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Tutti gli articoli con tag pesca

Pesca: 2.1 milioni di tonnellate di merluzzo buttate via

pubblicato da Nestor Carnevali


La situazione drammatica degli stock ittici dei nostri mari dovrebbe essere ormai sotto gli occhi di tutti, i rapporti sullo stato degli ecosistemi marini danno tutti lo stesso identico responso: stiamo sfruttando troppo una risorsa che di questo passo siamo destinati a perdere. La logica del mercato applicata alla pesca ha provocato negli ultimi 100 anni danni inimmaginabili e non mancano i paradossi.

La New Economics Foundation, pur avendo come oggetto di studio l’aspetto puramente commerciale della pesca, ha raccontato un realtà che mostra in tutta la sua evidenza la follia del nostro presunto modello di sviluppo. Fra il 1963 e il 2008 le flotte europee hanno gettato in mare qualcosa come 2.1 milioni di tonnellate di solo merluzzo bianco per rimanere all’interno delle quote per la pesca stabilite dall’Unione.

Lo studio si è concentrato esclusivamente sul merluzzo perché si tratta di uno degli stock ittici sul quale esistono le stime più accurate e precise e, naturalmente, sottolinea come dal punto di vista economico si tratti di uno “spreco” di 2,7 miliardi di euro, ma non può non impressionare anche il dato ambientale. Quanto pesce peschiamo e poi buttiamo in mare ormai morto o moribondo per seguire assurde regole ispirate esclusivamente all’aspetto economico e agli equilibri commerciali dei paesi? Le stime meno prudenti parlano di una percentuale vicina al 60% del pescato. Per quanto potremo andare avanti in questo modo?

Via | The Guardian

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Galapagos: Pesca di frodo, 357 squali sequestrati

pubblicato da Nestor Carnevali


Ieri vi avevamo raccontato della curiosa avventura di uno squalo che era rimasto bloccato sul ponte di una nave di ricercatori che, dopo lo spavento, si erano prodigati per liberarlo. Le autorità ecuadoregne hanno fatto un’inquietante scoperta che dimostra come non tutti gli uomini siano impegnati nel difendere, studiare e tutelare la natura.

Al largo delle Galapagos, area protetta nella quale è vietata qualsiasi attività di pesca, una nave è stata sorpresa con i corpi di 357 squali illegalmente cacciati nonostante siano protetti da apposite leggi. I pescatori di frodo saranno perseguiti secondo le leggi ecuadoregne dopo essere stati trovati intenti nelle loro deplorevoli attività proprio all’interno della riserva marina al largo della piccola isola di Genovesa.

L’arcipelago della Galapagos è stato dichiarato patrimonio dell’Unesco fino dal 1979, ma l’area protetta riguardava soltanto le terre emerse, dal 1986 le acque circostanze sono divenute una riserva marina, ma questo evidentemente continua a non fermare pescatori senza scrupoli. D’altra parte il fenomeno della pesca di frodo degli squali ha proporzioni mostruose, almeno secondo chi ha “esperienza sul campo” come Vincenzo Venuto, il conduttore di Missione Natura che nella sua intervista alla nostra Marina ha parlato di “100 milioni di squali pescati solo per staccargli le pinne“.

[Via | Treehugger]

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Oceani depredati dalla pesca: ecosistema al collasso

pubblicato da Marina

squali al mercato del pesce

Ieri è stato reso noto il rapporto The Implementation of UNGA Resolutions 61/105 and 64/72 in the Management of Deep-Sea Fisheries on the High Seas da dove emerge chiaramente che la situazione di impoverimento ittico degli Oceani è molto più grave del previsto, tanto che per molte specie si paventa l’estinzione. Ecoblog lo anticipava qualche giorno fa.

Il lavoro è stato redatto da un gruppo di scienziati internazionali per volere dell’Ipso e guidati da Alex Rogers direttore scientifico e Senior Research Fellow all’ Institute of Zoology di Londra. Il rapporto descrive le gravi carenze nell’attuazione delle risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’ONU progettate per proteggere le profondità oceaniche dall’impatto distruttivo della pesca. Secondo il Dott. Rogers:

Per la maggior parte del pescato vi è poca o nessuna informazione sullo stato degli stock e in molti casi noi non sappiamo nemmeno cosa viene catturato e dove.

IPSO sta attualmente compilando un rapporto sullo stato globale di salute degli oceani che sarà pubblicato nel 2012. Ma dalle prime analisi, fa sapere Rogers, già si evince che la salute degli oceani versa in uno stato critico e spiega:

Ci riguarda tutti, perché - proprio come il clima - l’Oceano costituisce uno dei sistemi operativi chiave del nostro pianeta. Crea più della metà del nostro ossigeno, sistemi meteorologici e modula l’atmosfera, oltre a fornirci risorse vitali. Tutti i fattori di stress che abbiamo messo in - dalla pesca eccessiva all’inquinamento - hanno contribuito alla sua cattiva salute. La situazione è ormai così grave che si sta alterando la chimica dell’Oceano, con un forte impatto sulla vita marina e il funzionamento degli ecosistemi marini. L’oceano ha già assorbito oltre l’80% del calore aggiunto al sistema climatico e circa il 33% dell’anidride carbonica. Gli ecosistemi sono al collasso, le specie sono spinte verso l’estinzione a causa della distruzione degli habitat naturali. Gli scienziati ritengono che ci sia ancora tempo per evitare cambiamenti irreversibili e catastrofici per i nostri ecosistemi marini, ma che questo richiede un’azione drastica entro un decennio.

Foto | Flickr Squali al mercato del pesce.

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Non ci sono più pesci nel mare?

pubblicato da Nestor Carnevali


La memoria della nostra gioventù o quella dei nostri parenti più anziani è spesso fondamentale quando dobbiamo renderci conto di un problema ambientale. Quanti di voi avranno potuto apprezzare con i loro occhi la devastante cementificazione delle nostre coste semplicemente ricordando come “fino a qualche anno fa” l’ambiente fosse incontaminato? Spesso basta una semplice fotografia, non necessariamente in bianco e nero, per rendersi conto dei danni causati dall’uomo e dallo sviluppo sfrenato.

Come facciamo ad avere la stessa cognizione di causa quando si parla dello spopolamento dei mari prodotto dalla pesca industriale? Difficile, se non impossibile, non fosse altro perché il “problema”, è proprio il caso di dirlo, è “sommerso“. Non solo, il violento spopolamento era già abbondantemente avviato quando la maggior parte di noi era già nato e non era cosciente della dimensione del problema. Ci viene incontro un interessante articolo del Guardian che riporta una gif animata (qui nel post nella sua versione statica) che mostra visivamente la diminuzione degli stock ittici dell’Oceano Atlantico nel giro di 100 anni, dal 1900 al 2000.

Quando un’immagine vale più di mille parole.

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Ocean 2012 - La settimana europea della pesca

pubblicato da Nestor Carnevali

Ocean 2012, la settimana europea della pesca
L’iniziativa Ocean 2012 ha un obiettivo chiaro: garantire insieme la sostenibilità e la qualità della pesca. Già, perché i due concetti viaggiano parallelamente e lo sfruttamento selvaggio delle risorse ittiche non sta soltanto mettendo a rischio la sopravvivenza di molte specie marine, sta anche drasticamente peggiorando la qualità di uno degli alimenti fondamentali per una dieta sana se non si vuole aderire alla scelta del vegetarianesimo.

Fino al 12 giugno l’organizzazione che mette insieme oltre 100 associazioni sta dando vita alla “settimana della pesca“, una serie di eventi in giro per l’Europa, simbolicamente a cavallo della Giornata degli Oceani dell’Unesco, per una campagna a tutela dei pesci come animali e come prodotto alimentare. Mettere al centro l’oggettiva emergenza legata al sovrasfruttamento delle risorse ittiche dei mari europei, spiegare ai consumatori/cittadini che di questo passo è inevitabile la crescita dell’import ittico dai paesi del sud est asiatico (con evidenti deficit nelle normative a tutela del prodotto).

Il 72% degli stock ittici europei viene pescato in eccesso rispetto alle capacità di riproduzione e il 20% ha superato le soglie dei limiti biologici per la sua stessa sopravvivenza. L’Unione Europea deve rimettere mano alle politiche comunitarie sulla pesca. C’è bisogno di far tornare la pesca entro i limiti della sostenibilità, un problema per la natura, ma anche per le comunità che vivono di pesca e si ritrovano mari sempre più vuoti e con esemplari da pescare nonostante la giovane età. Uta Bellion, coordinatrice di Ocean2012 lo ricorda con chiarezza:

La storia della pesca in Europa fino ad oggi è una storia tragica di sovrasfruttamento dei mari che ha ridotto la loro abbondanza e la produttività, e indebolito la comunità di pescatori che dipendono da loro. L’attuale riforma della politica comune della pesca potrebbe invertire questa tendenza e garantire un futuro sostenibile per le comunità di pescatori in tutta Europa.

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I cambiamenti climatici e i pinguini

pubblicato da Barbara Arlati

Pinguini antartici

I cambiamenti climatici uniti ai problemi legati alle attività umane come l’eccedere nel pescare hanno causato un calo di pinguini dell’Antartico. L’allarme è anche per tutte le specie animali della zona. Al momento solo un pinguino su dieci sopravvive al suo primo inverno contro il 50% che sopravviveva negli anni ‘70.

Lo studio decennale sui pinguini condotto da Travelpiece evidenzia il delicato equilibrio tra plancton e temperature di aria e terra. Se questo bilanciamento si spezza ne fanno le spese tutti gli animali che abitano la zona.

Via | Greenanswer

Foto | Flickr

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Sea Shepherd: campagna choc per salvare il tonno rosso

pubblicato da Marina

Il tonno rosso come il panda

Quando vedete un tonno pensate a un panda. Questo è lo slogan della nuova campagna della Sea Sheperd Conservation Society.

In una serie di poster scene di pesca nella quale i panda prendono il posto dei tonni. Le immagini choc proposte dall’associazione usano la fama del panda simbolo di una specie da proteggere per sensibilizzare sull’estinzione del tonno rosso. Se non vi saranno consistenti tutele il tonno rosso rischia di sparire nel 2012.

Riferisce Sea Shepherd che si è persa già l’85% della popolazione di tonno rosso a causa dell’industria della pesca.

Il tonno rosso come il panda

Il tonno rosso come il panda Il tonno rosso come il panda Il tonno rosso come il panda

Foto | Maxisciences

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L'Italia rischia sanzioni per la pesca illegale

pubblicato da Barbara Arlati

Pesca illegale

La pesca illegale con le spadare o le ferrettare e l’inefficacia delle sanzioni applicate sono le accuse principali mosse all’Italia dal NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration). A causa della mancanza di controlli adeguati l’Italia ha subito processi di infrazione e accertamenti che hanno comportato la richiesta di restituzione di oltre 7 milioni di euro nel 2008 da parte dalla Commissione Europea al nostro Paese.

Greenpeace, insieme a Marevivo, WWF, Legambiente e LAV, ha richiesto un incontro urgente con il Ministro Galan per valutare azioni immediate e più severe contro l’illegalità e a sostegno della pesca sostenibile.

Via | Greenpeace
Foto | Flickr

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Tonno, in una scatoletta su tre non sai cosa c'è

pubblicato da Barbara Arlati

Scatolette di tonno

Greenpeace ha condotto un test su 165 scatolette di tonno, una su tre non contiene quello che dovrebbe.

I test (qui trovate l’elenco completo dei marchi analizzati) hanno identificato molte scatolette in cui erano mischiate diverse specie di tonno, pratica illegale in Europa. Alcune scatolette hanno specificato tra gli ingredienti solo un generico ”tonno”, altre ancora contengono una specie di tonno diverso da quello indicato sulla scatola.

Spesso la pesca del tonno viene fatta con metodi poco sostenibili come le reti a circuizione o FAD. Una volta pescati esemplari diversi vengono congelati e poi ne risulta difficile il riconoscimento.

Ad un anno dalla classifica ”Rompiscatole” e alla luce di quest’ulteriore indagine Greenpeace chiede più trasparenza alle industrie del tonno in scatola e la cessazione dell’utilizzo di metodi di pesca come il FAD. Qui il rapporto dell’indagine di Greenpeace ”A scatola chiusa”.

Via| Greenpeace
Foto| Flickr

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La pesca industriale mette a rischio alcune specie di pesci nel Mediterraneo

pubblicato da Peppe Croce

La pesca industriale mette a rischio alcune specie di pesci nel Mediterraneo

I pesci del mar Mediterraneo sono a rischio estinzione? Alcuni sì a sentire gli esperti a cui si è affidata la europa per fare una sorta di monitoraggio della salute del mare nostrum. Secondo Henri Farrugio, che è a capo del comitato scientifico che ha studiato la situazione del Mediterraneo, a correre maggiori rischi sarebbero sogliole, naselli, merluzzi e rane pescatrici. Un po’ meglio va per alici e sardine.

La causa della forte sofferenza degli stock di pesce nel Mediterraneo è, e non da oggi, l’eccessiva pesca che supera il ritmo naturale della riproduzione di questi animali:

Il 91% degli stock esaminati risulta sovrasfruttato o pienamente sfruttato. Anche se è vero che esistono stock diversi nelle differenti aree del Mediterraneo, le specie che siamo riusciti a valutare rappresentano il 10% delle risorse ittiche catturate e quindi sono rappresentative a livello commerciale. Tutti gli indici convergono sulla diagnosi e gli esperti stanno lavorando per avere riferimenti più precisi. Ma tutte le simulazioni mostrano che molte specie hanno una mortalità troppo elevata

Così dichiara Farrugio, confermando ciò che già si sa per altre specie di pesci che hanno già avuto l’onore di finire sulla stampa ecologista, come il tonno rosso, pescato in gran quantità nel Mediterraneo per essere poi venduto a peso d’oro in estremo oriente.

Merluzzi, sogliole & Co, però, fino ad oggi non hanno ricevuto la stessa attenzione dello sfortunato collega di navigazione ma, a quanto affermano oggi gli scienziati, forse si dovrebbe iniziare a pensare anche a loro.

Via | Mediterraneo.it
Foto | Flickr

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