E’ stato presentato qualche giorno fa in Giappone, dal team del professore Tatsuya Shimoda del JAIST (Japan Advanced Institute of Science and Technology) una cella solare a base di silicio liquido.
Se ho ben capito dalla maccheronica traduzione dal giapponese, si tratterebbe di un polimero a base di silicio, il polisilano, usato come base per celle thin film. I vantaggi sarebbero una migliore resa (ma non viene quantificata); abbassamento dei costi di produzione (non si sa di quanto); chiaro solo che dovrebbe essere applicato in forma di multistrato alternato a boro.
La ricerca è appena agli inizi anche se sembra che ci si attendano soluzioni interessanti tra cui lo sviluppo di quest’inchiostro solare con elevati standard di efficienza e bassi costi. L’idea è poi di estendere quest’applicazione a tutto il settore dei cristalli liquidi per rendere facile sia l’applicazione per oggetti più piccoli sia il miglioramento del trasporto.
L’energia solare è veramente una bella avventura. Solo il termine “giacimento solare”, e ci sentiamo trasportati in un futuro pulito che si appoggia sulle forze della natura per alimentare i bisogni energetici umani. Ma questo ha un costo, e l’ADEME - è l’acronimo dell’agenzia pubblica francese che raccoglie le informazioni sull’energia - stima che il solare fotovoltaico è ancora troppo costoso, per cui bisognerà attendere il 2020 perché diventi competitivo.
Per ora quindi, in Francia gli impianti fotovoltaici dovrebbero avere un carattere più dimostrativo che di vero e proprio investimento - fatta eccezione per i Dipartimenti d’Oltremare, dove comunque non ci sono molti posti che possano accogliere le cellule fotovoltaiche. Queste cellule costano caro, perché sono fatte di silicio, una risorsa utilizzata nell’informatica, ed il cui prezzo sta passando dalle decine di dollari al kg nel 2002, alle attuali centinaia. Per fare qualche paragone: l’eolico francese costa 9c/Kwh, contro i 28c/Kwh del fotovoltaico, e gli 1,5 c/Kwh degli idrocarburi - di cui però non si conoscono i costi che esternalizzano sull’ambiente.
L’ADEME rinvia dunque il fotovoltaico francese a dopo il 2020, ma senza investimenti massicci, difficilmente il suo prezzo si abbasserà molto, mentre l’esempio di paesi come la Germania ha dimostrato che la scelta di puntare sul fotovoltaico ieri si sta dimostrando oggi un’opzione redditizia.
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Spesso abbiamo parlato su ecoblog delle diverse novità che riguardano i pannelli fotovoltaici. Il maggiore problema di questo genere di energia alternativa è dovuta al fatto che la raccolta di luce non sempre è ottimale per varie cause.
Un gruppo di scienziati americani della Rensselaer Polytechnic Institute, senza proporre soluzioni miracolose ha tirato fuori una scoperta che aumenta considerevolmente la capacità delle celle solari di assorbire la luce ma sopratutto sono pronti a fornire la soluzione all’industria. In pratica hanno sviluppato un nuovo rivestimento antiriflesso che aumenta la quantità di luce catturata da pannelli solari e consente ai pannelli di assorbire l’intero spettro luminoso da quasi ogni angolo.
Ora l’invenzione è stata spostata dal mondo accademico al mondo della produzione per realizzarla su larga scala tenendo conto sia dell’efficienza, sia della convenienza.
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Poco tempo fa su Ecoblog trattai di una notizia relativa al lancio commerciale di un gel fotovoltaico brevettato dalla Esco Saving Company di Potenza. In virtù dei numerosi commenti che vennero rilasciati ho cercato qualche notizia più dettagliata sul prodotto e, vi garantisco, non con poche difficoltà. Dal sito ufficiale dell’azienda si apprende infatti che il prodotto non può essere spiegato nei minimi particolari in quanto, proprio per la sua originalità, merita di essere raccontato nei dettagli dagli esperti dell’azienda stessa.
Secondo quanto riferisce il sito web si tratta di un prodotto estremamente efficace in quanto permette di metter su un impianto fotovoltaico senza impianti fissi ed ha inoltre l’enorme vantaggio di poter essere applicato su superfici già esistenti come per esempio lo sono gli infissi. Il prodotto, si apprende quindi, sarebbe capace di fornire in adeguate condizioni, almeno 1 kW di produzione di energia elettrica per unità abitativa.
Il vantaggio più importante sarebbe proprio quello di non dover costruire alcuna superficie esterna alla propria abitazione. Il gel obbliga naturalmente alla realizzazione di un sistema di conduttori per il trasporto della potenza elettrica all’unità d’inverter. Il prodotto in generale permettere un enorme abbattimento dei costi sia dal punto di vista della produzione che del “montaggio”, oltre che permettere un sistema a basso impatto applicativo per quel che riguarda i cavi conduttori del sistema.
L’aerogel è una sostanza costituita per un buon 99% di aria, mentre la matrice (il restante 1%) si distingue a seconda del materiale di partenza. Tra le caratteristiche di questo composto, che al tatto somiglia alla gomma piuma, spiccano la resistenza termica, la bassissima densità ed, ovviamente una elevata capacità isolante.
Il più comune aerogel è costituito da silice e per la sua produzione i costi non sono poi così abbordabili, si parla di 1.300 dollari a libbra (circa 3.000 dollari al kg), tuttavia ci sono interessanti novità in materia. Il dottor Halimaton Hamdan, un ricercatore della Universiti Teknologi in Malesia, è riuscito a produrre il Malaysian Aerogel (Maerogel) riducendo dell’80% i costi di produzione (600 dollari al kg) ed utilizzando gli scarti della produzione del riso.
Le applicazioni dell’aerogel sono diverse, ma soprattutto può essere sfruttato per la coibentazione grazie alla maggiore capacità isolante, superiore del 37%, rispetto alle più tradizionali fibre di vetro. Ultimo ma non meno importante è la semitrasparenza del materiale caratteristica, quest’ultima, che lo renderebbe ideale nell’impiego delle onnipresenti vetrate che piacciono tanto ad architetti e progettisti.
Su Nature Nanotechnology uno studio dell’Università di Palo Alto ha rivelato le scoperte del professor Yi Cui. Il suo team ha infatti studiato e risolto un problema notevole per le batterie agli ioni di litio, ovvero l’efficienza della carica.
Infatti nelle attuali batterie l’anodo è costituito di grafite (carbonio) che presenta un rapporto 6:1 nei confronti del litio, ovvero per trasportare uno ione litio c’è bisogno di 6 atomi di carbonio.
La nuova tecnologia, che sfrutta le proprietà del silicio, consentirebbe un rapporto di 1:4 ovvero ogni atomo di silicio cattura fino a 4 ioni litio aumentando di conseguenza l’efficienza di ricarica della batteria.