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Tutti gli articoli con tag deforestazione

Dopo il picco del petrolio, il picco del legno

pubblicato da AlterEco

deforestazione picco legno

Lo sfruttamento delle foreste tropicali, ai ritmi attuali, è insostenibile. Ad ipotizzare un picco del legno, seguito da un declino inarrestabile, è un recente studio condotto dall’Australian National University, pubblicato sulla rivista Biological Conservation.

Philip Shearman, una delle firme, spiega che nelle Filippine ed in Thailandia la produzione è già in calo. Anche lo sfruttamento forestale definito sostenibile di sostenibile a conti fatti ha ben poco. Gli autori hanno analizzato il caso delle Isole Salomone, emblematico di uno sfruttamento selvaggio delle foreste. Scrivono i ricercatori:

Il tempo necessario a una foresta tropicale per ripristinare biomassa, volume del legno e biodiversità è stato stimato in diversi modi, e varia da 45 a 500 anni, ma gli alberi più grandi possono avere età comprese tra qualche decennio e mille anni. Questo fa capire quanto i cicli applicati di solito di 30-35 anni siano insufficienti.

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Dopo le proteste la Mattel punta alla sostenibilità del suo packaging

pubblicato da Nestor Carnevali

L'assalto di Greenpeace alla Mattel, con tanto di video virale che ritraeva Ken che "lasciava" Barbie ha funzionato, l'azienda si impegna ad utilizzare cartone riciclato
C’è voluto un po’, ma come accade spesso in questi casi la grande corporation cede alla pressioni di una campagna ben studiata e ben realizzata. La Mattel ha annunciato che lavorerà concretamente per aumentare la propria sostenibilità eliminando l’uso di fibre di legno che provengono da “fonti poco chiare” con l’intenzione di tagliare nettamente l’uso di tutte le fibre di legno vergine dal suo packaging.

Già entro la fine dell’anno il 70% della carta utilizzata per impacchettare Barbie e Ken sarà proveniente da materiale riciclato o da fibre “sostenibili”. Entro il 2015 questa percentuale dovrebbe salire fino all’85% del totale. L’azienda che produce giocattoli è rimasta colpita (o spaventata se preferite) dalla compagna virale di Greenpeace. Era molto riuscita la serie di filmati su YouTube che raccontavano di come Ken, lo storico fidanzato, inorridito nello scoprire che Barbie distruggeva le foreste pluviali decideva di rompere con lei.

Mercoledì la Mattel ha annunciato che i propri fornitori non potranno più utilizzare fibre di legno provenienti da aziende collegate alla deforestazione dalle associazioni ambientaliste e l’obiettivo è quello di aumentare le materie prime certificate dal Forest Stewardship Council (FSC). La corporation promette un dettagliato report sulle sue attività entro la metà del prossimo anno.

Le foto dell’assalto di Greenpeace alla Mattel
Le foto dell'assalto di Greenpeace alla MattelLe foto dell'assalto di Greenpeace alla MattelLe foto dell'assalto di Greenpeace alla MattelLe foto dell'assalto di Greenpeace alla Mattel

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Rapporto Inea: dall'agricoltura nel 2050 un terzo delle emissioni di CO2

pubblicato da Marina

dall'agricoltura un terzo delle emissioni di co2 entro il 2050

E’ stato pubblicato da qualche giorno il Rapporto INEA che fotografa lo stato dell’agricoltura nazionale. E se analizziamo il capitolo 5.3.3 La mitigazione delle emissioni, non leggiamo buone notizie per il clima e l’inquinamento.

INEA fa una proiezione da qui al 2050 data che prevede secondo le indicazioni della Commissione la riduzione delle emissioni di CO2 dell’80-95% entro il 2050 (rispetto ai livelli del 1990). Si legge:

Stando alle proiezioni effettuate, la rilevanza del settore agricolo per la politica climatica è destinata ad aumentare, poiché l’agricoltura rappresenterà al 2050 un terzo delle emissioni totali dell’UE, una quota tre volte superiore a quella attuale (a causa della diminuzione del peso di altri settori). Tuttavia l’agricoltura (insieme ai trasporti) resta un settore in cui il processo di decarbonizzazione non verrà totalmente realizzato a lungo termine: le proiezioni delle riduzioni appaiono consistenti fino al 2030 (circa -37%), ma molto più limitate negli anni successivi. Questo perché, nella predisposizione degli scenari di mitigazione, si tiene conto di diversi driver globali che diminuiscono la possibilità tecnica di mitigazione delle emissioni agricole, ossia: la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare, la riduzione della deforestazione, l’aumento dell’utilizzo di biomassa per scopi energetici32 e il mantenimento delle abitudini alimentari, con la tendenza ad un aumento nel consumo di alimenti a maggiore intensità di carbonio. Inoltre, nel predisporre politiche di mitigazione occorre tener conto del rischio di carbon leakage33 e di tutte le barriere tecniche, sociali, economiche e ambientali alla mitigazione delle emissioni agricole.

Dunque il quadro complessivo non è molto edificante ma per avere una qualche risposta sul prossimo futuro del settore non resta che attendere la riforma della PAC che avverrà nel 2013, per cui dovrebbe essere rivisto anche il sistema di contenimento delle emissioni.

Foto | Flickr

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Tigre contro tigre (di Sumatra): Greenpeace, la deforestazione e la posizione di APP

pubblicato da Marina

tigre di sumatra

Qualche settimana fa scrissi dello spot Tv di APP Asia Pulp and Paper e della garbata risposta che mi arrivò dalla stessa multinazionale della carta e della cellulosa. Precisava APP che sebbene non fosse in possesso della certificazione FSC era però in possesso della certificazione PEFC.

Oggi ritorno sull’argomento dopo aver ricevuto ben due comunicati stampa,dal contenuto ovviamente molto diverso: il primo da Greenpeace e il secondo da YPHS, Fondazione per la protezione delle tigri di Sumatra .

Dunque Greenpeace apre una campagna molto aggressiva con un video che testimonia la morte di un maschio di tigre di Sumatra di un anno e mezzo finito prigioniero in una trappola per cinghiali (il video qui). Dopo le scioccanti immagini della tigre che muore e della foresta rasa al suolo la richiesta di obolo all’organizzazione per la serie: “senza denare nun se cantano messe”.

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In Amazzonia minacce di morte ai Suruì

pubblicato da alessandra

Circa un anno fa, avevamo parlato della guerra tecnologica dei Suruì contro la deforestazione in Amazzonia, decisi più che mai a difendere non solo le proprie terre, comprese tra gli Stati del Mato Grosso e di Rondonia, ma anche i diritti di tutti gli altri popoli indigeni.

Dopo 12 mesi di battaglie, purtroppo, i Suruì sono ancora al centro dell’attenzione “mediatica” e non si tratta di una notizia positiva: minacce concrete da parte dei taglialegna, infatti, rischiano di seminare panico , morte e cenere tra questa gente. In particolare, si temono omicidi a danni di Almir - il noto portavoce dei Suruì - e di tutti i suoi famigliari. Benché alcune fonti già rivelino l’esistenza di un premio di 100.000 dollari per l’uccisione del leader carsimatico dei Suruì (prima di lui sono stati ben 11 i capi del suo popolo ammazzati), negli ultimi tempi,le incursioni dei taglialegna si sono fatte sempre più violente e incendiarie unitamente a quelle indotte dai fautori della costruzione delle dighe sul fiume Madeira, fortemente osteggiata da Almir che interpreta, così, lo stato d’animo e gli umori della sua e delle altre popolazioni indigene della foresta amazzonica.

I Suruì si sono rivolti immediatamente al governo brasiliano per tentare una qualche forma di autotutela e la risposta non si è fatta attendere: il Programma nazionale per la protezione dei difensori dei diritti umani dovrebbe essersi già attivato per difendere la comunità. Ma non sono ancora chiare le modalità di questo aiuto che dovrebbe rivolgersi, evidentemente e in prima facie, a quelle multinazionali che fanno della deforestazione la loro principale fonte di reddito e le incursioni nelle Terre di “Sete de Setembro” non si placano. Intanto, l’associazione Survival International sta sollecitando le autorità brasiliane

a espellere gli invasori con la massima urgenza a proteggere la terra e le vite dei Surui.

Via | survival international, elmercuriodigital

Foto | Flickr

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In Brasile una riforma del Codice forestale minaccia l'Amazzonia e concede l'amnistia ai suoi distruttori

pubblicato da alessandra

Queste ore potrebbero essere cruciali per l’Amazzonia e per far sentire a Dilma Rousseff, presidente brasiliano successore di Lula, quanto, alla comunità internazionale, stia a cuore la salvaguardia della foresta. Dopo essere stato approvato alla Camera dei deputati, infatti, il disegno di legge che mira a snaturare completamente l’attuale Codigo Forestal do Brasil fin quasi a disapplicarlo, sta per essere approvato anche al Senato. E potrebbe essere davvero la fine per moltissime specie animali e vegetali e per le innumerevoli popolazioni indigene che, inascoltate, stanno cercando di far valere i propri diritti e quelli dell’Amazzonia stessa.

Nel frattempo, comunque, nello stato brasiliano è guerra. E guerra vera, se si considera che solo negli ultimi 20 giorni sono stati almeno tre gli attivisti massacrati sotto gli occhi dei propri familiari mentre, a vario titolo, stavano portando avanti campagne di sensibilizzazione per far conoscere al mondo la possibile tragedia che potrebbe colpire la foresta amazzonica in caso di vittoria dei latifondisti e delle multinazionali.

Più in dettaglio, le norme che potrebbero essere eliminate dal Codice forestale attualmente in vigore, sono le seguenti: il divieto assoluto per gli agricoltori e gli allevatori di sradicare un’ara maggiore di un quinto di foresta nei loro terreni; l’obbligo, per gli stessi, di mantenere intatta una parte cospicua di mata - compresa tra il 20% e l’80% a seconda delle zone - quale “riserva integrale” nei loro stessi terreni; oltre al veto assoluto di entrare per motivi diversi dallo studio nell’ambito delle PPA (le aree protette permanenenti) di maggiore pregio e dagli ecosistemi più fragili. Se queste norme - pur molto spesso eluse -dovessero essere ignorate nella riforma del codice, per le foreste sarebbe davvero la fine e questo nonostante il 79% dei brasiliani si sia dichiarato a favore del mantenimento delle norme ambientali attualmente in vigore e di una più puntuale protezione della mata. La possibilità più concreta, al momento, di scongiurare la catastrofe risiede nel diritto di veto presidenziale. In proposito, è possibile firmare una petizione per chiedere al presidente Dilma di fermare il disegno di legge e di dimostrare che sia possibile coniugare la crescita economica con la tutela della biodiversità.

Via| tmnews, salvaleforeste, news.mongabay

Foto | Flickr

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Deforestazione in Amazzonia per l'oro: le foto-prova

pubblicato da Nestor Carnevali

deforestazione in amazzonia
Lo sfruttamento illegale di oro e diamanti sta drammaticamente alimentando il fenomeno della deforestazione dell’Amazzonia. Lo documentano queste foto aree pubblicate su Canal Azul. L’area in oggetto è quella del Parco Nazionale di Canaima, lungo i fiumi della Gran Sabana in Venezuela in prossimità di Salto Angel, la cascata più alta del mondo con i suoi 979 metri, un paesaggio ancora incontaminato e difficilmente raggiungibile anche dai turisti, ma non dagli spregiudicati cacciatori d’oro.

Si stima che con l’uso di quasi 300 attrezzature minerarie venga estratto qualcosa come 600 chili d’oro al mese, oro che viene poi fatto esportato illegalmente verso i paesi confinanti, quindi senza nemmeno lasciare risorse al Venezuela. Il Parco Nazionale di Cainama copre 30 mila chilometri quadrati al confine con il Brasile e la Guyana, è il sesto più grande al mondo e dal 1994 è considerato Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Deforestazione in Amazzonia: Le foto

Deforestazione in Amazzonia: Le fotoDeforestazione in Amazzonia: Le fotoDeforestazione in Amazzonia: Le fotoDeforestazione in Amazzonia: Le foto

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New Deal per la produzione dell'olio di palma in Indonesia? La GAR promette sostenibilità e crescita

pubblicato da alessandra

Chiunque creda che le pressioni, la comunicazione e le azioni di boicottaggio non servano a nulla, forse questa volta potrà ricredersi: a seguito di alcune martellanti campagne di informazione - tra cui quella di Greenpeace culminata nel marzo 2010 con uno spot particolarmente cruento - la società Golden Agri Resources (GAR), filiale del gigante Sinar Mas, uno dei principlae fornitori dell’olio di palma del pianeta, ha annunciato di aver disposto un nuovo piano che dovrebbe mettere al riparo le foreste indonesiano dalla deforestazione. Inoltre, la multinazionale è disposta a scendere a patti con le associazioni ambientaliste, The Forest Trust (Tft) in primis, e con il governo indonesiano.

La produzione estensiva dell’olio di palma con la conversione di migliaia di ettari di foresta vergine in monocolture è, unitamente alla produzione della carta, sul banco degli imputati per il depauperamento delle risorse forestali in buona parte del mondo, dall’Asia al Sud America. Giorno dopo giorno, decine di migliaia di alberi e animali disparati - tra cui l’orango - rischiano di dissolversi in colate di olio di scarsa qualità. Un prezzo altissimo da pagare, di cui le industrie dolciarie e della cosmesi hanno cominciato a farsi carico solo di recente, complice la martellante pubblicità negativa effettuata a loro spese da moltissime associazioni ambientaliste.

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Eco regalo di Natale: un albero da piantare

pubblicato da Marina

pianta un albero per natale

Spesso scriviamo su Ecoblog dei disastri causati dalla deforestazione. In atto, per il Pianeta, ci sono molte iniziative che vanno nella direzione opposta, piantumare alberi la dove sono stati tolti. Tra le tante associazioni c’è Tree-Nation che propone Acacia africana o Adansonia digitata, il baobab a 7 euro e a 65 euro.

Di certo è un regalo molto originale e anche salutare per il Pianeta.

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Canguri degli alberi

pubblicato da Marina

Canguri arboricoli

Vi presento un canguro arboricolo, conosciuto con il nome scientifico di Dendrolagus goodfellowi. Se al suolo sono goffi, sugli alberi sono agilissimi. Possono vivere indistintamente in pianura e in montagna.

Il loro habitat è nelle foreste pluviali della Nuova Guinea e nel nord ovest del Queensland. Purtroppo, da qualche tempo, causa deforestazione, inizia a essere seriamente a rischio la loro sopravvivenza.

Il resto delle foto le trovate qui.

Canguri arboricoli

Canguri arboricolCanguri arboricolCanguri arboricolCanguri arboricolCanguri arboricolCanguri arboricol

Foto | Damn Cool Pics

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