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Rifiuti di Roma, Italia deferita alla Corte di Giustizia Ue. Clini: “pronto a commissariare gli impianti”

Il Ministro Corrado Clini, nel commentare la notizia in una nota sul sito del Ministero dell’Ambiente, ha spiegato così il deferimento:

è il risultato inevitabile della situazione che si è venuta a creare in seguito alle opposizioni al decreto del 3 gennaio, opposizioni che in vario modo convergono verso l’unica “abituale conclusione per Roma” a vantaggio del conferimento in discarica.

La notizia del deferimento era stata data già venerdì dal Commissario europeo Janez Potocnik, ma è esplosa come una bomba ad orologeria sugli atti del ministro Clini, che ora chiede chiarezza e si dice pronto a commissariare gli impianti di trattamento del Lazio che, secondo lo stesso Clini, non lavorano o lavorano male e sottocapacità.

La situazione si complica dunque, anche e sopratutto in virtù del fatto che l’Italia rischia ora, concretamente, una sanzione da un milione di euro al giorno in caso di condanna della Corte di Giustizia. Se Europa significa anche stare al passo con i tempi, la medioevale situazione in cui versa la Regione Lazio (ma non solo) nella gestione del ciclo dei rifiuti è ora divenuta intollerabile per l’Unione: la grandiosa soluzione di trent’anni fa, delegare a Cerroni l’intera fase di trattamento, recupero e smaltimento, si è trasformata ora in una cambiale di quelle pesanti, un conto infinito che la malagestione della politica ora presenta agli italiani.

Se difatti l’imprenditore Cerroni fa il suo mestiere (se lecitamente o meno è compito della magistratura stabilirlo), e lega i suoi interessi ai profitti provenienti dall’enorme business dei rifiuti, la politica degli ultimi 25-30 anni nel Lazio, quella dei Landi e dei Badaloni, degli Storace, dei Marrazzo e dei Polverini (indistintamente dal colore insomma), non ha fatto letteralmente nulla per risolvere il problema.

Il deferimento ne è solo l’ennesima dimostrazione, ma i cittadini di Roma e del Lazio vivono quotidianamente questa crisi sulla loro pelle (e, sempre di più, nelle loro cartelle cliniche). Nell’edizione di questa mattina del quotidiano Il Messaggero il ministro Clini usa parole durissime e minaccia di commissariare gli impianti:

Dovranno spiegarmi perché non stanno applicando le indicazioni ricevute. Perché il contratto tra l’Ama e la Saf, la società proprietaria dell’impianto di trattamento di Colfelice, non è stato firmato? L’Ama dice che l’ha inviato, ma non può aspettare con le mani in mano, c’è un’emergenza. Ancora: le verifiche svolte dai carabinieri dei Noe, anche nei quattro impianti di trattamento romani, hanno dimostrato che vanno al 50 per cento. Come è possibile, malgrado l’emergenza? Imporrò che vadano a pieno regime.

Ma se gli impianti di trattamento lavorano alla metà della loro capacità, l’altra metà dei rifiuti che fine fa? Lo stesso ministro spiega che la qualità ed il livello di differenziata è assolutamente isoddisfacente, in particolare per quanto riguarda la frazione umida (una delle ricchezze nascoste nella monnezza): per questo motivo ha convocato Ama (la municipalizzata dei rifiuti romani) il 20 marzo prossimo: per definire un piano di azione vincolante, anche utilizzando i poteri straordinari che sono stati attribuiti al ministro dalla Legge di stabilità 2013.

In questa lettera il ministro ne dà comunicazione alle autorità del Lazio (Regione, Provincia e Comune), auspicando per l’ennesima volta responsabilità che fino ad oggi si è registrata solo nelle dichiarazioni di campagna elettorale:

Noi siamo contrari a Monti dell’Ortaccio, anche il ministro è d’accordo. Non è pensabile aprire una nuova discarica a due passi da Malagrotta. Noi siamo contrari e faremo il possibile per opporci, come già fatto in Tribunale.

E’ l’ultima dichiarazione del sindaco Alemanno, che omette tuttavia di spiegare come mai tempo fa caldeggiava il sito di Monti dell’Ortaccio, e come mai la differenziata a Roma sia tanto indietro rispetto agli obiettivi dell’Unione Europea (30%, dato Ama, contro un 65% previsto entro dicembre 2012).

A.S.

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