La foresta amazzonica rappresenta circa la metà del territorio dell’Ecuador (ciò che i locali chiamano El Oriente), circa 130000 km². E’ una zona straordinaria per la sua biodiversità, testimoniata dal parco di Yasuni, mostrato nella foto in alto e nella gallery.
Nel 2007 il governo di Rafael Correa lanciò l’idea rivoluzionaria di rinunciare allo sfruttamento del petrolio (riserve stimate in 800 Mb) nella zona di Yasuni in cambio di un adeguato aiuto economico da parte della comunità internazionale.
Il progetto, noto come ITT, ha preso l’avvio nel 2010 dopo aver raccolto oltre 100 milioni di $ dai donatori. Nella mappa in fondo al post la regione di Yasuni è quella marcata come “zona intangible”.
Le cose però purtroppo stano cambiando. Avendo accumulato un debito di oltre 7 miliardi di $ con la Cina, l’Ecuador le sta ora offrendo concessioni petrolifere su un’area vasta quasi 30 000 km².
La Confederation de nacionalidades indigenas de la amazonia ecuatoriana (CONFENIAE), si oppone fermamente al progetto di concessione petrolifera in quanto violazione dei diritti collettivi delle sette naizoni indigeni che risiedono su questi territori da migliaia di anni.
Afferma il leader indigeno Humberto Cholango: «Il petrolio è stato estratto per 40 anni ed ha solo portato povertà, devastazione ambientale, malattie e genocidio». Come dargli torto? Potremmo aggiungere che non ne vale nemmeno la pena, visto che l’Ecuador possiede solo lo 04% delle riserve mondiali.
La foresta pluviale in Ecuador minacciata dal petrolio
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