
Gli ambientalisti avevano ragione: il campo seminato a mais dall’agronomo e agricoltore friulano Giorgio Fidenato nel territorio di Vivaro, in provincia di Pordenone, è effettivamente un campo ogm. E quindi illegale.
Lo ha ammesso lo stesso Fidenato, ma solo dopo la pubblicazione dei risultati delle analisi sui campioni prelevati sul suo campo. Campioni, però, prelevati anche nei campi limitrofi che, dai primi risultati, non sembrerebbero contaminati.
Una buona notizia, quindi, che sta facendo il giro della stampa pro ogm ma che, in realtà, tanto buona non è. Ed è lo stesso Fidenato a spiegare perchè, quando spiega come ha fatto ad evitare la contaminazione:

Coldiretti prende atto della distruzione del campo di mais Ogm di Vivaro, in provincia di Pordenone, distrutto dagli attivisti di Ya Basta e ribadisce che a distruggerlo non dovevano essere dei semplici cittadini, bensì le autorità competenti.
L’associazione professionale dei produttori agricoli, infatti, ammette l’illegalità del gesto dei no global ma afferma che la semina stessa del mais geneticamente modificato era, di per sé, illegale:
E’ chiaro che l’illegalità va condannata sempre anche quando come in questo caso, viene attuata per porre fine ad altra illegalità ma bisogna anche prendere atto che non c’’è stata da parte delle Istituzioni la stessa tempestività avuta nel condannare il gesto dei no global, anche nel contrastare l’illegalità originaria lasciando libere le piante di crescere con il rischio che la maturazione del mais e la conseguente disseminazione di polline possa provocare una contaminazione che avrebbe un impatto devastante sull’ambiente, sulla fauna selvatica, su altri ambiti agricoli e che non potrebbe essere limitato ai confini amministrativi dei comuni o della regione coinvolta, come ha fatto notare la task force di 27 organizzazioni per una Italia libera da Ogm.

Assosementi, organizzazione di categoria delle aziende produttrici e di quelle distributrici in Italia di sementi, prende posizione in merito alla questione delle semine illegali di ogm in provincia di Pordenone. In un comunicato stampa l’associazione ribadisce il suo appoggio alla posizione presa dal ministro dell’Agricoltura Galan: ok alla sperimentazione in campo aperto ma senza “fai da te “:
Sulla vicenda delle presunte semine di mais modificato geneticamente in provincia di Pordenone siamo assolutamente in sintonia con la posizione del Ministro Giancarlo Galan e del Presidente regionale Renzo Tondo sul rispetto innanzitutto della legalità. Lo sviluppo e l’introduzione dell’innovazione non possono passare attraverso scorciatoie, ma debbono basarsi sul reciproco riconoscimento delle indicazioni provenienti dalla ricerca e dalla sperimentazione, abbandonando pericolose contrapposizioni di sapore ideologico
Legalità da una parte, ma fermissimo appoggio agli ogm dall’altra. Assosementi, in fatti, chiede che la sperimentazione sia favorita e accelerata:
Continua a leggere: Ogm, Assosementi con Galan: sì sperimentazione, no illegalità
Se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto. Legambiente domani mattina sarà davanti la Prefettura di Pordenone a chiedere che i campi di mais ogm seminati dal Movimento Libertario e da Agricoltori Federati a Fanna vengano distrutti.
Perché, ormai, è certo che siano ogm: lo dimostrano le analisi commissionate da un’altra associazione ambientalista, Greenpeace, che insieme a Legambiente fa parte della “Task Force per un’Italia Libera da Ogm”.
Una task force che vede anche la presenza di Acli, Adoc, Adusbef, Aiab, Amab, Campagna Amica, Cia, Città del Vino, CNA Alimentare, Codacons, Coldiretti, Crocevia, Fai, Federconsumatori, Federparchi, Focsiv, Fondazione Univerde, Greenaccord, Lega Pesca, Legacoop Agroalimentare, Movimento difesa del cittadino, Slow Food Italia, Unci, Vas e WWF.
Continua a leggere: Mais Ogm, presidio di Legambiente a Pordenone

Dall’Associazione Provinciale Imprese di Meccanizzazione Agricola (Apima) di Mantova arriva un allarme aflotossine nel mais: a causa dei recenti eventi meteo che hanno colpito l’alto mantovano (trombe d’aria e grandine in particolare) si potrebbe verificare un’invasione di tossine causate da un fungo. Tossine che rendono inutilizzabile il raccolto per scopi alimentari umani poiché sono cancerogene.
L’Apima, per questo, da alcuni consigli agli agricoltori su come limitare il rischio aflatossine:
Non bisognerà aspettare che il mais sia troppo secco ma sarà importante raccoglierlo quando l’umidità del prodotto sarà intorno al 22-23%, per poi essiccarlo immediatamente. Il mais, inoltre, non dovrà rimanere ammucchiato sui piazzali per più di 24 ore dalla raccolta, ma andrà essiccato quanto prima. Anche la fase di pre-essiccazione è cruciale per avere un buon prodotto, immune da aflatossine. Più si aspetta, più si innescano fenomeni di fermentazione, che danneggiano irreversibilmente il prodotto
Qualora non si riuscisse a fermare l’infezione, continua l’associazione mantovana, sarà meglio destinare il prodotto all’alimentazione bovina o, meglio ancora, alla produzione di energia: l’ideale, conclude Apima, è produrre energia elettrica con la digestione anaerobica del biogas come integrazione dei reflui zootecnici.
Via | Agricoltura on web
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Il ministro dell’Agricoltura, Giancarlo Galan, torna a benedire gli ogm. E lo fa di fronte i colleghi europei, durante il Consiglio dei ministri dell’Agricoltura e della Pesca.
Agli altri ministri europei, e alla stampa, Galan ha ribadito di voler favorire la ricerca (in laboratorio) e la sperimentazione (sul campo) per le coltivazioni ogm:
Per l’avvenire, per lo meno per quanto riguarderà le mie competenze di ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, ho intenzione di far valere un punto di vista più aperto. Incoraggerò la ricerca e la sperimentazione anche in questo campo. Non permetterò che l’Italia si ritrovi a pagare gap difficilmente recuperabili in un terreno strategico come la conoscenza
Galan, addirittura, la pone sul filosofico:
Il mio è il Paese di Guglielmo Marconi e di Enrico Fermi e anche per questo non può imporre stop ingiustificati a chi spende la propria intelligenza e la propria vita nella ricerca del sapere e della conoscenza
Unico limite che si pone il neo ministro dell’Agricoltura è quello delle sue competenze: ammette, infatti, che ogni decisione dovrà passare anche dal Ministero della Salute.
Via | Agricoltura on web
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Continua a leggere: Ogm, Galan: "Incoraggerò la ricerca e la sperimentazione"

Dopo la semina illegale di mais ogm in provincia di Pordenone, ripresa con una videocamera e diffusa su YouTube, altro giallo per l’ogm in Friuli: una lettera anonima è stata recapitata al direttore dell’Ersa (l’agenzia regionale friulana per lo sviluppo rurale). Nella busta c’erano alcune foglie di pianta di mais ogm e una specie di mappa del tesoro, con le indicazioni per raggiungere un campo sito a Fanna, sempre in provincia di Pordenone.
Tutti si chiedono, a questo punto, se a inviare la lettera anonima sia stato il famigerato Movimento Libertario, autore della prima semina e del video. Se così fosse sarebbe una provocazione in piena regola, una sfida nei confronti dello Stato e della legge perchè per seminare gli ogm servono le autorizzazioni dei ministeri dell’Ambiente, della Salute e, ovviamente, dell’Agricoltura.
E, in effetti, una richiesta di autorizzazione in Friuli c’era stata, ma con esiti negativi.
Non si sa, quindi, chi stia giocando con gli ogm nel Friuli. Si sa, invece, quali reazioni stia suscitando questa vicenda: la Coldiretti, ad esempio, parla di aperta “illegalità da combattere con tutti gli strumenti ed i mezzi di cui lo Stato dispone”. Legambiente, invece, afferma che “l’inizio di una coltivazione di Ogm costituisce non solo un’azione fuori legge, ma comporterebbe pesanti conseguenze sull’agricoltura italiana”.

Il neo ministro dell’Agricoltura, Giancarlo Galan, si sta mostrando più cauto di quanto si potesse inizialmente pensare sul tema Ogm. Dal Ministero delle Politiche agricole e forestali, infatti, nei giorni scorsi è stata inviata una lettera alle Regioni nella quale il ministro chiede di monitorare le aziende che seminano gli Ogm.
Il ministro, inoltre, chiede che le Regioni eseguano dei controlli nelle aziende per verificarne il corretto comportamento e l’applicazione di tutti i protocolli previsti per la semina dei semi geneticamente modificati. Tutto ciò ha fatto infuriare la solita Futuragra che ha diramato un comunicato al vetriolo:
La lettera diffusa dal Ministero delle politiche agricole affinché le regioni eseguano controlli sulle aziende che hanno inviato richieste di autorizzazione alla semina di mais OGM è un atto intimidatorio verso chi legittimamente chiede di esercitare la libertà di scelta. Si tratta di una vera e propria lista di proscrizione. C’è da chiedersi tra l’altro se un provvedimento del genere rispetti la normativa sulla privacy. Informeremo anche la Commissione Europea di questo ennesimo atto ai danni della libertà d’impresa che offende chi come noi da anni si batte presso le autorità competenti perché la legge venga applicata
E in un’altra nota Futuragra rende noto: il Ministero sa che sono già centinaia le aziende agricole che hanno fatto richiesta per seminare gli Ogm.
Via | Agricolturaonweb, Futuragra
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Interessantissima la reazione dell’Associazione Maiscoltori Italiana (Ami), alla semina “clandestina” di sei semi di mais ogm nelle campagne di Pordenone.
L’Ami, infatti, parte dal presupposto che già oggi milioni di semi di mais transgenico vengono piantati in Italia perchè la legge prevede che i lotti di semi contenenti non più di un seme ogm su 2.000 possano essere venduti come non ogm:
Le attuali norme per il controllo delle sementi prevedono infatti che i lotti con meno di 1 seme Ogm su 2.000 possano, di fatto, essere commercializzati come non Ogm, e non potrebbe essere diversamente dati i limiti posti dalla statistica nell’esecuzione dei campionamenti per il controllo delle sementi
Continua a leggere: Semina illegale di mais ogm: per l'Ami è una vicenda "tragicomica"

ActionAid, organizzazione internazionale no profit che si batte contro la fame nel mondo, l’Aids e per le adozioni a distanza, ha presentato ieri in piazza Cadorna a Milano la benzina “Fame”. Con il provocatorio slogan “Il pieno a stomaco vuoto” l’associazione ha sensibilizzato i passanti sul consumo di risorse alimentari dovuto alla produzione di biocarburanti.
Lo sviluppo dei carburanti ecologici, etanolo in primis, metterebbe secondo ActionAid a rischio il diritto al cibo dei popoli più poveri dove la fame è tutt’oggi una realtà quotidiana
Un pieno di carburante rischia di costare un prezzo altissimo, perché i prodotti agricoli destinati a diventare biocarburanti competono con quelli per il consumo alimentare, togliendo letteralmente il cibo alle persone del sud del mondo, che vedono le proprie terre espropriate dalle multinazionali.