Marijuana legale: un business da 13,5 miliardi di dollari

Ci sono anche tre premi Nobel (Milton Friedman, George Akerlof e Vernon Smith) nella lista degli oltre trecento economisti che lo scorso anno firmarono una petizione per la legalizzazione della marijuana. In tempi di austerity e di spending review a stelle e strisce, i think tank dell’economia si sono presi la briga di calcolare quanto gli Stati Uniti d’America  risparmierebbero dalla legalizzazione della pianta: 13,5 miliardi di dollari.

Il costo del controllo del commercio di marijuana è di 7,7 miliardi di dollari all’anno, mentre se la marijuana venisse tassata al livello di alcolici e tabacco gli introiti per il Governo statunitense potrebbero essere di circa 6,2 miliardi di dollari l’anno.

I modelli degli economisti si basano su quanto avvenuto con la fine del proibizionismo degli alcolici in vigore negli anni Venti. Se il consumo diventasse legale, lo Stato incasserebbe da 45 a 110 miliardi di dollari l’anno, traferendo il commercio dalla criminalità organizzata ai rivenditori ufficiali.

Secondo l’autorevole sito Business Insider, Rhode Island, Vermont, Massachusetts, Maryland, Nevada, Maine, Oregon e Pennsylvania potrebbero rendere legale la vendita di cannabis già a partire da quest’anno.

Gli Stati Uniti risparmierebbero anche un miliardo di dollari di spesa del sistema penitenziario, visto che, per esempio, nel 2005 ci sono stati 800mila arresti per reati legati al traffico della marijuana.

La legalizzazione, inoltre, potrebbe sviluppare cinque settori ad alta redditività:

1)    il turismo che premierebbe gli Stati più liberali;

2)    l’industria alimentare che lancerebbe prodotti specifici, dalle caramelle alle bibite, dai biscotti ai popcorn;

3)    l’agricoltura;

4)    l’industria del tabacco;

5)    l’industria farmaceutica che sta intensificando la ricerca su come sfruttare i principi attivi della cannabis senza fumarla.

 Via | Panorama

Foto © Getty Images

 

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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