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Incendio alla centrale nucleare di Hartlepool in Inghilterra

Un incendio è divampato sabato nei locali turbine del reattore 2 della centrale nucleare di Hartlepool nel nord dell’Inghilterra. I dirigenti dell’impianto, gestito da Electricitè de France, hanno comunicato di avere domato l’incendio in tempi brevi e sostengono che non esistono pericoli per la popolazione.

La centrale è situata a pochi km dal villaggio turistico di Seaton Care sul mare del NOrd, ma fortunatamente il vento ha portato la colonna di fumo lontano dai centri abitati, hanno aggiunto. Non è chiaro se in casi come questo venga effettuato un monitoraggio straordinario della radioattività ambientale.

L’incendio è avvenuto mentre erano in corso le operazioni di riavvio del reattore 2 dopo  un normale intervento di manutenzione: ora il reattore è stato nuovamente fermato per motivi di sicurezza.

E’ appena il caso di ricordare che ogni shutdown di emergenza ha un costo di milioni di € in mancata produzione di energia, riparazioni e procedure straordinarie.

E’ opportuno inoltre sapere che le centrali nucleri sono più soggette a questo tipo di emergenza di quanto si pensi. Come si può vedere dal grafico qui sotto (dati del PRIS Power Reactor Information System), nei due reattori di Hartlepool la produzione di energia ha presentato grandi variazioni da un anno all’altro: dopo aver impiegato una decina di anni a raggiungere una produzione stabile, ha mantenuto un load factor (1) tra l’80 e il 90 % per un’altra decina d’anni per poi tornare a perdere colpi, compreso un lunghissimo stop nell’anno 2008. La produzione media trentennale di ciascun reattore si è cosi attestata sui 3 TWh, il 60% circa dell’energia massima che avrebbero potuto produrre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(1) Capacity factor o load factor (LF) è il rapporto tra l’energia effettivamente prodotta in un anno e l’energia masima producibile se l’impianto avesse lavorato senza interruzioni per tutto l’anno (8760 ore). Il PRIS riporta per i due reattori di Hartlepool un LF medio trentennale di 70,6% e 67,5%, ma ripetendo i conti con la potenza nominale di 600 MW,, si vede che in realtà questi numeri sono rispettivamente 62% e 57%.  Trovo ad esempio scorretto che nel database PRIS la potenza netta di riferimento degli impianti sia stata modificata di anno in anno, facendola oscillare tra 400 a 600 MW, quando sarebbe necessario considerare un valore di potenza netta nominale fisso (a meno che tale valore cambi per modifiche strutturali e non è questo il caso).

EcoAlfabeta

Marco Pagani, Fisico e docente di Matematica e Fisica, attualmente svolge un Dottorato di Ricerca in Scienze Agrarie, Ambientali e Alimentari presso l'Università di Bologna. Si interessa di problematiche ambientali da lungo tempo dopo aver letto molti anni fa "Il cerchio da chiudere" di Barry Commoner, "Il punto di svolta" di Fritjof Capra e "La convivialità" di Ivan Illich. Su questi problemi ha organizzato diversi corsi e seminari coinvolgendo docenti universitari e rappresentanti della società civile. E' autore di pubblicazioni su temi scientifici e ambientali; in collaborazione con Ugo Bardi si è occupato del picco dei minerali, argomento che ha trattato anche nel libro "La vita dopo il petrolio" curato da Pietro Raitano e Gianluca Ruggero. Ha tenuto diversi corsi e seminari sui costi energetici dell'agricoltura, sull'impronta agricola-alimentare e sulla misura del consumo di territorio. E' socio ASPO e WWF, ha dato vita a un GAS (Gruppo di Acquisto Solidale), simpatizza e sostiene attivamente la Rete per la decrescita e il movimento Stop al consumo di territorio. Prim di confluire in Ecoblog, dal 2006al 2012 ha curato il blog ambientale EcoAlfabeta, di cui ora conserva il nickname. Dal giugno 2011 è Consigliere Comunale a Novara. Ama le scienze, la lettura, la scrittura, i viaggi, la montagna, la bicicletta, la musica, la cucina, la compagnia degli amici e della sua famiglia, la pace e l'intelligenza creativa.

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