato l’accordo: la centrale termoelettrica ad olio combustibile di Porto Tolle, in provincia di Rovigo, sarà convertita a carbone. L’intesa è stata trovata sabato scorso e i dettagli sono stati ampiamente illustrati dalla Regione in un articolato comunicato stampa.

La potenza della centrale verrà ridotta dagli attuali 2.640 megawatt a 1.980 (si elimina una sezione produttiva su quattro) con un investimento totale da parte di Enel di circa due miliardi e mezzo di euro per cinque anni di lavori. A parte il lato strettamente produttivo, però, è molto interessante mettere a confronto il modo in cui la Regione Veneto, da una parte, ed Enel, dall’altra, descrivono l’accordo. L’azienda punta tutto sulle tecnologie impiegate e sui posti di lavoro:

L’impianto sarà secondo le tecnologie più avanzate, che riducono le emissioni nocive ben al di sotto delle soglie di legge più severe, più di quelle già ridotte della centrale di Civitavecchia. Parallelamente sarà avviata la progettazione dello stoccaggio di anidride carbonica in impianti metaniferi dismessi, che rientra nei due progetti comunitari per cui l’Enel ha ricevuto un finanziamento Ue. Questo investimento di 2,5 miliardi di euro, con 700 posti di lavoro a regime e punte massime di 3.500 lavoratori in cantiere per 5 anni porterà anche opportunità per la ricettività e i servizi commerciali

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Al via la settimana europea dell'energia sostenibile. Priorità alla decarbonizzazione

pubblicato da Peppe Croce

Eusew: priorità la decarbonizzazione. Ma i dubbi sono moltiHa preso il via oggi, e si concluderà venerdì 26, la settimana europea per l’energia sostenibile (Eusew). Si tratta di un grande contenitore europeo di iniziative nazionali in favore di un uso più sostenibile dell’energia. Gli eventi in Italia sono 61, tutti indicati sul sito della Eusew.

Padrone di casa, a Bruxelles, il Commissario europeo per l’Energia Guther Oettinger che ha già rilasciato la prima dichiarazione alla stampa puntando tutto, o quasi, sulla “decarbonizzazione”. Cioè l’obbiettivo di produrre energia producendo minori emissioni di CO2. Queste le prime parole di Oettinger:

La visione a lungo termine della politica energetica dell’Europa e’ centrata sulla decarbonizzazione e la crescita ‘verde’. L’efficienza energetica e le fonti rinnovabili possono costituire dei fattori potenti di trasformazione economica e contribuire a fornire una visione positiva e piu’ intelligente alla societa’ del futuro

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Parlamento europeo: priorità per stoccaggio CO2 (CCS), smart grids e mini idro

pubblicato da Peppe Croce

L'Europarlamento discute la Set

Il Parlamento europeo affronta la questione energia. Sul tavolo c’è il Set Plan (Strategic Energy Technology Plan), cioè le linee guida europee per la riduzione delle emissioni di CO2 e lo sviluppo delle energie rinnovabili. Oggi, in particolare, l’Europarlamento ha dato il suo ok ad una risoluzione sulle “low carbon tecnologies” che, detta in breve, chiede principalmente due cose: aumentare i fondi in tempi rapidi, da una parte, puntare su ricerca, piccole e medie imprese e riduzione della burocrazia, dall’altra.

La cosa più interessante, ovviamente, sono i fondi: decidere in fretta dove spenderli è fondamentale. Gli europarlamentari suggeriscono di investire 300 milioni di euro per sviluppare il Carbon Capture and Storage (CCS), cioè lo stoccaggio della CO2. Una tecnica che, di fatto, non esiste ancora e che lascia molto perplesse alcune associazioni ambientaliste come Greenpeace che temono si riveli solo una sorta di greenwashing per le centrali a carbone.

Oltre al CCS l’Europarlamento chiede maggior impegno nelle smart grids, le cosiddette reti intelligenti che permetterebbero una migliore e maggiore diffusione dei piccoli impianti da fonte rinnovabile, e lo sviluppo del mini idro, cioè l’idroelettrico di piccola capacità. Più in generale, se guardiamo al Set Plan, i fondi messi a disposizione dall’Europa sono pari a 45 miliardi di euro per i prossimi dieci anni, così divisi:

6 miliardi per l’eolico
6 miliardi per il solare
2 miliardi per le reti elettriche
9 miliardi per le bioenergie
13 miliardi per il CCS
7 miliardi per la fissione nucleare
5 miliardi per le fuel cell e l’idrogeno

Via | Parlamento eurpeo
Foto | Parlamento europeo