Che fine farà l’obbligo da parte del Gse di acquistare i certificati verdi in eccesso? Dopo le preoccupazioni espresse da più parti, sembrerebbe che almeno il grido di dolore di Confindustria sia stato ascoltato dal Governo.
Berlusconi e Tremonti, infatti, hanno garantito alla Marcegaglia che si troverà una soluzione per evitare che la riforma degli incentivi alle rinnovabili sia drastica e dolorosa per le imprese che, più volte, avevano paventato l’ipotesi di un crollo del mercato a causa del famigerato articolo 45 anti rinnovabili.
Bisogna capire, però, cosa deciderà di fare il Governo. Secondo il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia la soluzione si troverà:
Il ministro Tremonti e il relatore Azzollini stanno lavorando a una soluzione. Ho suggerito che l’attuale sistema dei certificati verdi resti in vigore sino al recepimento della direttiva europea di riferimento, in modo da salvaguardare gli investimenti. Intanto, il ministero è pronto a varare una nuova disciplina che sostenga le rinnovabili con un minore aggravio sulle bollette
Ma la “nuova disciplina” a cui fa riferimento Saglia, arriverà con gli stessi tempi della riforma del conto energia che tutti aspettano da prima di gennaio?
Via | Eco dalle Città
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Le tre associazioni ambientaliste, insieme, si rivolgono al Governo per chiedere un impegno maggiore in favore delle energie rinnovabili. L’obbiettivo al 2020 fissato dal Governo, infatti, potrebbe essere abbondantemente superato.
Secondo Wwf, Legambiente e Greenpeace, infatti, mentre l’esecutivo punta al 17% del totale dei consumi italiani coperti da fonti rinnovabili (cioè quanto chiede l’Ue), il potenziale sfruttabile nel nostro paese permetterebbe di raggiungere dal 41,5% al 48%.
Decisamente altri numeri, illustrati in conferenza stampa tramite tre scenari:
Se i consumi finali di energia elettrica dell’Italia si attestassero dunque a 366 TWh al 2020, così come stimato dal Governo nel Piano d’Azione, le rinnovabili potrebbero coprire addirittura il 41,5% del consumo finale di elettricità già nel 2020, mentre nel caso dello scenario a maggiore efficienza energetica la quota salirebbe al 45%. Se poi si assumono tutti i valori massimi presentati dalle diverse associazioni industriali di settore la quota delle rinnovabili salirebbe a oltre il 48%
Continua a leggere: Wwf, Greenpeace e Legambiente: sulle rinnovabili il Governo punti più in alto

Dopo i mattoni politici, ora anche quelli giuridici sulla testa dei nuovi nuclearisti italiani: la Corte Costituzionale, infatti, con sentenza si è pronunciata sfavorevolmente sul ritorno al nucleare.
O meglio, ha bocciato l’articolo 4 della legge 102 del 3 agosto scorso, quella nata ufficialmente per rilanciare l’economia italiana e che, in realtà, verrà ricordata solo per l’imposizione dell’opzione nucleare con procedure straordinarie e urgenti.
La questione, secondo la Corte, sta proprio nell’urgenza: la costruzione delle centrali nucleari, infatti, sarà affidata ai privati ma l’economia libera è incompatibile con una procedura urgente e gestita dal governo. A decidere i siti, i tempi, i modi e le tecnologie, infatti, dovrebbe essere il privato con i tempi che preferisce.
Secondo la Corte Costituzionale, quindi, se il nucleare va fatto lo deve fare lo stato con soldi pubblici:
Trattandosi di iniziative di rilievo strategico, ogni motivo d’urgenza dovrebbe comportare l’assunzione diretta, da parte dello Stato, della realizzazione delle opere medesime
Oltre al nodo giuridico, sul nucleare rimane anche quello politico derivante dal diniego di molti governatori di regioni italiane ad essere scavalcati nella procedura di scelta dei siti.

Più che una promessa, sembra una minaccia. Sollecitato dall’eco avuto dalle forti critiche ricevute dal mondo ambientalista, più che dall’emergenza in corso, il presidente del Consiglio dei Ministri Berlusconi ha annunciato la strategia del Governo per fronteggiare la crisi rifiuti siciliana: farà come a Napoli.
Cioè, giusto per ricordarlo, dichiarerà per l’ennesima volta lo stato di crisi ambientale, farà scendere a Palermo Bertolaso, militarizzerà una decina di grosse discariche (magari non a norma) dichiarandole sito militare e costruirà un termovalorizzatore con procedure di somma urgenza, incarico diretto senza gara e pagamento cash alla consegna.
Già, perchè alla fine il succo del problema non è togliere i rifiuti ma bruciarli. Berlusconi sa bene che in Sicilia i piani della lobby del termovalorizzatore stanno incontrando ostacoli insormontabili e, per questo, il premier ha deciso di scavalcare le procedure per chiudere una questione che sta andando troppo per le lunghe.
Perchè un governatore come Raffaele Lombardo, che ha cambiato idea almeno tre volte sui termovalorizzatori (dall’entusiasmo all’esorcismo) e che a Catania è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa (qualche ardito giornalista dice che la richiesta d’arresto è già pronta ma in stand by) mentre a Palermo è persona informata sui fatti nel mega affare dei termovalorizzatori (l’affare del secolo, così l’ha definito Lombardo) non è certo la persona più adatta per sbloccare la situazione.
E, allora, se i forni non li fa Raffaele li farà Silvio. E di gran fretta, come a Napoli…
Via | Blog Sicilia
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Neanche due settimane fa un gruppo di scienziati, manager e politici simpatizzanti del centro-sinistra avevano scritto all’onorevole Bersani per chiedergli di favorire il ritorno italiano al nucleare. Tra i firmatari c’erano anche nomi famosi, come Umberto Veronesi e Margherita Hack.
Ora, invece, Bersani riceve una seconda lettera, dai toni opposti: non si deve tornare al nucleare e si devono aumentare gli investimenti nelle rinnovabili.
Questa volta il mittente è “Energia per il futuro“, un “gruppo di docenti e ricercatori di Università e Centri di ricerca, pienamente convinti che non sia più il tempo in cui gli scienziati possono chiudersi nelle loro torri d’avorio per dilettarsi con loro ricerche, senza curarsi dei problemi della società in cui operano e di quelli dell’intero pianeta”.
Non è la prima lettera anti-nucleare che questo gruppo di studiosi invia ai rappresentanti politici italiani: durante l’ultima campagna elettorale per le regionali 2010, infatti, ne avevano mandata un’altra ai candidati delle varie regioni. In entrambi i casi, i mittenti erano 24.
Continua a leggere: Nucleare: nuova lettera a Bersani, ma questa volta per dire no

Ogni tanto parlare male della politica italiana porta qualche risultato. Giusto ieri riportavamo l’allarme, veicolato dal Sole 24 Ore, sulla possibilità che Sharp abbandonasse il progetto di una grande fabbrica di pannelli fotovoltaici a Catania, in joint venture con Enel e St Microelectronics.
Il problema, a detta dei giapponesi, era l’immobilismo del Comitato Interministeriale per la Programmazione economica (Cipe), che perdeva tempo nell’esaminare la pratica per l’erogazione dei 200 milioni di incentivi pubblici previsti.
Il sottosegretario allo sviluppo economico, Stefano Saglia, ha reso noto oggi che il Cipe ha esaminato le carte:
È stato esaminato, durante la riunione del CIPE, il Contratto di Programma Stmicroelectronics. L’esame del Contratto di Programma rappresenta un passo in avanti nel sostegno ad alcuni investimenti di grande importanza. Il Governo sostiene convintamente il programma poiché coincide con la politica industriale orientata all’innovazione e alla realizzazione di una fabbrica delle rinnovabili
Strano solo che il sicilianissimo sottosegretario con delega al Cipe, gianfranco Miccichè non abbia proferito parola sulla questione, ma poco importa: l’importante è il risultato, chiunque l’ottenga.
A proposito di risultato, va detto che ancora non è stato ottenuto: il Cipe ha visto le carte, mica le ha firmate:
Il contratto di programma sarà approvato in una prossima riunione del CIPE al termine delle necessarie verifiche di finanza pubblica
Via | Ministero Sviluppo economico
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Il quotidiano nazionale “Il Riformista” ha pubblicato una lettera scritta da un nutrito gruppo di scienziati, imprenditori, giornalisti e politici italiani favorevoli al nucleare. La missiva è indirizzata al segretario del Pd Pierluigi Bersani, invitato ad appoggiare apertamente l’atomo, e come primo firmatario ha il senatore Umberto Veronesi, presidente in pectore della futura Agenzia per la Sicurezza nucleare. Ecco il cuore della lettera:
Fra le grandi questioni irrisolte del nostro Paese vi è il problema energetico. I dati ti sono chiari: importiamo più dell’80 per cento dell’energia primaria di cui abbiamo bisogno, principalmente, da Paesi geopoliticamente problematici. Produciamo l’energia elettrica per il 70 per cento con combustibili fossili.
Circa il 15 la importiamo dall’estero e prevalentemente di origine nucleare. Se non la importassimo la nostra dipendenza dai combustibili fossili (gas e carbone in primo luogo) salirebbe oltre l’80 per cento. Con le rinnovabili, se escludiamo l’idroelettrico, patrimonio storico del nostro Paese, ma praticamente non aumentabile, produciamo circa il 6 per cento.
L’energia solare per la quale sono stati investiti fino a ora circa 4 miliardi, ben ripagati dai generosi incentivi concessi fino a oggi dal sistema elettrico italiano, contribuisce al nostro fabbisogno elettrico per lo 0,2 per cento
Bersani, ovviamente, ha risposto a mezzo stampa:

Il sottosegretario allo Sviluppo economico con delega all’Energia, Stefano Saglia, ha diramato un comunicato per rassicurare gli italiani: le piattaforme petrolifere off shore presenti nel Mediterraneo sono sicure.
Saglia ha incontrato Eni ed Edison al Ministero per chiedere informazioni sullo stato di salute delle piattaforme italiane e, tra oggi e domani, dovrebbero terminare i sopralluoghi nelle tre piattaforme attualmente attive nei nostri mari. Il comunicato stampa del Ministero assomiglia molto al classico “va tutto bene”:
Il Governo non può che rassicurare l’opinione pubblica in merito ai sistemi di sicurezza e alle procedure di emergenza delle piattaforme presenti nei mari italiani. In Italia non vi sono attività come quelle del Golfo del Messico quali perforazioni in acque profonde o esplorazioni in aree non conosciute. Da sempre vi sono controlli e verifiche sul rispetto di standard di sicurezza particolarmente elevati
Continua a leggere: Piattaforme off shore italiane: per il Ministero "va tutto bene"
Ieri si è celebrato il Chernobyl Day, ovvero il ricordo del disastro nucleare di Chernobyl, avvenuto il 26 aprile del 1986. Sempre ieri due sondaggi sul nucleare, con numeri diametralmente opposti, hanno dato man forte alle due tesi pro e anti nucleare.
Il primo sondaggio, uscito qualche giorno prima tramite un comunicato stampa di Legambiente, parla di italiani nettamente contrari al ritorno all’atomo, almeno i trentenni:
Alla domanda “Quanto sarebbe d’accordo con una politica di investimento dello sviluppo nucleare in Italia?” il 50,7% degli intervistati di età compresa tra i 25 e i 35 anni risponde, infatti, “per nulla”. E addirittura il 62,2% di loro si dichiara del tutto sfavorevole all’idea di veder realizzata una centrale nucleare nella propria Regione. I figli degli anni 80, insomma, non condividono l’idea del rilancio dell’energia atomica annunciata dal governo
Continua a leggere: Nucleare e sondaggi: quanti sono gli italiani favorevoli all'atomo?

L’associazione ambientalista di centro-destra Fare Ambiente, tramite un comunicato stampa diffuso il 24 aprile, torna a prendere posizione sul ritorno italiano al nucleare. Ovviamente positiva. Molto meno positiva, invece, la scelta degli argomenti che fanno a pugni con qualunque tipo di dibattito democratico. Ma andiamo con ordine.
Come spesso accade quando il centro-destra si rivolge al proprio elettorato di riferimento il punto di partenza sono i soldi. Il comunicato, infatti, prende subito in considerazione le compensazioni economiche che verranno girate agli enti locali dei territori che ospitano le centrali:
All’articolo 22 del decreto attuativo si hanno le misure compensative. Quattrini che per il 60% finiranno agli abitanti della zona e alle imprese attraverso riduzioni delle bollette, delle addizionali Irpef e Irpeg, e dell’Ici. Per il 40% andranno a Comuni e Province
Continua a leggere: Fare Ambiente: proteggere il nucleare dagli "sfaccendati"