Negli Stati Uniti è stato avvelenato un fiume dell’Illinois per impedire che le carpe cinesi giganti continuassero a colonizzare un ecosistema non loro e proteggere di conseguenza quelle autoctone. Questa particolare notizia, che ai più potrebbe sembrare poco veritiera, è in realtà avvenuta veramente qualche giorno fa quando il Genio Civile americano ha autorizzato l’avvelenamento delle acque del canale artificiale di Chicago.
Dalla scorsa settimana vengono quindi raccolte nel fiume migliaia di pesci morti nel canale che, tramite anche ad un affluente, collega il fiume al lago Michigan. L’operazione è stata ordinata da Jennifer Granholm, la governatrice dello Stato del Michigan, ed ha il benestare dalle Associazioni dei verdi. Ma andiamo a vedere nello specifico il motivo di questa operazione tantpo estrema.
Il ricorso al veleno si è reso necessario quando il Genio ha scoperto che le barriere elettriche erette nel canale contro le carpe cinesi giganti (costate 9 milioni di dollari) non bastavano più. Le carpe cinesi giganti distruttive, raggiungono infatti un metro e mezzo di lunghezza ed hanno un peso di 45 kg. In America le normali carpe, di taglia molto inferiore, furono introdotte nel diciannovesimo secolo, mentre quelle cinesi giganti vennero importate quaranta anni fa dagli allevatori di pesci del Mississippi.
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Mentre Isabella Rossellini è alle prese con la terza parte della serie Green Porno, Gwyneth Paltrow si dichiara una tra le sue più grandi fan. O meglio, quasi una discepola dello show su animali e sesso di Isabella Rossellini.
Sul suo blog Goop, Gwyneth scrive entusiasta di aver imparato moltissimo sulla riproduzione degli animali e sul sesso degli insetti, semplicemente guardando gli episodi di Green Porno sul canale Sundance.
In più, Gwyneth è affascinata della terza serie di Green Porno, ricca di battute e di consigli eco-friendly ed è rimasta particolarmente colpita dai pesci, dalle spiegazioni sulla provenienza del pesce che finisce sulle tavole e degli effetti che la pesca ha sull’ambiente. Grazie Isabella per aver spiegato a Gwyneth e a tutti noi, vestita da pesce o da elefante, come si riproducono gli animali. Per saperne ancora di più, aspettiamo Green Porno 3, e intanto ci guardiamo l’anteprima della serie 3 qui su Ecoblog.
via | vegetarianstar
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Da stamattina nelle acque del Salento vige il divieto di pescare a strascico o volante per tutti i pescherecci iscritti nei compartimenti marittimi di Taranto, Gallipoli e Brindisi, ovvero per tutta l’area del tacco d’Italia. La norma entra in vigore nello stesso giorno in cui tornano a pescare i pescherecci della parte Nord dell’Adriatico, quelli registrati nei compartimenti marittimi di Bari, Molfetta e Manfredonia.
L’ordinamento, firmato dal sottosegretario alle Politiche Agricole e Forestali Buonfiglio, è entrato in vigore per proteggere gli ecosistemi dell’ambiente marino, delicati e indispensabili per il patrimonio biologico del basso Adriatico e dello Ionio, della cui fragilità avevamo già parlato.
La pesca a strascico è particolarmente invasiva nei confronti dell’ambiente marino: le reti distruggono e asportano qualsiasi cosa incontrino, tra cui pesci, coralli, invertebrati, alghe, e la pratica è dannosa nei confronti di ecosistemi complessi, che difficilmente possono essere reimpiantati. Anche se l’interruzione di un mese non sembra abbastanza per compensare tutto ciò che viene distrutto nei restanti undici.
Foto | Flickr
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I salmoni tornano nella Senna dopo quasi un secolo di assenza nelle acque del fiume che attraversa Parigi. Il loro ritorno è segno che le acque della Senna siano diventate più pulite negli ultimi anni, anche se paragonate allo stato degli altri fiumi europei.
Esultano i membri dell’Istituto Nazionale per la ricerca Agronomica, perché le acque del fiume non erano così pulite dai primi del Novecento, e il ritorno dei salmoni lo conferma.
La Federazione Nazionale francese per la Pesca si aspetta per quest’anno almeno 1000 salmoni nella Senna, poi si vedrà se le acque della Senna continueranno a rimanere pulite tanto da ridiventare l’habitat ideale per i salmoni, senza bisogno di alcuna re-introduzione forzata.
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Al largo delle acque di Trapani c’è stato un inseguimento, con mare forza cinque, degno dei migliori pirati: all’arrembaggio gli attivisti di Greenpeace che hanno avvistato un peschereccio sospetto ed hanno indagato le sue attività illegali di pesca, prima di dar inizio all’inseguimento ed avvisare la capitaneria.
Rainbow Warrior, l’ammiraglia di Greenpeace ha avuto dei sospetti sul peschereccio Federica II, abilitato solo per la pesca a strascico, mentre vi era la presenza evidente di altri tipi di reti da pesca. I gommoni di Greenpeace si sono avvicinati, si sono accertati dell’illegalità in cui agiva il peschereccio ed hanno avvisato la Capitaneria di Porto, scortando i rei fino al porto di Pantelleria.
A bordo della Federica II sono stati trovati 10-15 km di rete spadara, illegale e bandita dalla UE, oltre a due ceste di palamiti, attrezzi per cui il peschereccio non aveva la licenza. Nella stiva sono stati trovati 16 pesci spada, di cui 2 di taglia illegale e 14 esemplari di tonno rosso, di cui 8 al di sotto della taglia minima di 30 kg. Si può dire che Greenpeace abbia fatto buona pesca, contro i pirati dell’illegalità.
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Quello che avete appena visto è il trailer del film di Antonio Martino “Be water, my friend”, dedicato all’acqua come fonte di vita e alla perdita dell’acqua come fonte di identità e di queilibrio. Dalla giovialità dei pescatori delle valli ravennati alla disperazione e rassegnazione degli ex pescatori di Muynaq, piccola cittadina vicina al lago Aral, l’acqua è la fonte, prima e unica, da cui si genereno la vita e la morte, la ricchezza e il fallimento. L’acqua, come la struttura del film che mette a confronto due comunità di pescatori, rispecchia l’ecosistema della comunità che nutre.
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Un esemplare di Chelonia Mydas, o Tartaruga Verde, è stato pescato accidentalmente ieri al largo di Mattinata in una battuta di pesca con rete a strascico, nel Gargano, ed è ora affidato al Centro di Recupero Tartarughe marine di Legambiente nell’oasi di Lago Salso, nel parco nazionale del Gargano.
La Tartaruga pesa 4,5 Kg, è lunga 33,5 cm e larga 31,3 cm e si trova al centro di recupero per essere sottoposta a tutte le indagini necessarie a valutarne le condizioni di salute e per le attività di ricerca. Il ritrovamento di esemplari di Chelonia Mydas è un evento piuttosto raro nel Mediterraneo. Secondo dati pubblicati dalla Regione Puglia nel decennio 1996-2006 sono stati segnalati solo 12 esemplari appartenenti a questa specie lungo le coste pugliesi. I Centri di Recupero della rete Tartanet hanno censito soltanto due esemplari di Chelonia Mydas nel periodo 1999-2009: uno a Gallipoli (Le) nel 2008 e uno a Loano (Savona) nel 1999.
La Tartaruga Verde vive negli oceani e raramente è stata osservata nel Mediterraneo, se non lungo le coste africane: la Chelonia Mydas sembra infatti preferire le acque più fredde del nordeuropa. Può raggiungere 300 Kg e 1,5 m di lunghezza del carapace che solitamente presenta un colore verde-bruno con disegni e marmorizzazioni, mentre il piastrone è molto chiaro. Vive nella fascia litoranea, ma in occasione della migrazione periodica verso le zone di deposizione può spingersi in mare aperto compiendo spostamenti anche di 2000 Km.
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Nelle acque del Regno Unito è stato avvistato un pesce tipico del Mediterraneo che, se mangiato, ha un effetto allucinogeno, proprio come il composto dell’LSD.
Il pesce in questione, della specie Sarpa salpa, si trova nelle acque del Mediterraneo e del Sud Africa. La Sarpa salpa viene normalmente servita nei ristoranti dei paesi del bacino del Mediterraneo ed è mangiando la testa che si verificano le allucinazioni, causate dal plancton ingerito dal pesce, che possono durare per più giorni.
Ma un pescatore riporta di averlo pescato in Cornovaglia, e riconosciuto per le sue strisce dorate. Secondo gli esperti, prima di questo evento, si sono verificati soltanto tre avvistamenti di Sarpa salpa nelle acque inglesi e i pesci si sarebbero probabilmente spostati verso nord attratti da correnti più calde. Avete mai mangiato la sarpa salpa e avuto in seguito delle strane visioni?
via | greenpacks
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Callum Roberts, professore di Conservazione Marina all’Università di York ha incrociato i dati di 100 pubblicazioni scientifiche per calcolare quante aree marine devono essere chiuse alla pesca. La sua proposta è di chiudere alla pesca un terzo degli oceani per vent’anni, in modo da dare la possibilità di riprodursi alle diverse specie.
La proposta arriva sul tavolo delle discussioni della UE che ha fallito in una politica di pesca comune, mentre nelle sue acque si continua a pescare fuori controllo e si superano i limiti biologici di circa il 30%. La proposta della UE si limita a chiedere un generico taglio nelle attività di pesca, a cui il Professor Roberts risponde con la proposta di creare un’Area Marina Protetta (MPA) sull’esempio di quella dell’Islanda che ha dato la possibilità alle diverse specie di riprodursi significativamente.
Altri esempi positivi di aree marine protette sono quella del New England, che in soli 10 anni di chiusura alla pesca “ha avuto una ripresa spettacolare” e quella di Off Lundy Island, una zona delle acque britanniche totalmente chiusa alla pesca in cui la popolazione di aragoste è 8 volte superiore al resto.
Oggi esistono 4000 MPA che coprono circa lo 0,8% delle acque degli oceani. Secondo voi è auspicabile l’dentificazione di una MPA in Europa o pensate sia necessario distinguere tra aree dedicate alla riproduzione biologica delle specie e zone riservate alla pesca senza che la prima tolga mercato alla seconda?
via | Guardian
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Il Megachasma pelagios è uno squalo estremamente raro. La sua scoperta risale al 1976 e da allora solo altri 40 esemplari sono stati rinvenuti, almeno fino a qualche giorno fa. Alcuni pescatori nelle filippine infatti si sono imbattuti nel 41° esemplare.
Questa specie è classificata dall’International Union for the Conservation of Nature come “data deficient” ovvero di cui non si hanno sufficienti dati in merito. Dai rinvenimenti si è notato che questi animali possono crescere fino a 5.5 m di lunghezza (i maschi sono più piccoli, intorno ai 4 metri) e peso che raggiunge la tonnellata.
Presentano un corpo molliccio ed una grande bocca (da cui il nome inglese Megamouth) sembrano infine non essere abili nuotatori. L’esemplare pescato il 30 marzo era lungo 4 metri e dal peso di mezzo tonnellata, è morto cercando di uscire dalla rete ed è stato successivamente mangiato dai pescatori.
Via | News.com.au
Foto | News.com.au
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