Leggevo un articolo relativo all’ultima manovrina economica che il Governo italiano ha in mente di lanciare. Fra le idee trite e ritrite, ne ho trovata una che mi ha incuriosito, non tanto perché si tratterebbe della pozione magica a tutti i nostri problemi, quanto perché in quest’epoca di appiattimento politico si riuscirebbe finalmente ad intravedere un barlume di originalità. Mi riferisco alle possibili novità in materia di agevolazione economica; in un capitolo di queste si parla infatti di riconoscimento del telelavoro ed in particolare di aiuti economici per tutte quelle imprese che decideranno di ricorrervi.
Di che entità siano gli aiuti (nel senso se saranno incentivi o defiscalizzazione per le imprese) ancora non lo sappiamo, tuttavia, essendo una novità assoluta su scala nazionale, ritengo sia un argomento da seguire con attenzione. Detto ciò, è ovvio che, non essendo tematica molto nota dalle nostre parti, non tutti sappiano di cosa stiamo parlando. Per capirci, si tratta di uno strumento molto utilizzato dalle aziende negli Stati Uniti (mentre è pressoché sconosciuto in Europa) che consiste sostanzialmente nel permettere ai dipendenti, qualora le mansioni dell’impresa lo permettano, di lavorare direttamente da casa con un collegamento in rete.
I vantaggi? Economici sicuramente, dato che l’azienda ne potrebbe giovare in termini di costi (soprattutto per quel che riguarda quelli di locazione o acquisto di locali), ma anche dal punto di vista energetico se pensiamo per esempio ai consumi delle apparecchiature negli uffici. Per quel che riguarda il lavoratore invece i benefici sono soprattutto di natura logistica: si eviterebbero infatti gli spostamenti casa - lavoro - casa, spesso lunghi; insomma una bella mossa di mobilità sostenibile, se pensiamo, come è oramai appurato, che il principale motivo per cui le persone si spostano sia appunto da ricercarsi sulla necessità di recarsi quotidianamente al proprio posto di lavoro.
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Mobilità sostenibile e spostamenti casa-lavoro-casa. Poco tempo fa abbiamo affrontato questo tema sottolineando come una pratica interessante in questo senso, seppur ancora troppo lontana dalla cultura europea ed italiana in particolare, sia quella del telelavoro. In riferimento a questo tema ho letto con molto interesse una guida messa a punto dal magazine GreenMe.it dedicato agli stili di vita ecosostenibili.
Il telelavoro, per chi non avesse ancora troppa dimestichezza con questa parola, è una possibilità rivolta a chi decide (o comunque a chi è permesso) di lavorare da casa avvalendosi delle tecnologie di videoconferenza e di messaggistica istantanea, che permettono di mantenere il contatto con i colleghi e con il proprio datore di lavoro senza necessariamente doversi spostare con un mezzo di trasporto. Mentre però tale prassi prende sempre più corpo negli Stati Uniti, in Europa ha ancora poca diffusione.
Infatti in Europa, ed in particolare in Italia, c’è ancora molta perplessità nei riguardi del telelavoro anche se, soprattutto nel settore dell’It e grazie alla diffusione dei contratti atipici, le persone che lavorano da casa sono in costante aumento. Che le aziende possano beneficiarsi di importanti vantaggi economici è una certezza, soprattutto in questo periodo di forte crisi economica; rimane però da superare il difficile scoglio culturale.
La riduzione del traffico veicolare nelle città e il conseguente raggiungimento di una mobilità più sostenibile passa per numerose soluzioni. Fra queste vorrei segnalarne una, non spesso contemplata fra i metodi utili al raggiungimento dell’obiettivo, ma probabilmente di grande utilità qualora il suo utilizzo dovesse diffondersi capillarmente.
Parliamo dell’introduzione delle videoconferenze e del telelavoro nelle aziende e nelle pubbliche amministrazioni come strumento per razionalizzare gli spostamenti delle persone che vi lavorano. Introduco questo argomento perché sono venuto a conoscenza del fatto che negli Stati Uniti questi sono concetti che si stanno diffondendo a macchia d’olio, mentre qui in Europa si tratta di una soluzione distante anni luce dalla realtà. Ma andiamo a vedere nello specifico di che cosa si tratta.
Videoconferenze e telelavoro sono ovviamente soluzioni informatiche; queste permettono di comunicare attraverso uno schermo direttamente dalla propria scrivania dell’ufficio (videoconferenza) o della propria casa (telelavoro) dando la possibilità agli utenti di stare in contatto rispettivamente con i colleghi di tutto il mondo e con il proprio datore di lavoro senza necessariamente dover cambiare di sede con un mezzo di trasporto.
L’utilizzo di internet per lavorare e studiare, sarà probabilmente un argomento che ci toccherà da vicino nel prossimo futuro. Questa forma di lavoro consentirebbe infatti diversi vantaggi: di tipo economico del datore di lavoro che potrebbe ridurre i rimborsi per gli spostamenti dei lavoratori, per il lavoratore e per lo studente che non dovranno fare più i pendolari ed infine per l’ambiente.
Il telelavoro è una importante possibilità che ci viene offerta da internet ma che in Italia per diversi motivi non prende piede. Ecco allora che, nella versione online de “L’Espresso“, alcuni lettori propongono di portare alla ribalta il telelavoro addirittura imponendolo per legge. Mentre sul fronte e-learning, secondo Caroline Haythornthwaite docente all’Università dell’Illinois, tale strumento consentie un maggiore apprendimento da parte degli studenti.
Tornando alla realtà, in Italia il discorso si complica notevolmente: tra digital-divide, scarse conoscenze informatiche di base e scarsa propensione all’innovazione, rimane difficile pensare di poter utilizzare una carta così innovativa. Personalmente, da blogger questa possibilità la sfrutto quotidianamente; poterlo fare anche per l’altro lavoro e per lo studio sarebbe bello. Voi invece che esperienze avete col telelavoro e cosa ne pensate?
Foto | Bull3t

Telelavorare aiuta a diminuire il traffico, riduce il tempo di vita sprecato negli spostamenti e quindi agli ecologisti come noi il telelavoro piace. Il lato oscuro della faccenda e’ intristirsi a casa, in pantofole, non avere orari né interazioni sociali. Il co-working rimedia a questi problemi, con genialità.
Un ufficio di co-worker e’ un ufficio in cui lavorano persone alle dipendenze di enti e ditte differenti (ad esempio blogger). Ognuno si affitta la sua scrivania, ci mette le sue foto e la sua pianta di ficus e quando vuole va a prendere un caffè alla macchinetta. Il bagno, la sala riunioni, la pulizia dei locali, le chiacchiere tra colleghi funzionano come in un ufficio normale.