
Due cetacei, due rari esemplari di zifio, si sono spiaggiati sulle coste vicino Siracusa, mentre è in corso un’esercitazione NATO con uso di apparecchiature sonar. Non è una coincidenza: non è infatti la prima volta che i cetacei spiaggiano perché disturbati da sonar militari.
Fortunatamente i due animali sono stati recuperati e portati al largo dalla Guardia Costiera. L’operazione militare continuerà fino al 17 febbraio, con l’utilizzo di sei sommergibili e soprattutto sofisticate apparecchiature sonar.
Giovanni Soldini, testimonial Greenpeace, ha dichiarato:
I nostri mari sono già in un grave stato di degrado è doveroso prendere ogni misura necessaria per evitare che le minacce aumentino.
I sonar militari possono provocare effetti sui cetacei fino a 100 chilometri di distanza, producendo disorientamento e spesso danni fisici che possono portare anche alla morte.
Greenpeace chiede:
Al ministero dell’Ambiente di fare chiarezza sullo spiaggiamento di Siracusa, e di vietare queste esercitazioni soprattutto nelle aree in cui gli zifi sono più diffusi: lo Ionio e l’alto Tirreno. In particolare poi l’immediata revoca dell’autorizzazione alle esercitazioni NATO/NURC a Pianosa e in tutto il Santuario dei Cetacei che è rimasto un “parco di carta” per troppo tempo.
Via | Greenpeace
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Ricordo che quando già venticinque e passa anni fa Greenpeace era attivissima nell’ostacolare paesi come Norvegia e Giappone sulla caccia alle balene. Sono gli unici due paesi al mondo che ancora praticano questa inutile e crudele pratica nei confronti dell’animale più grande della Terra. Loro lo giustificano come “ricerca scientifica” ma ho visto con i miei occhi le scatolette di carne di balena per dubitare (come se ce ne fosse bisogno) di quanto raccontano.
Mi è arrivata stamane un’e-mail dalla Sea Shepherd, il motoscafo che fa capo a Greenpeace con il compito di intercettare e ostacolare le baleniere, una notizia che sembra far ben sperare gli amanti degli animali. Il Sidney Morning Herald ha pubblicato la notizia che il Giappone, a seguito delle enormi pressioni internazionali in materia di caccia alle balene, avrebbe pensato di sospendere (purtroppo non annullare) questa pratica. Speriamo sia solo l’inizio di un processo per il benessere dei cetacei.
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Ennesima strage di balene sulle coste della Nuova Zelanda: circa 75 cetacei si sono spiaggiate sulla sabbia della Spirits Bay, come al solito per motivi tutti da capire. E, ancora una volta, si è scatenata una corsa contro il tempo per salvarle. Ma è difficilissimo e due terzi dei cetacei sono già deceduti.
Ci stanno lavorando in oltre 150: ranger, volontari e persino i maori si sono dati da fare per salvare le ultime 24 balene sopravvissute.
Ma non è affatto facile: oltre al peso degli animali, infatti, i volontari hanno contro un forte vento con raffiche a 100 km l’ora e il mare grosso che schiaffeggia la spiaggia. Si sta cercando di avvicinare le balene ad un fiume che sfocia proprio vicino al luogo dello spiaggiamento.
Non basterà di certo, ma servirà a prendere tempo e a guadagnare qualche ora in attesa che si riesca a spostarle con i mezzi pesanti. In ogni caso, con 24 balene vive su 75, è già una strage.
Via | Mare in Italy
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Enorme soddisfazione dei parchi e delle associazioni ambientaliste per la decisione comunicata nella giornata di ieri alla stampa dal Ministero dell’Ambiente. La gara motonautica prevista tra il 27 e il 30 luglio nelle acque del Parco dell’Arcipelago Toscano non avrà luogo. Troppo rischioso per l’ecosistema, per i tursiopi e - inoltre -in totale contrasto con la normativa vigente nel tratto di mare interessato.
Il riferimento, prima di tutto, è all’art. 7 dell’Accordo per il santuario Pelagos, dalle prescrizioni dell’Accordo Accobams e del Protocollo Spa/Bio della Convenzione di Barcellona in quanto il Primatist Trphy deve essere riconosciuto, a tutti gli effetti, come una competizione fra imbarcazioni veloci a motore, con velocità previste anche di 30 nodi, espressamente vietate nell’area marina protetta poiché suscettibili di produrre collisioni con i cetacei. Inoltre, viene aggiunto nella nota, l’intervallo di partenza tra un’imbarcazione e l’altra non dovrebbe superare i 5 minuti dando in questo modo origine a una vera e propria “barriera acustica” per un raggio compreso tra le 2 e le 5 miglia lungo l’intera tragitto. Troppo per gli animali marini abituée di un tratto di mare che merita più attenzione… Alla capitaneria di porto spetterà di far rispettare la decisione.
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Lo specchio d’acqua compreso tra Toscana, Corsica, Sardegna e Provenza è uno dei parchi marini più grandi d’Europa, noto per la multiformità delle specie marine che lo popolano. Suo scopo precipuo è garantire uno stato di tutela ottimale, proteggendo i mammiferi marini e il loro habitat dagli impatti ambientali negativi diretti o indiretti delle attività umane. Eppure, a fine luglio, è prevista una gara di motonautica proprio all’interno del Santuario dei Cetacei. Il Primatist Trophy 2010, infatti, partirà da Porto Azzurro -all’isola d’Elba - per arrivare fino a Talamone, passando per Porto Ercole. Una “gita” inquinante e altamente disturbativa dell’ambiente acquatico mentre aumentano i casi di delfini entrati in collissione con yatch nel Mediterraneo. Ma non si trattava di un’area protetta?
Poco tempo fa, noi di ecoblog ci siamo soffermati sul fattore cruciale della ottimale gestione delle riserve naturali come modalità prioritaria di protezione per molte specie animali e vegetali. Quando le Ap funzionano, in genere, la fauna - anche quella più minacciata - tende a tornare (come nel caso della foca monaca e delle Caretta caretta). Ma bisogna darle una chance. Quella che, evidentemente, nel Santuario dei Cetacei si è assolutamente decisi a negare. Già da tempo, infatti, Legambiente e WWF segnalano casi di lavaggio di cisterne in mare, passaggio di petroliere e la presenza di pescatori abusivi nelle acque, specialmente, dell’Argentario. Per non parlare del folle rischio di trivellazioni. Le associazioni ambientaliste, pertanto, chiedono a gran voce non solo che la manifestazione sportiva non abbia luogo ma, soprattutto, che la cabina di regia internazionale ( tra Italia, Francia e Principato di Monaco) funzionale al governo del Santuario e promessa già nel 2003, diventi al più presto operativa.
Ieri ha avuto inizio, ad Agadir in Marocco, uno dei più importanti consessi internazionali per la tutela degli ecosistemi marini con la riunione presso la Commissione baleniera internazionale (IWC) di 88 Paesi che, entro venerdì, avranno la possibilità di decidere se salvare le balene oppure porre le premesse per una caccia indiscriminata effettuata anche nelle gelide acque artiche, vitale santuario per la riproduzione e la vita dei grandi cetacei.
Com’è noto, dal 1986 esiste una moratoria precisa sulla caccia alle balene che, dopo lo sterminio di inzio ‘900 è servita alemeno a dare un pò di tregua ai giganti del mare.. A patto che rimanessero il più lontano possibile dalle rotte di Giappone, Islanda e Norvegia rei di aver clamorosamente aggirato il divieto “inventando” la pesca a fini scientifici senza che mai nessuna reale sanzione venisse mossa contro di loro. In questi giorni, ad Agadir, il paradosso è di scena: la triade delle Nazioni “canaglia” che non ha mai rispettato le regole internazionali e che ha ucciso almeno 35 mila balene potrebbe vedersi riconosciuto, molto presto, il diritto alla caccia anche in alcune riserve marine…. Secondo la Commissione, infatti, garantire per 10 anni la mattanza di uno quota fissa di cetacei (tra cui anche la megattera, da poco scampata miracolosamente all’estinzione ma ancora molto rara e a rischio) servirebbe proprio a ripopolare gli oceani di queste grandi creature. Ma anche ammettendo questa ipotesi: perché mai Stati che non hanno fatto nulla per rimanere nei limiti della legalità, a seguito di un contentino, dovrebbero cambiare atteggiamento? E perchè, allora, altri Paesi non dovrebbero adeguarsi o rivendicare la possibilità di fare altrettanto?
A pochi giorni dall’apertura dei lavori dell’IWC - Internaztional Whaling Commission - previsti dal 21 al 25 giugno ad Agadir, in Marocco, l’Australia si muove per la tutela delle balene. E lo fa rivolgendosi alla Corte Internazionale Giustizia all’Aja. Era dal 2007, subito dopo le elezioni che lo portarono in auge che Kevin Rudd prometteva un impegno deciso alla protezione dei cetacei dagli attacchi “scientifici” nipponici. Impegno più volte richiesto, e a gran voce, da un’opinione pubblica australiana quantomai agguerrita… Eppure, in realtà, ben pochi speravano in una qualche azione concreta da parte del Governo di Canberra specialmente a causa di stretti legami economici e commerciali che avviluppano l’Australia al Giappone.
Quest’ultimo, frattanto, ha fatto sapere di trovare assolutamente deplorevole la deposizione della denuncia alla Corte da parte del suo “vicino” e che, presto, prenderà i necessari provvedimenti… Intanto le associazioni animaliste di tutto il mondo festeggiano sperando in sanzioni concrete…
Del resto, non ci resta altro che sperare per il meglio perché, ad Agadir, tema cruciale sarà proprio la possibilità di riaprire, almeno in parte - e a tutto vantaggio del Giappone e della Norvegia -, la caccia alla balene. Inoltre, è impossibile non ricordare, ancora una volta, che l’attuale presidente in carica della Commissione Internazionale di giustizia è proprio un nipponico, Hisashi Owada, strettamente avvinto alla diplomazia del suo paese d’origine…
Via | Seasheperd
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In questi giorni la IWC, the International Whaling Commission, ha fatto sapere che intende discutere con i paesi membri circa la possibilità di riaprire una “moderata” caccia alla balene, attraverso la definizione di apposite quote. In questa maniera, dunque, si arriverebbe al paradosso secondo il quale paesi come l’Islanda, il Giappone e la Norvegia che, da sempre, hanno aggirato i divieti imposti nel 1986 appellandosi ora alla “ricerca scientifica“, ora a obiezioni di tipo giuridico, si troverebbero ad essere premiati. Nonostante la moratoria, infatti, negli ultimi 24 anni è stata posta in essere la mattanza di almeno 35 mila balene. Secondo la Commissione, una controllata riapertura della caccia a questi grandi cetacei consentirebbe di abbassare questi pararametri di almeno 6 mila - 10 mila unità.
Più in dettaglio, la proposta che sarà discussa e votata dagli 88 stati membri nell’ambito della riunione annuale dell’Iwc, ad Agadir, in Marocco, dal 21 al 25 giugno 2010, prevede in capo a Giappone, Islanda e Norvegia, un diritto di pesca legale a danno delle balene, per 10 anni. Per tutte le altre nazioni, invece, dovrebbe permanere il divieto già stabilito nel 1986. Il Giappone, inoltre, avrebbe la possibilità di uccidere, per ogni anno del primo quinquennio, non più di 530 esemplari di balenottere minori. Nei 5 anni successivi, il numero consentito verrebbe dimezzato. Quote inferiori sono già state previste anche per Islanda e Norvegia…
Al di là della follia concettuale della proposta che elargisce premi piuttosto che sanzioni a chi agisce in chiara opposizione a convenzioni internazionali, e delle ovvie riflessioni di carattere etico, oltre alla mancanza di parametri di tipo scientifico nella definizioni delle quote, ciò che lascia perplessi è soprattutto la facilità con cui l’ICW consegna il Santuario delle balene dell’Oceano meridionale - posto principe per l’alimentazione e la riproduzione di megattere e cetacei di varia natura - agli Stati cacciatori dimenticando che, in quell’area, il divieto alla pesca era stato suggerito proprio in virtù del suo fragilissimo equilibrio ecologico e del suo ruolo preponderante nella conservazione della specie. Greenpeace, WWF e Sea Sheperd sono già sul piede di guerra…
Via | Environment news service
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E’ passato invano, al momento, il secco “no” - purtroppo non vincolante - già espresso dalla Regione Puglia riguardo alla possibilità di effettuare trivellazioni, da parte della Peroceltic Elsa, nel tratto di mare compreso tra il parco nazionale del Gargano e le Isole Tremiti, che ne costituiscono l’inestimabile riserva marina. E’ passato invano, perché l’ufficio Valutazione di impatto ambientale del ministero dell’Ambiente non ha espresso alcun dubbio in merito e dunque le trivellazioni, in un tratto di mare tanto delicato, potrebbero avere presto inizio. Ma Giandiego Gatta, il commissario straordinario del parco, promette battaglia:
Sono contrario a che il sottosuolo delle Tremiti sia sottoposto a progetti di ricerca di combustibili.. Queste isole sono una perla che non può essere assolutamente scheggiata da simili interventi
L’unico limite concreto alle trivellazioni, ad oggi, è la mancanza della firma del ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo, necessaria per rendere esecutivo l’atto. Ma se questa dovesse essere apposta le attività di perlustrazione dei fondali potrebbero non incontrerebbero limiti. L’unica richiesta eventualmente avanzata dal Ministero alla Peroceltic è quella di dotare le navi di ricognizione di un sistema di avvistamento dei cetacei onde evitare, nel caso, di mettere in funzione sonar che potrebbero costituire un fattore di disturbo esecrabile per la vita degli animali. Del resto, è ancora forte l’eco della vicenda dei nove capodogli spiaggiati, non più di qualche mese fa, sulla spiaggia di Capoiale, un’area prospicente a quella in cui rischiano di avvenire le indagini…
Continua a leggere: Isole Tremiti: il Ministero dell'Ambiente è d'accordo con le trivellazioni

Delfini e balenottere non stanno scomparendo dalle nostre coste ma solo spostandosi alla continua ricerca di un habitat migliore dove poter vivere. E’ quanto emerge dall’Operazione Delphis 2009, l’azione di monitoraggio simultaneo realizzata da biologi e navigatori naturalisti lungo le coste italiane e francesi organizzata, tra gli altri, dall’associazione Battibaleno con il patrocinio del Parlamento Europeo e delle maggiori cariche istituzionali italiane.
L’operazione, da 13 anni volta a monitorare lo stato di salute dei Santuario dei cetacei Pelagos, per la prima volta si è estesa ben oltre i 90.000 km quadrati di mare compresi tra Francia, Arcipelago Toscano e Sardegna per lambire le acque dell’isola di Malta, al largo di Marocco, Spagna, Croazia e Tunisia. Un progetto pilota, dunque, destinato a ripetersi l’anno prossimo con lo scopo palese di costituire un’unica, specialissima grande rete di aree marine protette (secondo i progetti più azzardati dell’ACCOBAMS) funzionale a tutelare davvero queste splendide creature.
E’, infatti, estremamente riduttivo pensare di proteggere queste specie solo all’interno di sacche di protezione geograficamente limitate e slegate tra loro: un delfino è in grado di spostarsi alla velocità di 35 nodi, sensibile solo alle opportunità di accoppiamento e di alimentazione.
Le informazioni contenute nel rapporto di Delphis 2009 sono certamente confortanti tuttavia se, e quanto a lungo, il Mediterraneo possa ancora offrire un rifugio e un ambiente realmente accogliente per i cetacei è ancora tutto da verificare …
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