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Asia Pulp & Paper dice stop alla deforestazione. Ma gli ecologisti restano cauti

Asia Pulp & Paper, uno dei colossi dell’industria cartaria, con una produzione annua di 2 milioni di tonnellate di pasta di legno e 5 milioni di tonnellate di carta, ha dichiarato di non voler più utilizzare la legna proveniente dalle foreste tropicali, ma soltanto quella di piantagioni esclusive.

Si tratta di una vera e propria svolta per il gruppo di Singapore, accusato, per anni, di devastare le foreste tropicali dell’Indonesia per alimentare le sue fabbriche. Le nuove norme sono già entrate in vigore e saranno valide per tutti i suoi fornitori.

Stiamo facendo questo per la sostenibilità dei nostri affari e per il beneficio della società ha dichiarato il presidente del gruppo Teguh Ganda Wijaya.

A vigilare sul mantenimento delle promesse da parte dell’Asia Pulp & Paper ci sarà Greenpeace che ha accolto la notizia con un misto di entusiasmo e cautela: Se APP dovesse mettere veramente in pratica questa politica segnerà un drastico cambio di direzione dopo anni di deforestazione in Indonesia.

Greenpeace ha scritto a un’altra impresa del settore operante in Indonesia, l’Asia Pacific Resources International, affinché segua lo stesso esempio.

Ancor più cauto è il gruppo Rainforest Action Network che ricorda come Asia Pulp & Paper abbia alle spalle una lunga storia di promesse non mantenute: APP sarà vista come un’impresa responsabile solamente quando metterà in pratica le sue promesse e porrà fine alla distruzioni delle foreste e alle violazioni dei diritti umani in Indonesia.

In passato APP aveva dichiarato di ricavare l’80-90% della propria materia prima da piantagioni, ma era stata smentita dalle stesse associazioni ecologiste che ora sorveglieranno affinchè gli impegni presi vengano mantenuti.

Via I Publico

Foto © Getty Images

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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