Entreranno in funzione a breve, in tutte le Procure italiane, le sezioni di polizia giudiziaria del Corpo Forestale.
La Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati ha, infatti, approvato il disegno di legge che prevede che il personale del Corpo forestale dello Stato entri stabilmente a far parte delle sezioni di polizia giudiziaria istituite presso ogni Procura della Repubblica.
Avranno il compito di indagare, per conto dei magistrati, sui reati ambientali e agroalimentari: discariche abusive, sversamenti illegali, inquinamento delle falde acquifere, distruzione e deturpamento delle bellezze naturali, incendi ed abusivismo edilizio solo per citare i principali. Potranno, poi, essere d’aiuto nelle indagini sulle ecomafie e zoomafie.
Via | Corpo Forestale
Foto | Corpo Forestale

Anche Legambiente critica il disegno di legge sulle intercettazioni, che approderà al Senato il 31 maggio. Secondo l’associazione ambientalista, infatti, approvarlo senza sostanziali modifiche sarebbe un gran regalo alle ecomafie. Il timore di Legambiente, infatti, è che la nuova normativa possa legare le mani ai giudici che indagano sui reati ambientali:
I grandi scandali ambientali, dal cemento impoverito, alle navi dei veleni e altri traffici di rifiuti, sono stati svelati da intercettazioni telefoniche. Depotenziare questo strumento d’indagine significa fare un immenso regalo alle ecomafie
Giusto per fare alcuni esempi, indagini come quellasui rifiuti tossici scaricati dai mafiosi in mare, o l’inchiesta “Arca” della Dda di Reggio Calabria sui lavori della Salerno-Reggio Calabria, nel corso della quale si scoprì che il cemento veniva “depotenziato” intercettando uno dei tecnici del cantiere. Ma anche l’inchiesta sulla costruzione della scuola di Bova Marina, dalla quale emerse che i boss mettevano poco cemento e molta sabbia nei pilastri.
Tutte queste notizie utili alle indagini, e poi utilizzate nei processi, conclude Legambiente, non sarebbero mai emerse senza le intercettazioni telefoniche e ambientali:
Ecco perché Legambiente si appella ai parlamentari e a tutte le forze politiche affinché venga salvaguardata la possibilità di intercettare, per non compromettere la possibilità d’azione della giustizia, per la tutela del bene comune e contro le ecomafie
Via | Legambiente
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E’ stato firmato oggi il protocollo d’intesa tra Regione Campania, Ente autonomo Volturno, gestore dei trasporti pubblici regionali, TechnoDistrict e l’arcidiocesi di Capua che da il via al progetto “Agro-Energy”.
Il progetto è molto interessante perchè consiste nel coltivare alcuni terreni dell’agro aversano, sequestrati alla camorra, con essenze oleaginose utili a produrre biodiesel. Oltre al valore simbolico di strappare la terra ai camorristi, c’è anche un risvolto ecologico che va anche oltre la riduzione del consumo degli idrocarburi.
I terreni sequestrati, infatti, spesso sono contaminati a causa degli sversamenti illegali di rifiuti. Ciò ne pregiudica ogni tipo di sfruttamento per scopi alimentari. Ecco allora l’utilità di coltivarlo per produrre biodiesel: si rimette in produzione il terreno per scopi non alimentari e, contemporaneamente, si aiuta il terreno a smaltire gli inquinanti tramite la coltivazione.
Un fatturato complessivo di 20,5 miliardi di euro e quasi 71 reati ambientali al giorno. 31 milioni di tonnellate di rifiuti industriali spariti, una montagna di 3100 metri alta come l’Etna, 28mila nuove case abusive costruite, 3 miliardi di fatturato per il racket degli animali, e oltre 1000 furti di opere d’arte. Questo il quadro generale del fenomeno ecomafia in Italia.
Un fenomeno che nasce dalle regioni a tradizionale infiltrazione mafiosa ma che si espande in tutta Italia. Campania, Calabria, Sicilia e Puglia insieme sono responsabili per il 48% di tutti le infrazioni accertate, ma a seguire troviamo Lazio, Sardegna, Toscana, Liguria, e l’Abruzzo. Insomma tutta la penisola è rappresentata ai primi posti della classifica dell’illegalità ambientale.
La Campania è la regione dei record, prima per traffico di rifiuti, per illegalità nel ciclo del cemento e abusivismo edilizio, per persone denunciate, arresti e sequestri. Il Lazio si conferma la prima regione del Centro Italia, stabile al quinto posto complessivo e al terzo per il cemento. Tra le regioni del nord il Piemonte è diventata la prima per reati accertati nel traffico di rifiuti.
Continua a leggere: I dati del Rapporto Ecomafia: sparita una montagna di rifiuti alta come l'Etna

Capracotta ci segnala che Legambiente e Libera hanno conferito il Premio Ambiente e Legalità a dodici cittadini che si sono distinti per la loro opera in difesa dell’ambiente. La cerimonia si e’ svolta nell’ambito della Festambiente e tra i premiati ci sono rappresentanti delle Forze dell’Ordine, magistrati e giornalisti.
Enrico Fontana, responsabile Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente, ha fornito alcuni dati agghiaccianti sulla situazione dell’illegalità ambientale in Italia: l’ecomafia è una vera e propria emergenza sociale, economica ed ambientale testimoniata da un giro d’affari di 23 miliardi di euro, che fa sparire nel nulla una montagna di rifiuti alta come il Gran Sasso (2.600 metri), traffica ogni anno animali selvatici per un valore di oltre 3 miliardi, costruisce migliaia di case abusive (30.000 solo nel 2006)”.
Continua a leggere: 12 premiati per l'ambiente e la legalità
Oggi a Roma è stato presentato il Rapporto Ecomafia 2007 di Legambiente, stilato ogni anno dal 1994 con la collaborazione di praticamente tutte le forze dell’ordine italiane. Il termine Ecomafia, coniato dalla stessa associazione ambientalista e ora entrato anche nel vocabolario della lingua italiana, indica tutte quelle forme di criminalità organizzata che operano in campo ambientale a scopo di lucro, contro ogni forma di legalità e spesso, come ha anche ricordato il Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso, contro ogni senso dell’etica e del rispetto umano.
Il rapporto 2007 ci dice che questo fenomeno è in continua espansione, che la criminalità ambientale “fattura” 23 miliardi di euro l’anno, e che ogni ora si commettono tre reati contro l’ambiente.
Il settore “principe” di questi traffici sono i rifiuti: la criminalità organizzata fa sparire ogni anno una montagna di rifiuti alta come il Gran Sasso (2.600 metri), spesso a sparire sono rifiuti speciali o ospedalieri, che magicamente nel trasporto diventano rifiuti urbani, in barba a tutte le norme di sicurezza per la nostra salute. Questi rifiuti o finiscono bruciati nella notte, con grande rilascio di sostanze tossiche (mai sentito parlare delle mozzarelle di bufala campane alla diossina?), sotterrati in discariche abusive non a norma, affondati in mare, oppure spediti all’estero. L’Agenzia delle Dogane ha sequestrato lo scorso anno 286 container che contenevano circa 9mila tonnellate di rifiuti, destinazione principe è la Cina, dove questi rifiuti, tutti ovviamente urbani, finiscono in villaggi sulle coste, dove ciò che si può viene riciclato e smaltito a mani nude e senza alcuna attenzione per la salute umana.
Continua a leggere: Presentato il Rapporto Ecomafia 2007 di Legambiente

Domani a Roma, in occasione della presentazione del Rapporto Ecomafia 2007 di Legambiente, sarà lanciata “VerdeNero“, una collana di libri noir sulle ecomafie, il cui obiettivo è quello di informare un pubblico sempre più vasto sui crimini ambientali che ogni giorno si consumano nel nostro Paese.
12 libri che parleranno di casi tratti dai precedenti rapporti ecomafia, dal commercio illegale di animali ai traffici illeciti di rifiuti, raccontati sottoforma di racconti noir. La collana, edita da Edizioni Ambiente, vede tra i suoi autori nomi illustri della narrativa italiana tra cui io - da profana - vi cito sopra gli altri Niccolò Ammaniti, Carlo Lucarelli, Giancarlo De Cataldo.
Il primo libro, “Bestie” di Sandrone Dazieri, un romanzo sul racket degli animali, verrà presentato alla Fiera del Libro di Torino che si svolgerà dal 10 al 14 maggio.