
La zuppa di pinne di squalo non piace soltanto in California, lì dove stanno pensando di vietarla. Al contrario è in Cina ad essere un piatto amatissimo e molto pregiato (una scodella può costare 70 euro). Viene da pensare inevitabilmente a questo quando si leggono notizie sconfortanti come quelle riferite dalle autorità ambientali colombiane: dei sommozzatori russi hanno riferito di aver assistito indirettamente alla mattanza di oltre 2000 esemplari di squali da parte di una piccola flotta di pescherecci battenti bandiera del Costarica.
I sub si trovavano nel tratto di mare che circonda l’Isola Malpelo, a 500 km dalla terraferma, in teoria proprio uno dei luoghi nei quali è maggiore la concentrazione degli squali grazie ad un (teorico, a questo punto) divieto assoluto di pesca. Le 10 imbarcazioni si sono introdotte nella zona indisturbate e nel giro di poche ore i sub, arrivati così lontani da casa per osservare proprio le varie specie dell’animale che popolano quelle acque, hanno cominciato a trovare nel loro percorso centinaia di carcasse di squali ai quali erano state staccate la pinne.
Il santuario marino di Malpelo, un’area protetta di 8.570 chilometri quadrati, è popolato da Squali Martello, delle Galapagos e Squali Seta, ma la sua lontananza dalla costa consente ai pescatori di frodo di agire di fatto indisturbati. La marina colombiana ammette di pattugliare solo sporadicamente le acque e può contare soltanto su un piccolo avamposto sull’isola, ad oltre 36 ore dal porto più vicino.
[Via | USA Today]

Sarà colpa del film di Steven Spielberg (e di qualche puntata di Baywatch), ma gli squali sono certamente percepiti come animali estremamente pericolosi. A metà fra il serio e il faceto Buzzfeed, il sito esperto nella creazione di viral content, ha pubblicato una galleria con le “20 cose che uccidono più degli squali“. Il risultato è sorprendente se pensiamo l’obesità uccide 30 mila persone l’anno, i fulmini 10 mila e l’abitudine di scrivere sms al volante 6000. Anche fra gli animali killer è interessante scoprire che i teneri ippopotami uccidono ogni anno 2900 persone, i cervi 130, le meduse 40 e i cani 30 (nei soli Stati Uniti).
E quindi? I temibili squali dove sono in classifica? Lo scorso anno le vittime sono state 5, giusto a comporre le dita di una mano. Sarà il caso di rivedere qualche stereotipo?





Ieri vi avevamo raccontato della curiosa avventura di uno squalo che era rimasto bloccato sul ponte di una nave di ricercatori che, dopo lo spavento, si erano prodigati per liberarlo. Le autorità ecuadoregne hanno fatto un’inquietante scoperta che dimostra come non tutti gli uomini siano impegnati nel difendere, studiare e tutelare la natura.
Al largo delle Galapagos, area protetta nella quale è vietata qualsiasi attività di pesca, una nave è stata sorpresa con i corpi di 357 squali illegalmente cacciati nonostante siano protetti da apposite leggi. I pescatori di frodo saranno perseguiti secondo le leggi ecuadoregne dopo essere stati trovati intenti nelle loro deplorevoli attività proprio all’interno della riserva marina al largo della piccola isola di Genovesa.
L’arcipelago della Galapagos è stato dichiarato patrimonio dell’Unesco fino dal 1979, ma l’area protetta riguardava soltanto le terre emerse, dal 1986 le acque circostanze sono divenute una riserva marina, ma questo evidentemente continua a non fermare pescatori senza scrupoli. D’altra parte il fenomeno della pesca di frodo degli squali ha proporzioni mostruose, almeno secondo chi ha “esperienza sul campo” come Vincenzo Venuto, il conduttore di Missione Natura che nella sua intervista alla nostra Marina ha parlato di “100 milioni di squali pescati solo per staccargli le pinne“.
[Via | Treehugger]

Che gli squali “saltino” fuori dall’acqua è ormai un fatto noto, anche se parlare di un vero e proprio balzo è improprio, ma che potessero riuscire a coprire un dislivello di tre metri finendo sul ponte di una barca che ospitava ricercatori lì proprio per studiarli da vicino non era mai successo. L’episodio, pericoloso sia per gli occupanti dell’imbarcazione sia per l’animale, è avvenuto nei pressi della Seal Island in Sud Africa ed è del tutto inedito.
Dopo oltre un’ora di attività dei ricercatori che osservavano alcuni squali nuotare attorno allo scafo un esemplare di squalo bianco con 500 kg di peso è letteralmente balzato fuori dall’acqua finendo sui contenitori delle esche e del carburante, intrappolato sul ponte della nave. Un grande spavento per l’equipaggio che dopo essersi messo al sicuro si è reso conto che il vero pericolo lo stava correndo proprio lo squalo, rimasto privo della possibilità di respirare.
Sono state avviate le “operazioni di soccorso”, prima con l’ausilio di un’altra nave che avrebbe dovuto trainare in acqua lo squalo (il tentativo è fallito), poi con una gru che l’ha rimesso dolcemente a bagno mentre l’equipaggio cercava di mantenere l’idratazione delle branchie. Lo squalo, che non si aspettava di finire sul ponte di una nave, era disorientato ed ha avuto bisogno ancora dell’aiuto dei ricercatori per poter riprendere il largo in sicurezza. Il suo era un tentativo di attacco alla nave? Improbabile, si sarebbe trattato di un incidente con lo squalo che avrebbe confuso l’ombra dello scafo per una preda, ma se la barca fosse stata più piccola si sarebbe certamente rovesciata. Bisogna sperare che non diventi un abitudine.
[Via | Guardian]
Lo squalo non è un pericolo per l’uomo, semmai il contrario. È anche con questo spirito che ogni anno Discovery Channel propone la Shark Week - quest’anno parte il 31 luglio - una settimana tutta dedicata a questi meravigliosi dominatori del mare, circondati però da una cattiva fama.
I dati: nel 2010 si sono verificati appena 79 casi di attacchi di squali a esseri umani, di cui 6 risultati letali. Se pensiamo ai milioni di squali pescati ogni anno nei mari di tutto il mondo, magari ributtati vivi in mare dopo averli privati delle pinne - la pratica si chiama finning, è illegale, oltre che abominevole - la bilancia indovinate da che parte pende? Ecco.
Su Travelblog qualche suggerimento sulle località dove nuotare con gli squali. A oggi gli squali sono minacciati come altre specie marine soprattutto dalla pesca intensiva: date un’occhiata alla Shark Week dal 31 luglio per farvi un’idea. Dopo il salto il trailer del documentario del 2007 di Lesley Rochat intitolato Lo sterminio degli squali: ci sono immagini forti, lo sconsiglio ai più sensibili.
Continua a leggere: Shark Week 2011, dalla parte degli squali
Problema: le acque del Parco marino di Roatan in Honduras, ma in genere dei Caraibi, sono invase da pesci scorpione o Pterois volitans, specie velenosa, invasiva e non autoctona, dunque priva dei suoi naturali predatori. I pesci scorpione sono arrivati qui per la scelleratezza di un appassionato di acquari e si sono moltiplicati bene grazie alle condizioni ambientali favorevoli. Purtroppo distruggono le altre specie e sopratutto la barriera corallina. Ogni tentativo di controllarli è andato male. Per la loro invasività sono stati paragonati ai ratti. Come, se non disfarsene, provare a controllarli?
pesci scorpione gradito pasto per squali
Soluzione: un gruppo di sub sta provando a educare gli squali locali a cibarsene. I predatori non conoscono i pesci scorpione e dunque non hanno mai pensato di cacciarli e di mangiarseli. I sub allora li cacciano per loro e hanno preparato dei bocconcini. Gli squali hanno gradito e ora si spera diventi uno dei pezzi forti del loro pasto.
Racconta Antonio Busiello autore delle foto che ha concesso al National Geographic (vi invito a visitare l’intera gallery):
Come in ogni angolo dei Caraibi, il parco marino Roatan sta cercando una soluzione; un’idea è quella di portare questi pesci sulle tavole e convincere le persone a cucinarli e mangiarli. Durante una competizione organizzata dal parco, più di 1700 pesci scorpione sono stati cacciati e cucinati in un solo giorno. Un sommozzatore con un fucile subacqueo ne ha uccisi da solo più di 60. Sono davvero ovunque.

Riaprono alla balneazione le spiagge di Sharm el Sheikh dopo che circa 10 giorni fa si sono verificati a distanza di pochi giorni due attacchi di squali verso esseri umani. Una turista tedesca è morta e tre turisti russi sono stati gravemente feriti. Le autorità egiziane ovviamente hanno iniziato la caccia agli squali.
Secondo gli studiosi però questi attacchi non sono casuali e qualcosa di strano sta accadendo nel Mar Rosso. In una intervista pubblicata da Galileo a Alessandro De Maddalena uno degli studiosi più importanti al mondo per la sua conoscenza sugli squali (è presidente della Società Ittiologica Italiana, nonché curatore della Banca Dati Italiana Squalo Bianco, membro del Gruppo Mediterraneo di Ricerca sugli Squali) spiega che:
Il mondo scientifico è concorde nel ritenere che gli esseri umani stiano depauperando le risorse del mare. Le prede degli squali stanno diminuendo, e sempre più spesso i pescatori finiscono con il cacciare proprio questi animali. Senza contare lo sviluppo del turismo, con la presenza sempre più massiccia di imbarcazioni e strutture per le immersioni e la pesca subacquea. Purtroppo, incidenti di questo genere sono molto più comuni di quanto si pensi.
Continua a leggere: Se gli squali attaccano l'uomo è colpa dell'uomo
Il film Alexandra’s Echo ha vinto il premio come Miglior Film Ambientale all’Ocean Film Fest di San Francisco, di cui vi abbiamo già parlato presentandovi Isla Holbox e The edge of the sea.
Alexandra’s Echo racconta la storia di una donna e della sua lotta per salvare la delicata biodiversità del paradiso della Baia di Echo, nell’Arcipelago di Broughton, in Canada. Qual è il vero prezzo da pagare per il pesce che si compra a poco e per il mantenimento dell’industria che lo porta sui banconi?
La telecamera accompagna Alexandra Morton, una tra i più grandi esperti al mondo di balene, nella sua battaglia per salvare il salmone del Pacifico dall’estinzione. Alexandra’s Echo non è solo un documentario ambientale, è anche una storia d’amore: tutto inizia con l’amore di Alexandra per gli animali, che si trasforma poi nell’amore per un uomo ed infine muta nell’amore per un luogo, il paradiso da salvare.
The edge of the sea è un documentario presentato all’ultima edizione dell’Ocean Film Festival di San Francisco, come Isla Holbox, di cui vi ho parlato la settimana scorsa. The edge of the sea documenta le vicende di un gruppo di pescatori di Porto Rico, impegnati a difendere le proprie spiagge ed il proprio diritto al lavoro dalla privatizzazione delle aree pubbliche e dallo sviluppo turistico costiero.
Il documentario narra la storia di quasi 8 anni di lotte attraverso gli occhi e la vita di Pauco, un pescatore della zona, impegnato a tutelare il proprio territorio contro un imprenditore locale. Alla fine della vicenda è arrivata anche la sentenza del tribunale, in difesa delle coste e delle spiagge, creando un precedente nell’ambito della tutela del paesaggio costiero contro i progetti di sviluppo turistico.

Si è da poco conclusa a San Francisco la settima edizione dell’Ocean Film Festival, la rassegna che celebra la bellezza ed i misteri della vita degli Oceani, per sensibilizzare riguardo all’importanza di proteggere e conservare gli ecosistemi marini.
Al Festival è stato presentato Isla Holbox, la storia di una piccola isola dello Yucatàn che da giugno a settembre ospita un inusuale numero di squali balena giganti. Isla Holbox racconta come la presenza degli squali sia la più grande risorsa per la gente dell’isola, ma anche di come si teme che il sovrasviluppo incida negativamente, sia per gli squali che per i 1600 abitanti di Holbox.
Gli squali arrivano a centinaia da circa 6 anni, ma con loro arrivano anche migliaia di turisti: l’isola di Holbox, con le sue acque ricche di plancton, è davvero un paradiso per gli squali balena o l’ecoturismo finirà per distruggerne l’habitat naturale e mettere a rischio la specie?
Holbox, che potete vedere qui sulla pagina di Kip Evans, produttore e direttore della fotografia, racconta la storia dell’Isola di Holbox, passata dall’essere una comunità di pescatori ad una meta di ecoturismo tra le prime al mondo grazie agli squali balena, con tutti i problemi che questo comporta per chi davvero ci tiene agli squali.
via | sfoceanfilm